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Tutti contro SQUILLO di Immanuel Casto: interviene il SENATO della Repubblica

In un Paese che ha vissuto 20 anni di mignottocrazia, grazie ad una politica volgare, ad un opinione pubblica silente e ad un Vaticano accondiscendente, il tema della prostituzione dovrebbe essere un tema da affrontare con rispetto, moderazione e soprattutto senza fare troppo facili ed ipocriti moralismi.
Eppure è bastato un gioco di CARTE per scatenare un putiferio.
Come ricorderete, ve ne parlai 10 giorni fa, il 1° ottobre. Immanuel Casto passa dal mondo della musica a quello dei giochi, dando vita a SQUILLO, primo gioco di carte dedicato allo sfruttamento della prostituzione.

Apriti cielo.
Il sito viene inondato di contatti, le richieste sono migliaia, lo spot ufficiale supera le 100.000 visualizzazioni in 3 giorni.
E i quotidiani, ovviamente, iniziano ad interessarsi al caso.
Parte l’attacco. Scende in campo l’Avvenire, tutti, e dico tutti, si dicono INDIGNATI e SCANDALIZZATI, fino allo SHOW di 48 ore fa.
Quando SQUILLO di IMMANUEL CASTO arriva… in Senato.
la Senatrice EMANUELA BAIO (ex Margherita, ex PD ora API), ha così preso parola:
Signor Presidente, chiedo, a nome di molte colleghe e anche di alcuni colleghi (ma abbiamo iniziato la raccolta di firme solo pochi minuti fa), di ritirare dal mercato il gioco di carte «Squillo» e di rimuovere immediatamente il relativo spot.
Lo chiediamo perché incita alla mercificazione del corpo femminile, parla di vendita di organi umani, incita all’uso di eroina e di antidepressivi e (mi vergogno a dirlo, ma lo faccio solo per far capire l’orrore che è sui nostri siti web e che potrebbe entrare nelle nostre case) a pratiche sessuali disumane (dei roditori si cibano di parti intime femminili). Non dobbiamo consentire ciò. Si propugnano anche delle affermazioni blasfeme: «Credo che il fatto che qualcuno abbia potuto, non solo concepire questo gioco, ma addirittura produrlo e metterlo in vendita, sia la prova che Dio non esiste».
Ogni giocatore guadagna molti soldi e ne guadagna di più se ammazza le donne e se vende gli organi femminili. C’è un prezzo diverso a seconda dell’organo e della donna: se la donna è una squillo invece di una ragazza giovane, vale di più. È una cosa orrenda. Non mi sarei mai immaginata che potesse circolare una cosa del genere.
Ma non è solo per una questione morale, che chiediamo di ritirare questo gioco di carte. La nostra richiesta è legata anche al fatto che individuiamo delle fattispecie di reato, perché sostanzialmente si istiga allo sfruttamento e all’induzione alla prostituzione e si incita all’omicidio, alla vendita di organi e all’uso di eroina: fattispecie, queste, tutte previste, ovviamente e fortunatamente, dal nostro codice penale. Oltretutto, non c’è alcun limite all’accesso dei minori.
Oltre a questa richiesta, domani presenteremo una lettera alla Presidenza del Senato affinché la indirizzi al presidente Monti, al Ministro dell’interno, dal quale dipende la Polizia postale, e al Ministro delle pari opportunità. Credo che l’affermazione della dignità umana non possa essere negata neppure da un simile gioco.
PRESIDENTE. Senatrice Baio, la Presidenza prende atto della sua sollecitazione, si associa alla denuncia e invita alla presentazione, in aggiunta alla lettera, di un’interrogazione urgente sul tema.
Ora, che Squillo fosse provocatorio, eccessivo, esagerato, di cattivo gusto e probabilmente evitabile era evidente. Da subito. Ma da qui a scatenare una GUERRA SANTA contro un gioco di carte vendute on line probabilmente ce ne vuole. Vedere il Senato della Repubblica occuparsi del CASO CASTO, in un Paese che va a rotoli e che negli ultimi anni ha visto PROSTITUTE trattare con il PRESIDENTE del CONSIGLIO, fa sinceramente ridere. Quello stesso Senato, lo ricordiamo, che appena un anno fa disse SI’, RUBY ERA LA NIPOTE DI MUBARAK, prendendo in giro la nostra intelligenza, il buonsenso e soprattutto il corpo mortificato di una minorenne vendutasi al SULTANO.
E’ imbarazzante pensare che tutta questa gente non abbia capito che di satira si tratta (di cattivo gusto? può essere, ma non è un reato). Il nostro governo che non accetta un gioco sulla prostituzione? Siamo ad un tragicomico paradosso. Non so se sentirmi lusingato o indignato per il fatto che il nostro Senato perda tempo, pagato con i soldi pubblici, a parlare di Immanuel Casto e del suo nuovo gioco di carte Squillo. Forse non è detta l’ultima parola, ma temo presto dovremo dire: Addio Squillo. Benvenuta Cina“.
Queste le parole rilasciatemi da Immanuel sull’argomento, che statene certi continuerà a far parlare di se’.
Nel Paese del RUBYGATE.

