C’era una volta Non è la Rai, arriva il libro fotografico ricco di aneddoti, episodi professionali e privati

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Poco più di 30 anni dalla prima puntata di Non è la Rai, ideato da quel maestro dell’intrattenimento televisivo che fu Gianni Boncompagni, da Irene Ghergo e diretto dallo stesso Boncompagni.
A raccontare quell’esperienza arriva ora C’era una volta Non è la Rai, scritto a quattro mani da Marco Geppetti, figlio del famoso “paparazzo” Marcello, e da Marika De Sandoli, esperta di comunicazione. Geppetti è stato il fotografo ufficiale del programma che si era fatto le ossa come fotografo televisivo e lavorando con Cioè. A distanza di 30 anni gli autori hanno raccolto in C’era una volta Non è la Rai una selezione delle immagini scattate alle ragazze (e non solo), accompagnate da aneddoti e episodi professionali e privati vissuti anche attraverso la voce di tre tra le protagoniste della trasmissione: Arianna Becchetti, Gaia Camossi e Alessandra Cotta.

Non è la Rai andò in onda per 4 stagioni sulle reti Fininvest e ha lanciato, solo per ricordarne alcuni, personaggi come Ambra Angiolini, Sabrina Impacciatore, Claudia Gerini, Laura Freddi. Il successo che ha avuto il programma è stato grazie a una perfetta congiunzione tra il genio di Boncompagni e la grinta, l’impegno, la creatività e la freschezza delle protagoniste. Le ragazze di Non è la Rai, rigorosamente acqua e sapone, cantavano e ballavano canzoni che si ricordano ancora oggi ma c’era anche chi era bravissima nelle imitazioni, chi scriveva canzoni tormentoni, chi era autrice di testi di alcune rubriche o di testi comici.

Davanti al centro televisivo della Fininvest ogni giorno si accalcavano centinaia di fan alla caccia di un autografo o di una foto delle loro beniamine. Arianna Becchetti ricorda nel libro che a volte per andare in trasmissione chiedeva in prestito alla sorella il motorino: «Nonostante questo i fan mi circondavano e rischiavo anche di investirli. Ogni volta era un’impresa entrare e uscire dagli studi».

Non è la Rai non è stato un fenomeno transitorio, ha resistito al tempo e anche all’evoluzione comunicativa e del costume entrato nel mondo del web, da Facebook a Instagram, a testimoniare la vitalità di quell’esperienza e la genialità di Boncompagni.

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