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Una nuova Amica di François Ozon, arriva il film senza genere ne’ generi

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I maschietti nascono sotto un cavolo.
Le femminucce sotto un fiore.
E poi c’è chi nasce sotto un cavolfiore.
47enne celebre regista francese apertamente gay e da sempre legato a tematiche di stampo glbtq, François Ozon prepara il suo ritorno nei cinema d’Italia con Una nuova Amica, in sala dal prossimo 19 marzo con distribuzione OFFICINE UBU.
Un progetto a lungo cullato quello di Ozon, e mai tanto attuale come in questo momento. Almeno nel Bel Paese.
Una nuova Amica è infatti un film senza genere (cinematografico) ne’ generi (sessuali), un melodramma a tinte hitchcockiane che vede Romain Duris, padre da poco rimasto vedovo dopo la morte dell’amata moglie, riscoprire la taciuta passione per gli abiti femminili. Al suo fianco Anaïs Demoustier, la migliore amica della moglie defunta, che con sua enorme sorpresa viene travolta da un vortice di segreti, pulsioni inaspettate e doppie identità nascoste a causa dell’uomo e del suo ‘vero io’, Virginie. Fino a quando, neanche a dirlo, la situazione sfuggirà di mano.
Tratto da una novella di Ruth Rendell, il 15esimo film in 16 anni di Ozon è forse il più coraggioso ed ‘estremo’ della sua intera filmografia.
Perché instabile nel suo essere tanto fascinoso quanto morboso e disturbante. Criptico ed eccessivo. Non una pellicola transgender, non una pellicola gay, non una pellicola sul travestitismo. Bensì una pellicola che è tutte queste pellicole insieme. Ozon disegna due personaggi legati dal profondo amore per la stessa donna. Da una parte l’amica di una vita, dall’altra il marito con neonata a seguito. Il tragico lutto finirà per scuotere entrambi, facendo venire a galla pulsioni probabilmente a lungo nascoste. Sia da una parte che dall’altra. Volutamente ambiguo con quel finale ‘estremo’ che semina dubbi senza raccogliere eccessive risposte, Ozon osa l’inosabile gettando nel calderone praticamente di tutto, dall’en-travesti all’omogenitorialità, dalle pulsioni transgender a quelle lesbo, dalla ‘finta’ omosessualità all’eterosessualità ‘mutata’, trascinando un doppio-doppio fino alle più impensabili conseguenze. Il tutto, ovviamente, con mano ferma ed elegante, tesa e ritmata, e senza mai realmente motivare alcunché, portando automaticamente chi si pone continui e pesanti ‘perché’ a farsi un’altra e ancor più semplice (ma temuta) domanda. Perché no?

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