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Bianco e Nero: Recensione in Anteprima

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Bianco e Nero

Recensione in anteprima, uscita nelle sale Venerdi

Elena è fino al midollo impegnata nel sociale, ha fatto dell’integrazione razziale la propria ragione di vita, vive per aiutare chi è meno fortunato di lei, figlia di ricchi borghesi sotto sotto razzisti, portando anche dentro le mura di casa la sua professione di mediatrice culturale.
Tutto questo per la gioia del marito Carlo, italiano medio, fannullone, tecnico informatico, costretto dalla moglie a dover presenziare a serate per raccogliere fondi per l’Africa, in cui si sente completamente fuori posto, fino a quando una sera non incrocia Nadine…

Bella da far impallidire anche il più nero dei neri, Nadine, senegalese in Italia sposata con il ‘capo’ di Elena, per Carlo è un colpo di fulmine a ciel sereno, le vite dei due da quel momento cambieranno per sempre, rivoluzionando due famiglie e tutto il mondo razziale che fino a quel momento aveva girato attorno a loro, fatto non solo di bianchi e di neri, ma anche di tantissime sfumature…

Dopo il successo di pubblico e di critica, con tanto di nomination all’Oscar, de La bestia nel Cuore, torna Cristina Comencini al cinema, da venerdi nelle sale in 250 copie, distribuito da 01 Distribuzione, questa volta con una commedia romantica, capace di prendere in esame un tema altamente delicato e attuale, come quello dell’integrazione razziale nel nostro paese

La Comencini mette in mostra un paese, l’Italia, e una città, Roma, apparentemente tollerante e accogliente, ma in realtà maledettamente razzista e ancora ricca di pregiudizi.
Attraverso una serie enorme di clichè il film, che strizza l’occhio a Indovina chi viene a cena, gioca con un tipo di razzismo ’specchiato’, dei bianchi nei confronti dei neri ma anche dei neri nei confronti dei bianchi, per quella che alla fine risulta essere una convivenza forzata. La domanda fondamentale, che viene posta da un sempre più bravo Fabio Volo ad un Ambra promossa con riserva, è perchè non abbiamo nessun amico di colore?, perchè viviamo a stretto contatto con loro, li abbiamo come vicini di casa, come genitori dei compagni di classe dei nostri figli, ma non ne abbiamo uno veramente amico da invitare a cena? Perchè continuiamo a vivere nel nostro mondo, disinteressandosi totalmente del loro?

La Comencini riempie la scena di personaggi mascherati da persone tolleranti, pronti sempre a reprimere quel che pensano realmente, fino al momento in cui non ci si trattiene più e si esplode, e li veste di maschere bianche e nere, senza limiti di nessuna sorta.
Solo l’amore, che non vede colori, che non fa distinzione di razze, non mette filtri di nessun tipo, riesce ad abbattere questa barriera culturale e sociale, che è ancora incredibilmente radicata nel nostro paese.
Un’amore che sconvolge la vita di Elena e Carlo, invertendo incredibilmente i ruoli fino a quel momento assegnati loro.
Se tra i due la tollerante, la battagliera, quella che si faceva in quattro per il bene dell’Africa era sempre stata Elena, con Carlo assolutamente disinteressato a tutto ciò, con l’arrivo e la scoperta di Nadine è Elena a scoprire una parte di se, quella razzista, che per anni aveva represso e occultato, mentre è Carlo a sfondare ogni tipo di barriera culturale, pronto a metter fine ad un felice matrimonio per andare incontro ad un focoso e passionale amore, incredibilmente multirazziale, per uno scambio di ruoli e di sensi di colpa magicamente invertito.

Sempre più calato nelle vesti di attore Fabio Volo, capace oramai di fare qualsiasi cosa, straordinari i genitori della coppia scoppiata, un divertentissimo Franco Branciaroli, una cinica e snob Anna Bonaiuto e una sanguigna Katia Ricciarelli, bellissima e sorprendente Aissa Maiga, affascinante e coinvolgente Eriq Ebouaney, entrambi scovati dalla Comencini in Francia, è nuovamente Ambra, dopo l’esplosione con Saturno Contro, a dividere le opinioni.
Fuori ruolo per tutta la prima parte, con un sorriso, una sorta di ghigno, assolutamente non voluto, che difficilmente riesce a togliersi dal viso, giustamente furibonda, perchè tradita, nella seconda, con scenate alla ‘Muccino’, ma troppo statiche, urlate e forzate, anche perchè la Morante è la Morante e la Comencini non è Muccino, l’Angiolini nuota spesso come un pesce fuor d’acqua, trovando difficoltà a trovare una posizione stabile, se non in alcuni momenti, quando il film vira realmente alla commedia o quando la rabbia e la tentazione di provare qualcosa di ‘diverso’ la portano quasi a fare l’irreparabile.

In definitiva va dato atto alla Comencini di aver avuto il coraggio di portare sui grandi schermi un problema reale, che ci appartiene, che vive nelle nostre città e nelle nostre case, che tutti noi cerchiamo di nascondere e mascherare, attraverso una commedia che strappa più di un sorriso, ben sceneggiata e musicata, con La vie en Rose di Grace Jones a dominare il tema musicale portante, e un’ottima fotografia, che si preoccupa di carpire una Roma di stampo quasi turistico.
Peccato che tutto ciò lo faccia con eccessiva leggerezza, senza avere il coraggio di ‘osare’ fino in fondo, con un finale di troppo evitabilissimo, anche in questo caso ‘alla Muccino’, e un messaggio conclusivo a dir poco deprimente, ovvero che questa è l’Italia, questo è il nostro paese, e non possiamo far altro che abituarci alla realtà dei fatti, con bianchi e neri costretti a vivere gli uni accanto agli altri, fingendo una tolleranza che in realtà non è altro che di facciata…
Conclusione, decisamente cinica e deprimente, che nasce probabilmente proprio dall’esperienza diretta della regista, incredibilmente incapace, perchè tutti restii, a trovare uno sponsor pronto a vestire gli attori di colore della pellicola, fatto da lei stessa denunciato alla conferesta stampa di presentazione del film… quindi che dire?Benvenuti in Italia….

Voto:6.5

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