Imprevisti – riparti dal via

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Tornare a Roma nella casa dei miei genitori, ritrovarmi nella mia vecchia ‘cameretta’ che avevo definitivamente lasciato 6 anni fa. Nel mio letto singolo in cui a malapena entro, con la mia vecchia scrivania e i fumetti di mio nipote, che quando dorme dai miei ne ha giustamente preso possesso.
In pochi giorni le certezze della mia esistenza sono crollate. Non improvvisamente perché da mesi ballavano, ma il ‘mancamento’ è stato repentino e incosciamente inatteso. Avevo costruito ciò che ritenevo solido e felice, per ritrovarmi ora tra le macerie. Dove mi giro vedo cumuli di macerie.
Questo post non parlerà della mia storia d’amore da poco finita perché dovrà rimanere nostra, mia e di chi insieme a me l’ha vissuta per quasi 4 anni. Ho già scritto troppo e me ne sono presto pentito, così come dopo queste ulteriori righe non leggerete più altro, perché potrei impazzire all’idea di diventare un melenso rompicoglioni che si piange addosso. Questo post parlerà semplicemente di me e del mio stato d’animo attuale. Lo stato d’animo di un 32enne che si chiede cosa fare della propria vita. Un 32enne che da 9 anni aggiorna quotidianamente un blog di successo, molto letto ed apprezzato, con tutte le fatiche e le ore ‘perse’ del caso tra i miei lavori ‘ufficiali’. Un 32enne che ha iniziato improvvisamente a guardarsi avanti e a non avere certezza alcuna. L’orizzonte è un mistero di colori e sfumature. Dove sto andando, cosa sto facendo e lasciando dietro di me. E soprattutto cosa sto davvero costruendo.
Tornare a Roma dopo 3 anni di lontananza, nella casa dei miei genitori a cui avevo detto addio 6 anni fa mi ha obbligato a compiere un salto carpiato nel tempo. Traumatico a dir poco. E cose se avessi pescato l’Imprevisto del Monopoly che ti rimanda alla casella di partenza. Ma non vedo Parchi della Vittoria in lontananza. Negli ultimi 4 anni ho scoperto quel mito quasi utopistico che viene chiamato ‘felicità’. E ne sono rimasto inebriato, a tal punto assuefatto da non vedere ciò che stava passando davanti a me. Il tempo, con tutti i cambiamenti, le trasformazioni e le evoluzioni del caso. Un tempo soffice e privo di reali mutamenti, per il sottoscritto, perché pieno d’amore. Un sentimento che mai avevo toccato con mano, tanto da drogarmi e paralizzarmi, bloccarmi e limitarmi. Ho sbagliato, ho fallito, ho perso la persona per cui avrei dato la vita, sono stato cieco ed ora mi ritrovo qui, tra polvere e calcinacci, davanti ad un computer e ad un bivio multiplo che ha indicazioni vuote e imprecise. Dove andare, cosa fare e come farlo.
Sono giorni difficili, saranno mesi difficili. Lo scrivo qui ed ora perché questa creatura che è Spetteguless è diventata non solo una finestra verso il mondo, ma anche una finestra privata, mia e solo mia, che da anni mi da’ l’opportunitòà di comunicare quel che ancora oggi non riesco a comunicare nella vita ‘vera’, reale, che è fatta di coraggio, rischi e intraprendenza. Perché frenato da insicurezze che ancora oggi, a 32 anni, non riesco a scrollarmi di dosso. ‘Dalle macerie si può solo costruire‘, mi dicono tutti, ma come riuscirci se non hai progetti inediti e tanto solidi tra le tue mani? Mani che non cercano compassione ma solo pazienza. Perché questo lettino d’analista che chiamo ‘blog’ è sempre stato lo specchio del mio stato d’animo, che in questo momento è cupo, terremotato e nebbioso. Sarà per me difficile riuscire a strapparvi un solo sorriso, anche se prima o poi torneranno. Se non fosse che ora come ora non sappia quando ne’ soprattutto come. Sono sempre stata una persona razionale, estremamente tranquilla, forse persino noiosa, eppure c’è una parte di me che in questo momento vorrebbe fare tabula rasa e cambiare tutto. Mollare e ricominciare. Scommettere sul presente e in particolar modo sul proprio futuro. Ma non sono mai stato un grande giocatore. Non ne ho la stoffa ne’ il dna. Se partecipassi ad Affari Tuoi accetterei la 2° offerta della dottoressa, quella in media tra le più ricche. Perché concreta. Quella concretezza che è ora svanita, facendomi clamorosamente tornare al 2008. Tra le braccia di mia madre, i sorrisi di mio padre e le parole d’affetto di mia sorella. Una famiglia da cui ripartire, o almeno provarci, con la consapevolezza che sì, è finalmente arrivato il momento di cambiare, rimettermi pesantemente in gioco e pedalare. Anche se la salita è sfiancante e alla bicicletta ho sempre preferito il motorino.

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