HIV, Gaëtan Dugas non fu il PAZIENTE ZERO – ristabilita la verità dopo decenni di menzogne

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Gaëtan Dugas, steward gay franco-canadese, è stato considerato per decenni il ‘paziente zero’ del contagio da HIV negli Stati Uniti d’America.
Nei primi anni ’80 Dugas venne letteralmente demonizzato, con un nuovo studio che ha quest’oggi ristabilito la verità.
Nuove analisi su più campioni di sangue hanno infatti confermato che non fu Dugas il responsabile della trasmissione dell’HIV in Nord Ameica, perché il ceppo era già presente, essendo arrivato dall’Africa attraverso i Caraibi. Non c’è mai stato in realtà un paziente zero, perché già negli anni ’70 il virus aveva subito varie mutazioni.
A lungo diffamato, Dugas era semplicemente uno dei tanti, tantissimi infetti d’America in quei primi anni ’80. Nel marzo del 1984, a soli 31 anni, la morte a causa di un’insufficienza renale correlata all’AIDS.
Chissà se ne faranno mai un film.

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Comments

  • 28 Ottobre 2016 at 23:53

    Ehm… è noto da decenni e dimostrato dagli scienziati che il virus sia passato dagli scimpanzé all’uomo in Congo e da lì poi diffusosi al resto del mondo. Stendiamo un velo pietoso sull’ipotesi complottista dei vaccini. Smettetela con questa disinformazione ai limiti del ridicolo.

  • fere 28 Ottobre 2016 at 22:22

    https://it.wikipedia.org/wiki/Zero_Patience

  • Ma guarda un po’… 28 Ottobre 2016 at 22:12

    Si sapeva ormai da anni che il virus era arrivato dall’Africa ai Caraibi.
    Il problema è che nessuno ha ancora tirato fuori ufficialmente per quale causa sia nato proprio in Congo, o almeno qualcuno non lo vuol fare sapere.
    Basta comunque ricercare che tipo di vaccini venivano sperimentati negli anni 50, dove e da chi…

  • Nicola 28 Ottobre 2016 at 22:03

    Beh nell’ambiente scientifico era cosa nota, e direi ovvia, visto che un virus non si crea dall’oggi al domani. Pover’uomo. Immagino il suo panico e dolore. Spero di essere nella prima generazione a guarire dall’hiv, e non l’ultima a morirne…

  • Fluo 28 Ottobre 2016 at 12:36

    Un film o almeno un documentario sarebbe interessantissimo. Sempre che non ne facciano una versione iper edulcorata come per Dallas Buyers Club