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Milano Pride 2014 – intervista agli organizzatori

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7 giorni ancora e un’Onda Rainbow si abbatterà sull’Italia intera.
Dopo la meravigliosa Roma di inizio giugno scenderanno infatti in strada Alghero, Bologna, Catania, Lecce, Napoli, Palermo, Perugia, Torino, Venezia e Milano, con quest’ultimo Pride cittadino da scoprire attraverso un’intervista agli organizzatori. 28 giugno, Milano Pride 2014, ora su Spetteguless.

Milano Pride 2014. 28 giugno, giornata in cui l’Onda Rainbow tricolore si abbatterà in tantissime città d’Italia.Quest’anno non c’è infatti stato il tutte le volte tanto combattuto Pride nazionale, ma nel 2015 proprio a Milano scoccherà l’ora dell’EXPO. Punterete ad una sfilata unica di tipo nazionale, visto e considerato che avete perso la sfida dell’EuroPride andato a Riga? Tra le altre cose, perché Riga e non Milano? 

Nel 2012 i partecipanti all’assemblea annuale di EPOA  (European Pride Organisers Association – http://www.europride.info/content/epoa) che riunisce gli organizzatori dei pride d’Europa hanno deciso di assegnare l’Europride a Riga per sostenere la battaglia per i diritti delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali) nelle Repubbliche ex sovietiche con un progetto sostenuto e finanziato da diverse istituzioni internazionali. Il progetto del MilanoPride fu comunque molto apprezzato e l’attuale “format” nasce proprio da quella esperienza.
Il 2015 sara’ per Milano e per tutta l’Italia un’importante occasione di visibilita’ internazionale e stiamo gia’ lavorando per fare del Milano Pride 2015 un evento all’altezza.
Siamo contrari ad un Pride nazionale così come conosciuto finora. Inoltre, avendo esperienza di dialogo con altre realtà in altri Paesi del mondo, possiamo dire che non esiste un’esperienza “Pride nazionale” in nessun Paese al mondo, tranne in Olanda e altri due Paesi, ma solo per alcune similitudini. E’ molto più “nazionale” avere tutte le città coordinate e unite in un unico messaggio, e con un’unica strategia, che contemporaneamente scendono in piazza e semmai dare una “rilvenza nazionale” ogni anno a quelle realtà nuove dove la forza rivendicativa del Pride ha ancora una freschezza che in alcune realtà ha perso. Questa l’idea di Onda Pride sperimentata l’anno scorso  e riproposta quest’anno. Lavoriamo, con Arcigay e con i circoli locali su questo progetto che nasce da una riflessione e da un confronto del movimento.

Tornando a questa edizione, cosa ‘proporrà’ la Pride Week che precederà l’evento di sabato 28 giugno? E quale sarà il percorso dell’edizione 2014?

La tradizionale parata o marcia che celebra i moti del ’69 dello storico locale Stonewall, di New York, partirà – alle 17,00 del 28 giugno-  da Piazza Duca d’Aosta, e passando per Corso Buenos Aires, giungerà a Porta Venezia dove il corteo si trasformerà in una festa che si protrarrà ad oltranza, animata dai palchi organizzati dalle più importanti discoteche  gay o “friendly” della città. Anche quest’anno la parata sarà green, senza carri; durante il percorso, invece, l’animazione sarà garantita da artisti di strada, bande e gruppi musicali e dai ciclisti della critical mass, che apriranno il corteo. Inoltre, per sostenere gli sforzi del Comune  per migliorare la mobilità e l’aria di Milano, abbiamo stretto una collaborazione con CAR2GO, che fornirà i mezzi attraverso i quali sarà diffusa la musica per tutto il corteo, quindi in aggiunta al carro iniziale. E’ la prima volta al mondo che un car sharing accetta di partecipare con entusiasmo a un pride.
Inoltre, vogliamo un Pride inclusivo, per questo motivo, per chi non potesse raggiungere il corteo autonomamente, quest’anno il comitato organizzativo garantisce la presenza di un volontario per ciascun utente che si registrerà  inviando una mail di segnalazione all’indirizzo [email protected]
Sarà inoltre introdotta, come l’anno scorso, la figura di un interprete a favore dei non udenti per i discorsi che si terranno al termine della manifestazione.
Ma come e’ gia’ avvenuto l’anno scorso, il Milano Pride sarà anche caratterizzato da un ricco programma di spettacoli, eventi culturali e commerciali che per l’intera settimana del Pride (23-29 giugno) dipingerà la città con colori dell’arcobaleno. Le iniziative della Pride Week saranno concentrate soprattutto attorno all’area di Porta Venezia e Piazza Oberdan, resa finalmente viva grazie ad un lounge bar, un dj set ed una serie di gazebo gestiti dalle associazioni LGBTA.  Fra gli eventi ricordiamo lo spettacolo “Ma vabbè” di Dodi Conti in collaborazione con il teatro Elfo Puccini, i tradizionali incontri nella libreria Tadino, le proiezioni allo spazio Oberdan di tre lungometraggi scelti per noi dal Festival Mix e, per gli amanti dello sport, l’open day delle associazioni sportive (Miilano Pride Opens) durante la giornata di domenica 29 giugno. Sono state inoltre attivate numerose convenzioni commerciali che permetteranno ai partecipanti di usufruire di una serie di sconti presso negozi, bar, ristoranti e teatri della città utilizzando sia la tessera ARCIGAY che, nel mese di giugno, la Pride Card gratuitamente scaricabile dal sito www.milanopride.it.

