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Sanremo 2021, il pagellone alla prima serata – VIDEO

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NUOVE PROPOSTE
Gaudiano – Polvere da sparo: bravo, soprattutto perché chiamato ad aprire la prima serata del Festival più difficile di sempre. Vocalmente impeccabile, con un brano dedicato al padre, particolarmente incisivo. Voto: 7

Elena Faggi – Che ne so: tralasciando il look da Lolita scolaretta spaziale, e la voce decisamente dimenticabile, la canzone è orecchiabile, soprattutto nel ritornello. Ma tendenzialmente rimane poca cosa. Voto: 6

Avincola – Goal: prima quota dall’indie romano con Simone Avincola, di arancione vestito e con un pezzo dal vivo devastato ma radiofonicamente parlando con del potenziale. Voto: 6

Folcast – Scopriti: altro romano, ma con tutt’altro brano e tutt’altra voce rispetto al precedente. Più classico, più pulito, tendenzialmente anche molto più noioso. Voto: 6

Look discutibili per tutti, tanto da far nascere un dubbio. Ma MAS a Piazza Vittorio non aveva chiuso? In finale Gaudiano e Folcast.

BIG

Arisa – Potevi fare di più: abito rosso fuoco, rosa stretta tra le mani, unghie affilate, un rubinetto tra i capelli e sonorità che riportano alla Notte. Forse un po’ troppo. I deja-vu sono costanti, continui. Vocalmente parlando, meno precisa e più emozionata del solito. Voto: 6.5

Colapesce e Dimartino – Musica leggerissima: superfavoriti della vigilia secondo i bookmaker, debuttano all’Ariston come due alieni. Colori pastello,  pattinatrice al loro fianco che è un po’ la figlia della vecchia che balla del 2021, ritmo battente e versione radio sicuro tormentone, ma sulla voce si potrebbe aprire un dibattito infinito. Tendenzialmente canto meglio io. Da riascoltare, ma funzionano che è una meraviglia. Voto:7


Aiello – Ora: ingioiellato come una regina, è un mix tra Marco Mengoni e Mahmood. Tendenzialmente se la sente calda, caldissima. Decisamente troppo. Poi tutte le volte che sento Aiello penso a Marisa Laurito. Ma è bravo. Voto: 6.5

Francesca Michielin e Fedez – Chiamami per nome: separati da un nastro bianco, lui terrorizzato, lei più imprecisa del solito. Complessivamente, una canzone brutta. Ma brutta brutta brutta. Aiutatemi a dì brutta, con live a dir poco rivedibile. La loro peggior collaborazione, senza se e senza ma. Voto: 3

Max Gazzè e la Trifluoperazina Monstery Band – Il farmacista: cita Mel Brooks con ritornello tormentone, band cartonata sul palco e look alla Leonardo Da Vinci, si diverte e rimanda agli Elio di un tempo. Funziona, ma è la quota cazzeggio di Sanremo 2021. Voto: 5

Noemi – Glicine:  elegantissima, trasformata, ballad da Ariston, voce impeccabile, un grande clacssico da Festival.  Voto: 7+

Madame – Voce: brano dedicato a una donna da parte di una donna. È la 2a volta che capita in tutta la storia del Festival e la giovanissima Madame, scalza e con guantino alla Michael Jackson, spacca l’Ariston. Non è il mio genere ma brava davvero, con gran canzone. Voto: 7.5

Måneskin – Zitti e buoni:  Damiano è un animale da palcoscenico. Rock, glam, gnagno. Sono fuori di testa e diversi da loro, da quelli da Festival. Un terremoto all’Ariston. Mostruosi. Voto: 7.5

Ghemon – Momento perfetto: Onestamente terribile. Telespalla Ghemon, sei impazzito? Voto: 3

Coma_Cose – Fiamme negli occhi: su guardano face to face, fregandosene della platea vuota. Deliziosi, con un brano delizioso. In radio farà furore Voto: 8

Annalisa – Dieci: bellissima come al suo solito, ma brano musicalmente vecchio. E abbastanza dimenticabile. Voto: 5.5

Francesco Renga – Quando trovo te: C’era una volta il vincitore del Festival 2005 con un brano incredibile. C’era. Questa è una canzone inascoltabile. Voto: 2

Fasma – Parlami: il mio vincitore tra i giovani del 2020 chiude la serata dopo l’1 di notte, con autotune a pioggia e un pezzo che esattamente come un anno fa è battente. In radio lo ascolteremo a lungo. Voto: 7

Matilda De Angelis: talento vero, bravissima attrice, buona cantante, presentatrice troppo poco valorizzata questa sera. Sale sul palco dopo le 0re 22:00,  la sua presenza è schiacciata dalla coppia di conduttori. Peccato, perché ad ogni ingresso in scena la ruba a tutti: Voto 7

Zlatan Ibrahimovic: Tanto rumore per nulla. Sembra Adriano Celentano, solo più manzo, giovane e sbruffone. Alla 27esima metafora con il mondo del calcio qualsiasi gag perde di forza. Avrebbero potuto tranquillamente lasciarlo a Milano. Voto: 5

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