Hostel:Part 2 per le Mie recensioni (si lo so…spesso da querela!)

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Hostel:Part2 Recensione in Anteprima
Tre americane partono da Roma per un fine settimana in un luogo esotico con terme naturali, dove potersi rilassare, rinvigorirsi e divertirsi, il tutto perchè invogliate da un’affacinante, brillante e raffinata slovacca, che finirà per far loro da cicerone, nascondendo ovviamente qualche piccolo segreto…
Un anno e mezzo dopo il primo sanguinolento capitolo, torna Eli Roth con il suo giocattolo preferito, quell’Hostel che nel 2006 sbancò i botteghini di mezzo mondo.
La pellicola parte esattamente da dove si era concluso il primo capitolo, con quel Paxton che era riuscito a fuggire dalla fabbrica del terrore, ancora combattuto da incubi notturni che lo attanagliano e lo terrorizzano, finendo poi ovviamente per diventare realtà!
Due anni fa il primo capitolo giocò la carta dell’effetto sorpresa, che contribuì e non poco al successo della pellicola, effetto che in questo secondo capitolo sfuma immediatamente, con un continuo rimando di citazioni al primo capitolo, obiettivamente inutili e controproducenti.
Ritroviamo così lo stesso ostello, lo stesso Tarantino in onda sulla televisione della hall, lo stesso portiere, la stessa banda di ragazzini psicopatici e violenti, la stessa fabbrica, e i soliti stessi ricchi uomini d’affari pronti a trasformarsi in maniaci masochisti per arrivare a soddisfare le proprie morbose pulsioni.
Obiettivamente imbarazzante è la parte girata in Italia, con gli italiani dipinti come una specie di trogloditi con l’ormone impazzito sboccati e violenti, ma probabilmente l’errore maggiore è stato quello di infarcire di eccessiva demenzialità l’intera pellicola, che più di una volta strappa ilarità, a volte purtroppo non voluta.
Roth si diverte a omaggiare due sue miti personali, ovvero la divina Edwige Fenech, professoressa d’arte a Roma, e Ruggiero Deodato, regista dello stracult Cannibal Holocaust, che finirà per torturare “a modo suo” Stanislav Ianevsky, ovvero il Victor Krum di Harry Potter e il Calice di Fuoco, mentre un cameo personale se lo concede anche Roth, con una presenza molto ma molto particolare.
La violenza e le torture tardano ad arrivare.
Chi è in sala quello aspetta e anche quando arrivano o sono troppo veloci o troppe ridicole nella loro rappresentazione.
Tra le tre ragazze spicca Lorna, nerd di natura, interpretata da Heather Matarazzo, fortemente voluta dallo stesso Roth, ovvero la piccola protagonista del film di culto Fuga dalla scuola Media, la cui tortura è indubbiamente la più intrigante e morbosa, mentre Lauren German l’avevamo già vista nel remake di Non aprite quella Porta.
Maggiore attenzione viene mostrata nei cofronti dei due maniaci di turno, Stuart e Todd, due ricchi fratelli americani in carca di emozioni forti, con una maggiore introspezione loro dedicata rispetto al capitolo precedente, mentre tra le torture prese in esame indubbiamente sconvolgente, soprattutto per i maschietti presenti in sala, è quella che vede un’evirazione in piena regola, con tanto di primo piano dettagliato.
In conclusione un secondo capitolo non all’altezza del precedente, troppo poco sanguinolento e splatter, ovvero gli ingredienti principali che dovrebbero infarcire una pellicola simile, e troppo demenziale, con l’apice che tocca vette inarrivabili nel finale, obiettivamente evitabile.Roth probabilmente ha voluto intraprendere la strada di Tarantino e Rodriguez con GrindHouse, dove i due si divertono un mondo con citazioni, ironia e uno script inesistente, e come loro è stato bastonato al botteghino americano.
Probabilmente deludente per tutti quelli che avevano apprezzato il primo capitolo, evitabile per chi aveva odiato anche il primo!
In sala dal 22 giugno!

Voto:5

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