Ferzan Ozpetek dà ragione a Stefano Gabbana: ‘ basta etichette ‘gay’, Simone non è mio marito ma un compagno di vita’

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A giorni in sala con Napoli Velata (qui la mia recensione in anteprima), Ferzan Ozpetek ha commentato l’ultima criticata uscita di Stefano Gabbana (‘basta chiamarmi gay, sono un uomo’), dandogli incredibilmente ragione.
Intervistato dall’Huffington Post, il regista turco è andato all’attacco delle cosiddette ‘etichette’, con il personaggio di Peppe Barra che nel film non a caso si infervora dinanzi all’idea di un ‘coro gay’.

“Abbiamo molto riso con i miei amici quando, anni fa, scoprimmo che al San Carlo c’è un coro gay. Ma che vuol dire? Il coro è coro. Perché etichettarlo? Ci lamentavamo di questo voler classificare tutto come “gay”, e durante le riprese è venuta fuori quella sua battuta, ma si è trattato di pura improvvisazione”.

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Un Ozpetek che parte all’attacco di un’altra ‘targhetta’, quella di marito, nel commentare la sua unione civile con Simone.

“Sposato non è esatto. Non c’è il matrimonio in Italia, ho fatto un riconoscimento dei nostri diritti con il mio compagno di questo viaggio che è la vita. Detesto quando mi dicono “suo marito”. Ogni volta rispondo sempre che il marito ce l’hanno le donne, non io. Io non ho un marito, ma un compagno di vita, un compagno di viaggio”.

Più sono ricchi e famosi, questi gay italiani, e più ostentano quasi con gioia il loro vivere in un Universo parallelo al nostro.

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Comments

  • PenguinONaMission 20 Dicembre 2017 at 18:45

    Mah

  • abiqualcosa 19 Dicembre 2017 at 4:19

    Giusto! Smettiamo di dare le etichette alle cose! Vietiamo la parola ‘mela’ e diciamo frutto rosso rotondo con la buccia! No anzi anche frutto è un etichetta, non va bene…. mimiamo direttamente i concetti, aboliamo il linguaggio, meglio.

  • Jess 18 Dicembre 2017 at 22:24

    Il punto di partenza é comprensibile, quando dice di non voler essere etichettato solo come gay, perché infatti un uomo etero é chiamato uomo e non etero. Questo é vero che é discriminatorio, come succede a noi transgender che veniamo chiamati trans e non semplicemente uomini e donne. Il problema é che come al solito le sparano grosse per far rumore, non si rendono conto di essere dei borghesi ultra privilegiati, divivere in una bolla dove TUTTO funziona diversamente, pure l´omofobia. Perche ad un famoso stilista o ad un famoso regista nessuno ha la faccia di dire e fare quello che dicono e fanno alle persone comuni. E questo é imperdonabile.

  • fabulousone 18 Dicembre 2017 at 21:28

    NON gay? Non so se ti rendi conto del messaggio a dir poco orrendo che viene fuori da quella frase, al di là di quelle che possono essere le intenzioni. Si manda il messaggio secondo cui essere uomo significa non essere gay e di conseguenza che essere gay vuol dire non essere un uomo. E’ un messaggio disastroso che questi personaggi mandano in giro, e tutto perché cercano a tutti i costi di far polemica sul nulla. Contraddicendosi da soli tra l’altro, dato che anche uomo è un termine specifico, a cui seguendo la loro logica sarebbe da preferire esseri viventi, o materia.

  • alex 18 Dicembre 2017 at 21:14

    Che ridicoli!
    Ci sono uomini eteri, donne etero, uomini gay e dome gay etc etc……..
    Le “etichette” ci sono ed è giusto che ci siano, è il RISPETTO per ognuna di queste che manca…ancora e lo dimostrano le uscite folli di questi personaggi.
    Io sono si un UOMO ma GAY e ne vado fiero!

  • fabulousone 18 Dicembre 2017 at 21:04

    Il punto non è tanto che rifiuta di chiamare marito l’uomo che ama. Del resto, è vero, non ce l’ha: non ha contratto matrimonio quindi non ha un marito. Ha un partner con cui un anno fa si è unito civilmente. Il punto è che vuol tanto fare quello che snobba, rifiuta le etichette, e per cercare di fare questo si mette a dire assurde come compagno di viaggio, che oltre ad essere platealmente ridicole (viaggio de che, verso dove, il mare? la montagna? ma dai) sono esse stesse etichette.

