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Perché Giorgio Armani ha detto una colossale cagata nel consigliare ai gay di NON vestirsi da GAY

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1) Perché ognuno è liberissimo di vestirsi come cazzo preferisce.
2) Perché nell’epoca dei metrosexual è semplicemente comico stare ancora qui a distinguere i look ‘etero’ dai look ‘gay’. Ma di che minchia stiamo parlando.
3) Perché Giorgio Armani sarà anche un monolite della moda, ma non può essere certamente lui a decidere quali abiti siano da ‘uomo’ e quali da ‘gay’. Amore non sei Carla Gozzi.
4) Perché dopo lo scivolone di Dolce & Gabbana sembrava impossibile andare incontro ad un bis immediato. E invece la moda italiana è in grado di sbalordirci. Sempre.

5) Perché posso indossare giacca e cravatta ed essere più ricchiona della più ricchiona del Pride che sfila in tacchi a spillo e boa di struzzo.
6) Perché l’abito non fa il monaco, come diceva Cloris Brosca.
7) Perché Re Giorgio è nato nel lontano 1934, e probabilmente al 1934 è rimasto.
8) Perché non puoi dare del ‘gay esibizionista’ alla frocia di turno che veste in un certo modo quando da anni d’estate te ne vai in giro con il toy boy, sbandierandolo ai quattro venti.
9) Perché il movimento glbtq dovrebbe finalmente capire che continuando a spalarci merda addosso non otterremo mai una mazza. Siamo tutti sulla stessa barca, gay, lesbiche, trans, bisessuali.
10) Perché dopo disegnato certi abiti, foto in alto, qui a destra e a fine post, il signor Armani dovrebbe avere il buonsenso di tacere. Oppure rivalutare il proprio concetto di ‘virilità al 100%’.

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