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Mahmood e la “scelta” infelice di dire troppo spesso la cosa sbagliata (Update RETTIFICA)

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UPDATE ore 14:00

È arrivata la rettifica di Mahmood, ‘frainteso’ dal giornalista de LaRepubblica. L’intervista è ora stata così modificata. “Omosessuali ci si nasce, dichiarare di esserlo è una scelta indipendente e libera”. Gli si crede? Se Repubblica ha modificato un’intervista on line, evidentemente c’è stato un errore. Imperdonabile.

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Sono un fan di Mahmood da quando sfornava un singolo ogni tanto, andava al Pride di Bologna per cantare da semi-sconosciuto e il palco di Sanremo era solo e soltanto che un sogno forse per lui inimmaginabile.
Poi è arrivata Soldi, l’Eurovision, la moda, la popolarità mainstream, le classifiche sbancate, le collaborazioni, i dischi, successi, le copertine, la mediaticità monster.

Anche per questo motivo non gli ho mai perdonato l’intervista del 2019, al Corriere della Sera, quando disse, testuale: «Io non ho mai detto di essere gay. La mia è una generazione che non rileva differenze se hai la pelle di un certo colore o se ami qualcuno di un sesso o di un altro. Io sono fidanzato, ma troverei poco educata la domanda se ho una fidanzata o un fidanzato. Specificare significa già creare una distinzione».

Peccato che nell’Italia di oggi ci siano ragazzi di 15/20/30 anni abbondantemente e dichiaratamente razzisti, misogini, omotransfobici. A dirlo è la cronaca quotidiana, basterebbe aprire un giornale, vedere un tg.
Da allora Mahmood ha sempre accuratamente evitato l’argomento LGBT. Mai più una parola, una presa di posizione, nulla di nulla.
Ecco perché a inizio settimana avevo chiesto anche un suo intervento a sostegno del DDL Zan. A lui, a Marco Mengoni, ad altri BIG della musica italiana, perché c’è bisogno di una mobilitazione nazionale, che coinvolga anche i cantanti, gli attori, i presentatori, gli intellettuali, gli sportivi, gli opinionisti, i giornalisti. Chiunque abbia visibilità, e sia a favore della legge, dovrebbe esporsi, perché la visibilità  comporta responsabilità.
E Mahmood ha parlato. Certamente non perché gliel’abbia chiesto io, ma ha finalmente parlato. Prima sui social, con una storia IG a favore del DDL, e oggi su LaRepubblica, con paginona e intervista.
Una ricca e lunga intervista in cui il cantante ha raccontato delle proprie esperienze adolescenziali, del bullismo scolastico, della necessità di una legge. Tutto perfetto, se non fosse per un passaggio, a dir poco rumoroso, incomprensibile, inaccettabile.

“La legge Zan è una questione di dignità, di tutela dei diversi. Una legge così rende più liberi tutti, non solo chi ne viene protetto. Chi è contro l’omosessualità, cioè dice di esserlo o addirittura passa all’azione, va punito. Essere omosessuali è una scelta indipendente e libera, a volte ci si nasce proprio“.

E qui a me stamattina è andata di traverso la colazione. Ho dovuto leggerla due volte, perché non ci credevo.
Possibile che un 28enne, nel 2021, possa ancora associare la parola “scelta” all’omosessualità?
Possibile che al giorno d’oggi possa trovare ancora spazio questa assurdità, che vorrebbe l’orientamento sessuale come un abito da poter indossare in base alla stagione in corso? Oggi mi sento bisessuale, domani etero, magari sabato torno gay e domenica mi vesto da pansessuale.
Non è così.
E non è normale che un ragazzo come Mahmood possa scivolare su una frase tanto infelice, pericolosamente infelice, perché solitamente utilizzata da chi vuol indirizzare l’omosessualità verso atroci opzioni curative.
Nella vita si possono scegliere tante, tantissime cose. Si può scegliere di rimanere superficiali e/o ignoranti su alcune tematiche, si può scegliere di indossare maschere, fingere di essere chi non si è realmente, si può scegliere di tacere alcune verità, pennellando realtà visibilmente costruite, si può scegliere di metterci la faccia, di utilizzare la propria voce o di tacere, onde evitare pessime figure. Si può scegliere tanto, quasi tutto. Ma mai nella vita, nessuno, ha “liberamente scelto” di essere omosessuale, in un mondo in cui nella stragrande maggioranza dei casi e per secoli l’essere omosessuali ha significato violenze, umiliazioni, discriminazioni, condanne al carcere, la morte. Chi sceglierebbe “liberamente” tutto ciò? Alessandro mio, scegli accuratamente e con estrema attenzione le parole, la prossima volta, prima di tornare a rilasciare interviste.  Perché ci lavori, sono la tua vita, perché le parole contano.

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