Per la prima volta, incredibile ma vero, il Pride milanese ha ottenuto il patrocinio del consiglio regionale grazie alla Lega di Roberto Maroni, Presidente di regione, e al voto del leghista Cecchetti. Ve l’aspettavate? Segno di una tanto attesa apertura nel partito omofobo e xenofobo di Salvini o una pura e semplice ‘casualità’ che ha infatti spaccato il partito stesso al suo interno? Si può davvero ‘collaborare’ e ci si può veramente ‘sedere ad un tavolo’ con i leghisti?
Più che aspettarcelo, lo speravamo.  Il Pride è una festa DI e PER tutti e di conseguenza siamo pronti a parlare con chiunque voglia aiutarci a realizzarlo. Speriamo che questo patrocinio sia il punto di inizio di una collaborazione anche nei prossimi anni e ovviamente invitiamo tutti i politici del territorio a sfilare con noi, in primis il Presidente di Regione Maroni e il Sindaco Pisapia. In realtà il voto di Cecchetti è stato positivo per evitare polemiche contro la Regione. Non sarebbe opportuno usare il riconoscimento pubblico a fini strategici e preventivi.

Tre anni di giunta Pisapia. E’ quasi doveroso trarre delle prime considerazioni sulla prima giunta di centrosinistra dopo decenni di berlusconismo. Cosa è stato fatto da questo Sindaco per la comunità glbtq milanese. Promesse non mantenute? Richieste ulteriori? Attese future? Cosa rivendicherete al Pride dal punto di vista ‘cittadino’.

Con Pisapia, il rapporto fra le associazioni LGBT e le istituzioni cittadine è sicuramente diventato molto più collaborativo. Cogliamo infatti qui l’occasione per ringraziare la città di Milano, incluse  le zone 1,2 e 3, nonchè i comuni di Magenta, Cologno Monzese e Sesto San Giovanni per il sostegno e patrocini concessi. Nel 2012 è stato approvato il Registro delle unioni civili, e’ stato un importante segno di inclusione per la citta’ e ci auguriamo che presto anche il Parlamento Italiano legiferi a riguardo. Ricordiamo anche la Casa dei diritti che insieme alle altre iniziative sono risposte concrete alle richieste che insieme alla città portarmmo all’attenzione nel 2011, con Milano Siamo Anche NOI.

Tra meno di un anno, come già ricordato, scoccherà l’ora dell’EXPO 2015. Decine di milioni di turisti arriveranno a Milano nel giro di 6 mesi. Cosa bolle in pentola all’interno della nostra comunità. Ci saranno sorprese, eventi, iniziative, state pensando ad un programma a lungo termine o il work in progress regna sovrano anche nel nostro mondo, visti i ritardi monster di tipo organizzativo che aleggiano sull’intera operazione

Gia l’anno scorso avevamo detto che l’obiettivo era il Pride 2015; il 2013 era quasi una prova, il 2014 è il trampolino e il 2015 sarà IL Pride continuando poi anche per gli anni successivi…  Per questo motivo abbiamo iniziato un percorso di novità che ci distingue, mettendo al centro il concetto di sostenibilità declinato in senso ecologico, economico e sociale.
Abbiamo in mente anche altre iniziative e sorprese ma ancora preferiamo non sbilanciarci fino a quando non saremo sicuri che siano realizzabili.

Milano viene da tempo considerata la ‘vera capitale gay’ d’Italia. Per quantità di omosessuali presenti sul territorio ma anche per qualità della vita, accettazione altrui e proposte ‘ludico-culturali’, che possono andare dal Festival Mix all’esplosione queer di zona Porta Venezia. Merito solo e soltanto del mondo moda, che qui vive e regna sovrano, o della vicinanza fisica reale a quel Nord Europa che in quanto a diritti ci precede di anni luce?

Il fatto che Milano sia capitale della moda e del design può essere un fattore rafforzativo.
La città è sempre stata una realtà internazionale, proiettata ad essere un importante punto di riferimento anche a livello europeo. Crediamo che sia normale che i milanesi abbiano una maggiore sensibilità verso le diversità dato che da secoli Milano è un piccolo melting pot: un punto di incontro di diverse culture, mentalità e origini.
Data questa apertura di mentalità anche le persone LGBT hanno trovato un luogo dove sentirsi accettati e poter essere loro stessi senza scendere a continui compromessi per nascondere la loro identità.
Da qui, è iniziato un circolo virtuoso tra inclusione e presenza persone omosessuali che hanno portato la città ad avere la comunità LGBT più grande d’Italia.

Ultima domanda: cosa dite a quei tanti, troppi omosessuali che ancora oggi denigrano il gay pride, a loro dire ‘inutile carnevalata che non serve a niente’. Perché sbagliano, dove sbagliano e cosa fare per convincerli a cambiare idea, partecipando alla sfilata?

Tutte le volte che riceviamo critiche verso il Pride (da una persona etero o gay è indifferente) chiediamo se questi abbia mai partecipato fisicamente ad una parata. Troppo facile etichettare il Pride come la festa dell’eccesso quando s’è visto solo un servizio di 3 minuti – spesso di parte – al telegiornale… Il Pride non è una carnevalata, è prima di tutto il modo in cui la comunità LGBTQA celebra i Moti di Stonewall del 69 che hanno dato il via ai movimenti di rivendicazione dei diritti LGBT. Il Pride è la festa di tutti e per tutti dove ognuno può esprimere se stesso senza per forza sentirsi giudicato  e al tempo stesso si richiede il riconoscimento di diritti fondamentali. Cosa gli diciamo per convincerli? Semplice, venite e poi giudicate!

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