Roma omofoba, parla la ragazza picchiata dai genitori della fidanzata: presa a pugni, dicevano di essere stati mandati da Dio

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Ha detto che tra la famiglia e me sceglie i genitori. Ha troppa paura di loro, non se la sente di lasciare la famiglia e che mi augura il meglio”. “Non pensavo che sarebbe arrivata a tanto, dopo quello che è successo nella Gay Street”. “Ci saremmo dovute vedere, dopo venerdì. Ma non c’è stato modo. Mi ha solo mandato un sms: ‘Mi auguro che sia felice. Voglio troppo bene ai miei genitori’. La sua famiglia è convinta che io le stia facendo del male e per questo le ha chiesto di troncare il rapporto. Ma non è così e non riesco a capire come riescano a crederlo”. “E ora temo anche che voglia andare via, in Spagna”. “Una sua parente vive lì e credo che voglia trasferirsi“.

Dalle pagine de IlMessaggero ecco arrivare le prime parole della ragazza picchiata da madre, padre e zia della fidanzata nel cuore della Gay Street, a Roma, pochi giorni fa. Picchiate in piazza perché lesbiche. Un’aggressione così drammaticamente descritta dalla diretta interessata:

Stavo aspettando la mia ragazza, fuori dal Coming Out. Saremmo dovute andare a ballare in discoteca. A un certo punto si avvicina una signora: mi sorride e mi chiede se abbia da accendere. Le spiego che non fumo. E’ allora che inizia a scrutarmi, prima di presentarsi: ‘Piacere, sono Laura’. Subito dopo arriva un’altra signora (la mamma ndr), che si presenta e mi dà la mano. Non faccio in tempo a salutarla, che lei mi trascina lontano dal locale, tirandomi per la mano: è allora che mi versa il bicchiere che tenevo in mano e mi inizia a schiaffeggiare, dopo avermi spinta sui motorini parcheggiati lungo la strada”. “Inizialmente solo la mia amica, che mi ha presa per le spalle e mi ha trascinato via da quella donna, che intanto aveva iniziato a gridare: ‘Chi sei tu? Sei entrata nel mio mondo e io ora sono venuta nel tuo. E’ stato Dio a mandarmi qui questa sera’. Mi insultava. Io ero convinta che avesse sbagliato persona, non riuscivo a capire. Voleva portarmi via: ‘Tu adesso vieni via e lasci in pace mia figlia’”. “E’ stato allora che ho cercato la mia ragazza, per avvisarla. Appena Claudia mi ha vista, ha iniziato a gridare: ‘Cosa le state facendo?’. E da allora non ho più capito niente, tanta è stata la confusione. Mi ricordo che il padre mi ha dato un pugno, mi ha dato il cazzotto nel petto e mi ha spinto con la testa contro il muro”. “Per fortuna che alcuni ragazzi mi hanno presa e mi hanno allontanata da lui. Ma era così arrabbiato, che faceva paura a tutti”. “La madre urlava che sono malata e che faccio del male alla figlia, oltre a molti insulti omofobi“.

Genitori, si definiscono costoro. Bestie infami, le chiamerei io.

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