I Ragazzi Stanno Bene – The Kids Are All Right – Recensione in Anteprima

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Festival Internazionale del film di Roma 2010

I Ragazzi Stanno Bene – The Kids Are All Right
Uscita in sala: febbraio

E arrivo’ anche il giorno della fantascienza. Con The Kids Are All Right Lisa Cholodenko ci porta dentro una famiglia composta da due donne, lesbiche, sposate, con figli avuti tramite inseminazione artificiale. Fantascienza, per l’appunto, nella bigotta ed omofoba Italia, nello stesso giorno in cui il Capo di Governo sentenzia che “e’ meglio guardare belle ragazze che essere omosessuali“. Parole “idiote, imbarazzanti, arcaiche, inaccettabili” secondo Julianne Moore, straordinaria interprete premiata (da Paolo Sorrentino) nella Capitale con l’Acting Award, nelle scorse edizioni assegnato a Sean Connery, Sofia Loren, Al Pacino e Meryl Streep.

Acclamato dalla stampa americana, I Ragazzi Stanno Bene puo’ tranquillamente essere etichettato come “il miglior film indipendente dell’anno“. Un gioiello di scrittura e di interpretazione, con due strabordanti Julianne Moore ed Annette Bening, pronte a contendersi l’ambita statuetta che molto probabilmente rimarra’ un fatto privato all’interno della loro bellissima coppia ‘gay’, apparentemente felice, e con due figli splendidi, ma falcidiata dai classici problemi che riguardano qualsiasi tipo di famiglia, pseudo tradizionale o no, perche’ il matrimomio e’ il matrimonio, etero o omosessuale che sia…

Dolci, innamorate, con la battuta sempre pronta, e due figli educati e amorevoli. Tutto sembra perfetto nella famiglia di Nic e Jules, tutti sembrano stare bene, ma e’ solo apparenza, pura apparenza, perche’ come in ogni famiglia sotto il tappeto ci sono problemi, incomprensioni, tradimenti e difficolta’ nell’accettare la maturazione dei figli adolescenti. L’ormai non piu’ piccola Juni, interpretata da una bravissima Mia Wasikowska, che cancella cosi’ praticamente immediatamente la deludente Alice di Burton, parte per il college. Un trauma per le due mamme, Nic e Jules, ma soprattutto una conquista per Juni, finalmente maggiorenne e per questo motivo spinta dal fratello minore Laser a dare il via alla ricerca del loro padre biologico, donatore di sperma. Un incontro, quello con il “bio-papa’” Paul, che sconvolgera’ la vita apparentemente perfetta delle due ‘mams’ e dei due loro figli…

Nessuna “normalita’” forzata, ma un nucleo familiare con i suoi problemi, nella gestione del rapporto delle due mamme e nella crescita dei due figli. Qui sta la novita’ portata da Lisa Cholodenko, lesbica dichiarata e pronta con forza ed intelligenza a mostrare la ‘”normalita’” di una famiglia gay, assolutamente uguale ad ogni altra famiglia nel dover gestire problemi e incomprensioni. Dopo quasi 20 anni di vita di coppia il rapporto tra Nic e Jules cambia, il sesso e’ meccanico, freddo, raro, i momenti di intimita’ sempre piu’ anonimi e litigiosi, con la partenza dell’amata Juni, ormai 18enne, da accettare e interiorizzare. Basta poco perche’ tutto esploda, e quel tutto e’ rappresentato da Paul, donatore di sperma entrato prepotentemente all’interno della loro famiglia, cercando di farla sua, di farne parte, infiltrandosi al suo interno.

Dialoghi brillanti, personaggi nitidi, con una Mia Wasikowska deliziosa, sessualmente combattuta e desiderosa di staccarsi una volta per tutte dal ‘nido materno’, un Josh Hutcherson poco sviluppato rispetto agli altri protagonisti, ma comunque convincente, un Mark Ruffalo immaturo, dalla parlata sbiascicata e pieno di se’, e soprattutto loro due, Julianne Moore e Annette Bening, straordinarie mamme lesbiche cosi’ diverse e cosi’ innamorate. Insicura la prima, ‘uomo di casa’ la seconda, per una coppia che sul grande schermo emette scintille di bravura, regalando emozioni, tanto da puntare alla doppia nomination all’Oscar nella stessa categoria, evento che non capita dai tempi di Thelma e Louise. Tra le due e’ la Bening ad impressionare maggiormente, grazie ad un personaggio complesso, ruvido.

La regia della Cholodenko, gia’ vista in sala con Laurel Canyon, convince e conquista, grazie ad un occhio, il suo, che non induge nel rappresentare cio’ che puo’ non andare anche all’interno di una famiglia gay, imperfetta come qualsiasi altra famiglia, o in un matrimonio gay, chiamato a volte a dover affrontare e superare momenti di difficolta’ ben noti anche in ambito eterosessuale. Non una rappresentazione del mondo glbtq, bensi’ un’immagine del mondo, fatto di amore, rapporti e conflitti, perche’ la famiglia e’ famiglia, sia quando e’ composta da due donne combattute, ma innamorate, che da settantenni pluridivorziati che amano la bella vita e che vengono chiamati ad aprire la conferenza nazionale che dovrebbe rappresentarla, fingendo che al suo interno, nel nostro paese per legge soltanto eterosessuale, vada tutto bene.

Voto: 7,5

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