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Unioni gay, Pier Ferdinando Casini ancora parla e caga il cazzo

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«Facciamola, la legge. Ma unioni civili e matrimonio devono rimanere su un terreno diverso: il matrimonio è legato alla generazione e all’educazione dei figli. Io ho rispetto per l’affettività di tutti. Ho molti amici gay, l’ultima cosa che potrei pensare è imporre una morale agli altri. Ma chiedo rispetto anche per chi la pensa diversamente. La legge proposta dal PD è un passo verso il parallelismo tra unioni civili e matrimonio, e in un secondo momento farà sì che conviventi omosessuali possano crescere figli. Ad esempio è previsto che, con l’assenso dell’ex moglie, una coppia gay possa adottare i figli del primo matrimonio di uno dei due conviventi. Ma le unioni civili possono avere diritti e doveri a se stanti; non possono essere la fotocopia del matrimonio. Stiamo dando valore assoluto a un diritto soggettivo delle persone, inteso come pretesa al di fuori dei confini del naturale. Su questa strada si arriverà all’utero in affitto, ai matrimoni di comodo con sfruttamento dei più deboli: molte coppie gay utilizzeranno, dove ci sono situazioni di bisogno, madri in affitto per avere dei figli che la natura, non la loro pretesa, gli precluderebbe». «Il pensiero unico sta diventando quello politically correct: l’Irlanda ha votato per le nozze gay; l’Irlanda è un paese cattolico che finalmente ha ascoltato la società civile; dobbiamo fare tutti mea culpa per il ritardo nella comprensione dell’evoluzione sociale, e chiedere scusa; chi difende un’idea tradizionale della famiglia è una specie di paria. A tutto questo io mi ribello». «Come andrebbe un Referendum in Italia? Non lo so. A una maggioranza che la pensa diversamente da me mi inchino, perché sono un democratico. Ma rifiuto l’idea che la maggioranza solo perché è maggioranza abbia ragione, e ci si debba piegare alle possibilità della scienza, magari programmandosi in base all’alchimia delle nuove frontiere il colore dei figli, dei loro capelli, dei loro occhi. Questo non è il segno di una società che avanza; è il segno di un’idea dominante che si impone».

Via Corriere Della Sera l’uomo che da anni conta quanto il due di coppe quando a briscola domina a bastoni è tornata a dire la sua, cosa più che legittima, seminando madornali minchiate e visioni apocalittiche future sull’ormai famoso ddl Monica Cirinnà. Con tanto di capolavoro finale. Perché roba da matti saremmo diventati ‘idea dominante che si impone’.
Daje a ride.
A Pier Ferdinando Casini, ma lo vuoi proprio sapere dove te ne devi annà?
Esatto.

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