Gay Village 2010: ecco la MIA pagella con annessa SIGLA ufficiale

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E alla fine Gay Village fu.
Per la prima volta dopo ANNI e ANNI sorto senza polemiche politiche di nessun tipo, con autorizzazioni date con mesi e mesi di preavviso e una struttura costruita finalmente con tutto il tempo a disposizione che si poteva avere, il Gay Village 2010 è partito.
10 anni dopo la prima storica edizione, tanto è cambiato.
Come ci ha ricordato Ozpetek in Mine Vaganti, il 2010 non è il 2000. Purtroppo, potremmo e dovremmo aggiungere. Basti pensare che in quelle STORICHE edizioni si ballava TUTTI I GIORNI DELLA SETTIMANA. Come dimenticare il mitico ABBONAMENTO con 7 ingressi consecutivi a 20 euro?!? Oggi solo con il sabato te ne partono 16 (il giovedì 8 e il venerdì 12), consumazione inclusa. Alla faccia della crisi, segno dei tempi che cambiano.In un decennio l’IDEA del Gay Village si è così evoluta (in peggio o in meglio? Fate voi) , facendosi soprattutto festa, prodotto.
Iniziò a Testaccio, con 3 edizioni indimenticate diventate ormai leggenda, tanto che la tipica frase “vabbè ma il Gay Village di Testaccio non si batte” è entrata di diritto nella Treccani dei luoghi comuni, dopo Non ci sono più le mezze stagioni e Non può Piovere per Sempre.
Dai bambini di 8 anni ai vecchi etero fascisti di 90, è ormai una frase cult.
Anche ad una cena, in un momento di imbarazzato silenzio, se non sapete cosa dire sparatela a cazzo. Fa sempre il suo porco effetto e soprattutto alimenta un’inedita discussione. Provare per credere.
Dopo Testaccio ci fu la melmosa edizione di Caracalla, ribattezzata negli anni anche Zanzara Village, le due alle Cascate dell’Eur, rivalutate solo e soltanto una volta abbandonate, e le ultime due, sempre all’Eur, con due location differenti pronte a staffettare per tre anni consecutivi.
Quest’anno, infatti, siamo tornati dov’eravamo finiti due anni fa, ovvero tra le fratte del Parco del Ninfeo. Ma com’è sto benedetto GayVillage 2010?Partiamo dalle noti dolenti.
Una su tutte: l’ingresso.
Giovedì sera, giorno dell’inaugurazione, quando l’ho visto mi è preso un colpo.
Il più brutto ingresso della STORIA del Gay Village?
Secondo me sì.
Sarà una cazzata di poco conto, ma l’ingresso ha la sua importanza. Un ingresso ti accoglie in casa, ti inizia a viziare e a coccolare ancor prima che tu abbia visto tutto il resto. Non dico di tornare al mitico ingresso a spermatozoo dell’ultimo Village testaccino, ma precipitare fino a quest’ultimo no, mi sembra eccessivo.
Buio, spento, smorto, piatto, non vedo come possa piacere.
Proprio le luci sono poi un altro problema di questa nuova edizione.
Se giovedì non si vedeva veramente un cazzo, ieri la situazione è decisamente migliorata, anche se un pelo in più di luce soffusa non farebbe male a nessuno. Capisco che le fratte e il buio aiutino a copulà, però cazzo tra scalini, fili, sassi, lelle punkabbestia che se siedono per terra e gnappi alti un cazzo e mezzo uno rischia veramente de sfrantumasse l’osso sacro e senza neanche godè più de tanto. E questo non è bello.
Messo poi da parte il millenario problema della TERRA, che non credo sia facilmente risolvibile, con migliaia di scarpe buttate na volta tornati a casa, possiamo arrivare alle note PIU’ che positive.
Due su tutte:
Le sale e l’impianto audio.
PER ANNI ho detto (e ancora lo sostengo) che in una discoteca TUTTO deve partire dall’impianto audio. Se fa cagare quello tutto il resto è un più. Ecco perchè negli anni scorsi sbraitavo schiumando merda come una checca isterica sparlando dei Gay Village. Perchè troppo spesso in pista non se sentiva un beneamato cazzo. Praticamente le canzoni ce le cantavamo da soli. Quest’anno, miracolo dei miracoli, il problema è stato RISOLTO.
L’impianto è OTTIMO, superiore ad ogni mia più rosea aspettativa. Anche perchè obiettivamente parlando stamo in mezzo al NULLA. A meno che non venga a lamentasse l’associazione “Flora e Fauna Eur Spa” direi che un volume simile non può dar fastidio proprio a nessuno. La musica pompa e pure parecchio, tanto in commerciale quanto in house, senza mischiarsi con l’altra sala, come capitava due anni fa, quando uno con un orecchio ballava Britney e con l’altro Benny B.
Con metà corpo scheccavi, con l’altro scoattavi.
Sembravamo un branco di deficienti.
Oggi no, questo non accade più. Anche perchè le sale son più distanti l’una dall’altra e soprattutto sono forse grandi il DOPPIO rispetto alle vecchie ‘sorelle’. Enorme la commerciale, notevole l’house, con laser a gogo e megaschermi con i controcazzi.
Inzeppato di BAR sparsi un po’ ovunque, la novità di quest’anno è rappresentata da un ristorantino a due piani con tanto di terrazza, dove mi han detto se magna un messicano da paura, mentre ciò che manca, anche quest’anno, è una zona RELAX/chiacchiericcio, me siedo e te conosco, me siedo e dormo, me siedo e pomicio o me siedo e me faccio na canna. In poche parole, fateme sedè!
Il sottoscritto se è stanco se siede pure in mezzo alla merda, sai che me ne frega, ma un angolino pensato solo e soltanto per questa funzione non sarebbe stata una cattiva idea.
Promossi i bagni, con noiose ed interminabili file che aiutano però a socializzare, ci son poi sparsi un po’ a cazzo stand di vario tipo, per quei pochi a cui viè in mente de fa shopping pure quando vanno a ballà.
Chiudo infine proprio sul ballo e sull’ingiustificata evoluzione della sala COMMERCIALE.
Giovedì, con Brezet e credo Max C in consolle, me so spaccato!
Ieri, con non so chi perchè ad un certo punto ha iniziato a piovere (una ficata, ballare con la pioggia, UNA FICATA) e hanno coperto consolle e dj con un telone di plasticaccia verde, me so fatto du cojoni grossi come na capanna.
Ora, dico io.
Per quale minchia di motivo nella sala commerciale del Gay Village mi devi sparare TRUZZATE dance, coattate immani e remix improponibili di icone froce (vedi la musica inascoltabile della serata Omogenic da una cert’ora in poi), magari solo e soltanto per soddisfare quei quattro etero sfigati che scendono dallu paese il sabato sera pe venì a fa gli alternativi in mezzo a noi finocchi?!?
Si chiama COMMERCIALE? E datemi la musica COMMERCIALE!
Dalla black alla dance anni 90, dal revival anni 80 alle icone musicali gay, dal pop al trash, senza considerare tutte le novità degli ultimi 6 mesi, avoja a musica. QUESTO volemo sentì, no MI PIACI SE TI MUOVI REMIX, che neanche al PATA PATA de San Teodoro a Ferragosto mettono più, cazzo!
Detta la mia su TUTTO, ci rimane un’edizione SUPERIORE alle ultime due, inferiore a quelle alle Cascate ed OVVIAMENTE non paragonabile alla “Testaccio Legend”.

Voto: 6 ,5

P.S. dopo averla rivista promuovo anche la lunghissima sigla, tecnicamente notevole.

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