Update: Immanuel risponde così alla senatrice BAIO, che ha ufficialmente depositato al Senato il provvedimento per vietare Squillo:

Gentile Signora Baio,
sono l’autore del gioco satirico Squillo.
Mi posso solo dire sconvolto del fraintendimento che è stato fatto dell’opera.

Di dubbio gusto? Questo lasciamolo decidere agli acquirenti.
Ma rea di indurre allo sfruttamento della prostituzione? di incitare alla violenza sulle donne?
Stiamo parlando di un gioco Signora. Di finzione.
Se così fosse come dovremmo giudicare il famoso gioco da tavolo Risiko? Un gioco che incita alla guerra?
Mi vuole dire che per lei un gioco sulla guerra è più accettabile di una satira sulle escort?

Squillo è un gioco di satira che si muove su di un piano di finzione. Non a caso ho scelto delle illustrazioni. Il che non significa minimamente dare la mia approvazione morale ai contenuti del gioco (ammesso che un gioco davvero necessiti di un approvazione morale). Ma fare una parodia di una società grottesca dove la mercificazione del corpo femminile raggiunge il suo apice in prodotti di massa come i cinepanettoni e fa di argomenti come la prostituzione o scandali sessuali la principale forma di intrattenimento giornalistico.

Inoltre in Italia sono presenti e venduti a minorenni (cosa che noi non facciamo) videogiochi con contenuti MOLTO più espliciti e violenti di quelli proposti dal mio.
Le cito i titoli Mafia Wars e soprattutto Gran Theft Auto, dove il giocatore picchia donne per strada (cosa assente nel mio gioco), commette furti d’auto (cosa assente nel mio gioco) e tutta una serie di brutalità sempre assenti nel mio gioco. E ripeto che si tratta di giochi venduti ai minorenni.

Inoltre mi lascia quanto meno perplesso che io non sia stato nemmeno interpellato, come ci si aspetterebbe da uno Stato di Diritto.
Sono convinto che non ci siano i presupposti legali per farmi chiudere la mia attività, ma non posso non denunciare pubblicamente l’abuso di cui volete farmi vittima.

Mi perfetto infine di farle notare che l’Italia ha dei problemi reali che meriterebbero la vostra attenzione, pagata con i soldi pubblici, attualmente dedicata , a quanto parte, ai giochi di carte.

In attesa di una sua Cortese risposta,
le porgo i miei Saluti.

La censura racconta storie SBAGLIATE…

… e questa SPLENDIDA campagna, appena premiata per la sua lotta quotidiana a favore della libertà di informazione, ne è la chiara dimostrazione.

 

Chiude Nonciclopedia per colpa di Vasco Rossi

#VascoMerda sta inondando Twitter.
Il rocker italico dei miei coglioni ha infatti ‘costretto’ Nonciclopedia a chiudere. Facendogli causa. La motivazione? Un pezzo a suo dire ‘diffamatorio’. Ora, tutti saprete COSA E’ Nonciclopedia. E’ satira allo stato puro. Sberleffo, spesso geniale, su cui ridere e con cui ridere. Ma il Vasco nazionale dei nostri coglioni non c’è voluto stare. Quindi tra un inutile stato e l’altro su Facebook ha chiesto al suo legale di agire. E il legale ha agito.
Ora, detto che al sottoscritto Vasco Rossi fa lo stesso effetto di 88 gocce Antonetto dopo na serata passata a sfonnasse alla Sagra dei Facioli, c’è da dire che tutto questo potrà diventare l’ABITUDINE quando la Camera dei Deputati farà passare la vergognosa legge Bavaglio. Chiunque potrà sentirsi ’diffamato’ dalla rete, blog compresi, chiedendo provvedimenti. Questa è l’Italia di oggi, in cui un rocker misteriosamente celebre e vergognosamente idolatrato si trasforma in CENSORE, perché ‘offeso’ da una pagina di pura satira.
Signori e signore, siamo arrivati alla frutta.
Ah, dimenticavo.
Twitter docet. #VascoMerda

