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Troye Sivan incanta Milano, la recensione di un lettore

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Ha inaspettatamente riempito il Fabrique di Milano fino all’ultimo posto la scorsa notte Troye Sivan, stella nascente della musica indie-pop ancora lontano dalla massiccia diffusione mainstream.
Fin dagli albori dichiaratamente gay, Troye non mette minimamente in discussione la sua sessualità includendola nella sua arte come semplice dato di fatto: il suo personaggio è stato in grado di suscitare un’ attrazione quasi fideistica presso la comunità lgbt, richiamando un pubblico di giovanissimi che sfoggia bandiere rainbow con orgoglio mentre dilagano sorrisi ed un’energica voglia di inclusione.
Il Fabrique ha cantato a squarciagola ogni suo pezzo ceando uno spettacolo nello spettacolo: lanci di fiori, coriandoli e cori che hanno emozionano visibilmente il giovane Sudafricano quasi fosse incredulo del suo successo sul territorio italico.
Troye il palco lo mangia, si diverte, ammicca e gioca con il pubblico come fosse un amico di vecchia data mentre la sua voce fa il resto, sia quando mixata con basi elettroniche e synth sia nei momenti più raccolti dove emerge potente tra le note delle sue ballad ovattate.
Lo spettacolo non risente l’assenza di ballerini, coreografie ed artificiosi effetti scenici: Sivan si basta da solo, balla, intrattiene, anima ed emoziona.
Elegante, bravo, bello.
Se il titolo del suo album, BLOOM, racconta la sua fioritura artistica ed umana, Sivan si sta decisamente vivendo la sua primavera da Leone. Se questi fiori daranno poi bei frutti, sarà il tempo a dirlo.
Per il momento, 10, 100, 1000 Troye Sivan!

Firmato Alessandro Rossi

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