  • MR 18 Dicembre 2017 at 20:17

    E ma decidetevi, se muore un “gay” è discriminazione perché è una persona, ora non va bene dire che siamo uomini e non gay

  • Fabri 18 Dicembre 2017 at 19:35

    Lo so che vado controcorrente, che mi darete del frocio omofobo, ma io in parte la penso così. Non ho mai capito lo scopo del “coro gay”, della “squadra sportiva gay”, del “pub gay”, ecc. ecc. Mi sta anche bene che si affrontino tematiche gay, magari per un film o per altro. La vera emancipazione però sarebbe poter parlare tranquillamente di omosessualità in tutti i contesti, come fosse -e ovviamente lo è- una cosa normale. Può aver senso creare gruppi di assistenza, per chi magari viene da realtà esageratamente omofobe e ristrette di vedute, ma personalmente preferisco essere ‘giudicato’ come persona, non come ‘gay’. Essere gay è parte di me, ma non condiziona la mia esistenza. E non perché mi nasconda, semplicemente perché il mio mondo è tanto altro che non solo l’essere gay. Io non ho cose in comune ‘con i gay’ in quanto ‘gay’. Ho cose in comune con persone affini a me, indipendentemente dalla mia sessualità (e dalla loro). Ovviamente, non è giusto trincerarsi né da una parte né dall’altra, bisognerebbe trovare la giusta misura. I tempi stanno cambiando e mi auguro che un domani nemmeno troppo lontano tutto questo non conti più. Io magari esagero, lo ammetto, perché mi da anche al cazzo essere associato a “tutto ciò che è gay” solo perché sono gay, e quindi -anche solo per voler sempre andare contro alle convenzioni e a quel che ci si aspetterebbe da me in quanto parte di un qualcosa- rifiuto l’idea a prescindere. Così come ad esempio rifiuto di essere giudicato perché di Roma, perché di un certo peso, una certa altezza o un certo modo di pensare. Ognuno di noi è tanto altro, sempre e comunque. Trovo anzi limitativo vivere la propria esistenza solo tra gay, in locali gay, facendo cose “da gay”, o comunque quelle cose che ci si aspetterebbe che un gay facesse. Posso capire i luoghi di incontro, quelli deputati solo ed esclusivamente al rimorchio. Tutto il resto, onestamente no. Altrimenti, viene da pensare che un gay viva solo ed esclusivamente alla ricerca di situazioni che lo mettano in contatto con chi sia disponibile per un approccio di tipo sessuale e liquidi ogni altro contesto perché privo di gente con cui poter quagliare.

  • Nicola 18 Dicembre 2017 at 19:16

    Oddio, di tutte le polemiche inutili, l’ennesima… danno fastidio le etichette? Boh, si, no… un coro gay è una stronzata e allo stesso tempo un’occasione per incontrarsi e stare insieme… vuoi chiamare tuo marito ‘compagno’? E chiamalo pure dumbo, fa un po’ come ti pare… io il mio lo chiamo marito, 1-1 palla al centro

  • Mdzboy 18 Dicembre 2017 at 18:45

    Ridicoli…

  • fabulousone 18 Dicembre 2017 at 18:41

    Trovo il tutto davvero ridicolo. Vien da chiedersi allora perché usino il termine uomo; potrebbero usare l’ancor più generico persona, o perché no essere vivente, o materia. Se sono gay sono gay, facciano finalmente pace con sé stessi, prendano atto di non poter cancellare il fatto di essere gay con questo o quel termine generico e quindi la smettano di fare assurde elucubrazioni che mandano messaggi disastrosi. Quanto detto dal regista, poi, aggiunge assurdo all’assurdo direi. Perché compagno di viaggio, compagno di vita, sono esse stesse etichette, così come l’unione che ha contratto e che a un certo punto sembra far finta che non sia mai avvenuta, dicendo di essersi meramente attribuito dei diritti.

  • Invisible Boy 18 Dicembre 2017 at 18:03

    Forse dovresti semplicemente rispettare il loro condivisibilissimo punto di vista, non tutti la pensano come te e non tutti debbono vivere la propria sessualità come desideri tu