Contro la legge bavaglio e il comma ammazza-blog: un post a rete unificata

L’idea è nata su twitter, parlando con Claudia Vago (@Tigella) e Salvatore Mammone (@mammonss): invitare i blogger, chi frequenta e “abita” la rete a condividere, postare (anche su facebook e su twitter), diffondere lo stesso post come segnale di protesta contro il comma 29, cosiddetto ammazza-blog.
Il post che i ragazzacci di Valigia Blu hanno scelto è di Bruno Saetta e spiega bene cosa non va in questa norma. Qui vengono raccolte tutte le adesioni, inserite l’url del vostro post.
Perché hanno scelto proprio questo post? Perché si vuole sottolineare che la nostra non è ‘indignazione automatica’, come per esempio Massimo Mantellini ha sottolineato, ma una protesta informata. Sulla questione della scelta di definire quella norma ‘ammazzablog’ consigliamo la lettura di questo articolo sempre di Bruno Saetta.

ECCO IL TESTO DA DIFFONDERE:

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

 

Berlusconi ci riprova: torna l’Ammazza blog

L’incubo del potere. Internet, da censurare, oscurare, far tacere. Silvio Berlusconi ci riprova, come sottolinea LaRepubblica. Con il ddl intercettazioni pronto a tornare a Montecitorio, il PDL ha deciso di rispolverare la norma AMMAZZA BLOG, che tanto clamore fece l’anno scorso. Un vero e proprio bavaglio che costringerebbe i gestori di “siti informatici” a rettificare ogni contenuto pubblicato sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi dal contenuto in questione. Non c’è possibilità di replica, chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa. Ai fini della pubblicazione della rettifica, non importa se il ricorso sia fondato: è sufficiente la richiesta perché il blog, sito, giornale online o quale che sia il soggetto “pubblicante” sia obbligato a rettificare. Il testo, purtroppo, è scandalosamente chiaro: “Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazionio le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”. Un’autentica FOLLIA, che solo questo Governo FASCISTA poteva partorire. Con una maggioranza schifosamente solida, e una ‘fiducia’ più che probabile, il DDL potrebbe anche passare, portando la libertà di stampa italiana ad un passo dal baratro. Al di là delle diffamazioni e degli insulti, ogni contenuto sul web diventerebbe potenzialmente censurabile, con l’invio di una semplice mail. Una trovata INEDITA in Italia. Un caso UNICO, che ci trasformerebbe nella FOGNA dell’occidente. Prima che sia troppo tardi, MOBILITIAMOCI, per dire basta a questa BANDA di delinquenti.

Salva la libertà di parola: niente CENSURA TOTALE da parte dell’Agcom

Le proteste hanno forse funzionato. Perché la delibera che assegna un ruolo determinante all’Agcom nella tutela del diritto d’autore è stata SI’ partorita, ma NON nei modi inizialmente pensati. L’Agcom NON potrà infatti chiudere siti e blog a proprio piacimento, e dal giorno alla notte, perché colpevoli di aver violato le norme sul diritto d’autore. In presenza di una segnalazione ritenuta fondata, infatti, il gestore del sito potrà applicare il meccanismo di notice and take down, rimuovendo egli stesso il contenuto coperto da copyright entro quattro giorni. Nel caso in cui questa procedura non fosse ritenuta adeguata, è possibile ricorrere al Garante che aprirà una fase di contraddittorio della durata di dieci giorni per poi eventualmente impartire un ordine di rimozione selettiva o di ripristino dei contenuti oggetto della contesa. Inoltre, nel caso in cui una delle due parti coinvolte decida di ricorrere al giudice, l’azione del Garante viene bloccata. Si apre ora una fase di consultazione della durata di 60 giorni, nel corso dei quali il testo sarà oggetto di ulteriore verifica, controllo ed eventuali revisioni. La libertà di espressione in rete, in sostanza, continua a VIVERE anche in Italia. Per ora...

