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Tanti Auguri Lana Del Rey

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Il 21 giugno del 1986, a New York, nasceva Elizabeth Woolridge Grant. Leggenda narra che la pupa non abbia emesso neanche un gridolino una volta venuta al mondo, tanto da preoccupare genitori e medici. Sommersa di schiaffi sulle chiappe, la piccola diede di matto al grido ‘ao’ m’avete rotto er cazzo so’ stanca sto a dormì‘, mostrando da subito la sua indole ‘ribelle e combattiva’. Se lallero. A 18 anni impara a suonare la chitarra grazie allo zio, si trasferisce a New York e qui, grazie ai soldi del paparino, sforna il suo primo album, sotto lo pseudonimo ‘Lizzy Grant‘.


Nessuno se la incula, vende meno della matta de Trastevere, e si eclissa. Depressa per l’occasione persa, la povera Lizzy si butta tra le braccia del botox, tramutandosi a sua insaputa in un’altra: Nina Moric. Scoperto Instagram, smette per un attimo de grattassela e inizia a girare video a cazzo, facendo colpo con la rete persino in Italia, dove un coglione dal nome Dr. Apocalypse comincia a pubblicare qualsiasi cosa produca. Video Games fa il botto, ed Elizabeth Woolridge Grant si trasforma in Lana Del Rey.

Parruccone, andamento lento, ciglia finte, voce straziante, immagine da bambolona vintage, canzoni perfette. E’ nata una stella. Sbarcata in Italia per un mini-concerto, viene incrociata da Corona, scambiata per la Moric e schioppettata per strada. Dopo le prime resistenze si dice che si sia messa a fasse le unghie, per poi concludere con un laconico ‘già fatto?’. Pubblicato Born to Die, il botto è immediato. Perché la Del Rey è ovunque. Le mettono api in bocca, la issano su ruote appese al nulla penzolanti sul grand canyon, rose spinate sulle orecchie e una pedana rotante sotto i tacchi che 24 ore su 24 la fa girare su se stessa, contribuendo automaticamente alla formazione di uragani dall’altra parte del mondo. Tornata in Italia partecipa ad uno show televisivo, incrocia Simona Ventura e la prende a capocciate dopo essersi sentita chiedere ‘il tuo nome è molto buffo, farai un tour?‘ qualcosa come 19 volte, per poi diventare il nuovo volto di H&M, che la prende, la copre di maglioni infeltriti, la imparrucca sempre più, le chiede di regalare al mondo la faccia più triste di sempre e subito dopo la sfancula, una volta lette le statistiche sui suicidi degli ultimi 6 mesi, sostituendola con Beyonce.

Distrutti timpani, televisori e cristalli in milioni di case americane dopo il suo primo storico live tv al Saturday Night Live, che si dice abbia richiamato alieni distanti migliaia di km e in arrivo sulla Terra per distruggerci tra circa un paio d’anni, Lana prende coraggio sempre più, mese dopo mese, tanto da regalarsi un tour internazionale, una riedizione di Born to Die con alcuni inediti e una serie di live che dimostrano la sua predisposizione alla flemma canora, però sempre più accettabile, anche dal punto di vista vocale. Firmati milioni di autografi durante le tre date italiote, incrocia Valeria Marini in camerino e scoppia la rissa, al grido ‘Nina io t’ammazzo‘. Lei non capisce, scopre l’amore per la mortazza, la differenza tra sardo e romano, corre a cercare un pc, ed esausta digita quel benedetto nome che da 2 anni la perseguita. Lo trova. La vede. Intuisce. Entra in depressione. Distrugge specchi e svuota litrate di botox nel cesso, fino a quando dall’Australia non le telefona Baz Luhrmann. “Pronto, cercavo l’ex moglie di Corona, quella giovane e bella“. Nasce Young and Beautiful, canzone portante di un film di merda che punta agli Oscar del 2014, chiamati a celebrare un’artista nata stanca 29 anni fa ed ora a breve di nuovo su piazza con un dischio chiamato a far dimenticare Ultraviolence, battezzata Elizabeth Woolridge Grant, diventata May Jailer, poi rinata Lizzy Grant ed infine trasformatasi nell’immagine di Lana Del Rey. In Corona. Ma questa è un’altra storia. E se non ci fosse, visto quanto tutti noi la amiamo, bisognerebbe inventarla.

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