American Horror Story Hotel, perché è (per ora) la peggiore stagione di sempre (ma Lady Gaga non ha colpe)

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Gli ascolti sono più o meno in linea con quelli della passata stagione (se non di poco superiori), e in casa Fox sono talmente sereni dall’aver confermato la sesta. Anche perché a breve Ryan Murphy, bontà sua, porterà in tv anche American Crime Story.
Eppure la 5° stagione di American Horror Story, Hotel, si può probabilmente definire la peggiore.
O forse no, senza quel probabilmente. Indubbiamente la peggiore.
Partito bene, Hotel ha quasi da subito perso interesse, a causa di una trama particolarmente sconclusionata e immediatamente esplicitata dal suo autore. L’evoluzione procede annoiata, con personaggi buttati nel cesso (il borderline Wes Bentley, con la traccia ‘poliziesca’ a lungo abbandonata) ed altri presi in esame a spizzichi e bocconi. Basti pensare a Kathy Bates, ancora una volta sacrificata in un ruolo inizialmente frenato, e a Denis O’Hare, che troneggia su tutti negli abiti di quella Liz Taylor a cui Murphy ha ‘interamente’ dedicato solo una ventina di minuti nel sesto episodio. Forse i migliori 20 minuti della 5° stagione. Inutile addossare le colpe a Lady Gaga, che fa il suo con estrema dignità. Solo nell’ultima puntata, quando ha dovuto sopportare un ruolo più ‘drammatico’, ha evidenziato tutti i propri limiti espressivi, a dir poco giustificabili visto e considerato che mai aveva recitato prima. Ma non è lei la zavorra di una stagione tendenzialmente noiosa e troppo, ancora una volta, esteticamente e involontariamente ‘gaya’. Perché a differenza di Coven, in cui la ‘glamourosa’ scelta stilistica era voluta, qui, dinanzi al più cupo, splatter ed erotico Hotel, è comunque l’animo queer di Murphy a venir fuori. Come se colui che diede vita a Nip/Tuck non riuscisse proprio più ad uscire dal tunnel della ‘sfrociata’ a tutti i costi, tra alta moda e sfilate, grandi marchi e scenografie strabordanti lussuosi eccessi.
I colpi di scena di un tempo sono ormai ricordi lontani, qui annacquati da svolte onestamente ridicole (vedi quel Rodolfo Valentino di pochi giorni fa) ed estremamente forzate. E allora ampio spazio a sangue e sesso, come se bastassero orgasmi e zampilli rosso fuoco a coprire evidenti carenze di scrittura nonché picchi d’originalità in ambito registico.
Se a tutto questo ci mettiamo un’assenza ingombrante come quella di Jessica Lange, vuoi o non vuoi in grado di tenere a galla qualsiasi cosa, va da se’ che Hotel boccheggia lì in fondo, dietro l’inarrivabile Asylum, il sottovaluto Murder House, l’accettabile Freakshow e il patinatissimo Coven. A meno che con le prossime sei puntate il buon Murphy, ma la vedo dura, faccia decollare Hotel una volta per tutte.

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