La notte della Rete: il web si mobilita contro il BAVAGLIO ad internet – seguila su Spetteguless


Da domani l’AgCom potrà oscurare e chiudere QUALSIASI sito internet facendo leva sul diritto d’autore. Il sottoscritto vi posta un video preso da Youtube? Chiuso. Vi posta una foto senza averne i ‘diritti’? Chiuso. Vi pubblica uno sketch televisivo? Chiuso. Domani questa ATROCITA’ potrà diventare incredibilmente realtà, con la rete letteralmente CENSURATA, oscurata, immobilizzata, nascondendosi dietro il paravento dei diritti d’autore. Un’ignobile porcata, che questa sera ha dato vita alla NOTTE DELLA RETE, che si sta svolgendo a Roma da oggi pomeriggio. Tanti gli interventi, per una mobilitazione da seguire QUI, su Spetteguless, sperando che l’AgCom ci ripensi. Perché in caso contrario NON solo Spetteguless, ma tanti, tantissimi altri blog/siti, verranno fatti sparire, facendoci avvicinare sempre più al QUARTO mondo dell’informazione LiBERA.

Se questo è un DIRETTORE…

Tristezza, imbarazzo, profonda rabbia. Lo scandalo Bisignani si è abbattuto su Montecitorio. La Casta ha paura, e vuole imbavagliare l’informazione, immediatamente mobilitata in televisione tramite le sue principali ed operose marionette. Questo NON è un Direttore. Questo NON è più un telegiornale. Questa NON è tv pubblica, al servizio dei cittadini. Questa è pura merda.

Tu chiamalo se vuoi, giornalismo… vero giornalismo.

E anche la cagata della presunta maggiore età di Ruby Rubacuori ai tempi dei bunga bunga a Palazzo Grazioli è stata smerdata.
E’ in assoluto il miglior quotidiano d’Italia.
Quello che fa il giornalismo migliore.
Quello che per PRIMO denunciò la chiamata in questura di Silvio Berlusconi. Quello degli scoop costanti. Quello del BOOM di vendita in neanche due anni di vita. 
E’ Il Fatto Quotidiano.
E con lui l’incredibile illegalità che ruoterebbe attorno al nostro Presidente del Consiglio.
Roba da PRIMISSIMO TITOLO su tutti i tg nazionali. Ed invece… nessuno ne parla.
Diffondete, diffondete, diffondete.

Le donne d’Italia scendono in piazza: ecco come te le mostrano Tg1 e Tg5

Oltre un milione di donne in piazza in tutta Italia.
Roma e Milano PARALIZZATE.
Ma anche Torino, Genova, Bologna, Cagliari. 
Le donne d’Italia sono scese in piazza per dire BASTA allo svilimento della loro DIGNITA’ e BASTA alla pornocrazia di Silvio Berlusconi.
E come ne avranno parlato i principali tg nazionali?
Tg1 e Tg 5 sono andati a braccetto.
Questa la scaletta del Tg minzoliniano:


1. Emergenza sbarchi, Maroni: Europa intervenga.
2. Egitto, esercito scioglie il parlamento.
3. Donne in piazza. La proposta di Fini.
4. Appello della madre delle gemelline.
5. Più in forma con interventi light.
6. San Valentino il menù degi innamorati.
7. Belen al Tg1: ho la pelle d’ oca.
Questa la scaletta del Tg di Mimun

1. L’ accusa di Maroni: l’Ue ci lascia soli.
2. L’Egitto sotto legge marziale.
3. Fini sì ad elezioni. Bocchino divide Fli.
4. Più per le donne o contro il governo?
5. “Le hanno viste vive in Corsica”.
6. La corsa del rame.
7. A San Valentino SMS? No, grazie.
8. Lazio e Udinese colpi di Champions.
Sul Tg1 il servizio è arrivato dopo DODICI MINUTI.
Al Tg5 i minuti sono saliti addirittura a SEDICI.
Nel primo caso 90 secondi appena, seguiti dalle immancabili REAZIONI POLITICHE, con 5 interventi 5 di esponenti del centrodestra, ovviamente CONTRARI alla manifestazione.
Benvenuti a REGIME TV.

S&M di Rihanna VIETATO ai minori di 18 anni????

Ok, sarà che noi tra mignotte in parlamento e intere palazzine di escort siamo svezzati e abituati a ben altro, ma ciò che ieri YouTube ha deciso nei confronti di S&M, nuovo video di Rihanna, ha del ridicolo.
Secondo il TUBO quella poracciata di video  propone contenuti inappropriati, tanto da VIETARLO AI MINORI  DI 18 ANNI!
Ebbene sì. 
Da oggi se vorrete vedere S&M dovrete intanto avecce da buttà 4 minuti della vostra vita, ma solo dopo aver prima certificare la vostra età.
E tutto questo per cosa? Per una BANANA spompinata.
A Rihà, ho capito che t’attacchi a tutto per un po’ de pubblicità, ma addirittura mette in mezzo YouTube. Ennamo, neanche Christina era arrivata a tanto…