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Pestaggio gay a Torino

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Una città straordinariamente aperta ai gay.
L’ho visto con i miei occhi, l’ho percepito vivendola per una decina di giorni prima della scorsa estate, quando ho partecipato in qualità di giurato al Festival del Cinema Gay.
Eppure la splendida e civile Torino finisce quest’oggi nel terribile calderone dell’omofobia.
Nelle ore in cui una scuola cattolica ha dovuto sospendere dopo un mare di polemiche un vero e prorpio corso per “curare i gay”, un omosessuale è stato picchiato dinanzi alla stazione SUSA.
Erano circa le due di notte e stavo tornando a casa, quando due uomini mi hanno avvicinato e urlato “frocio”, poi hanno iniziato a picchiarmi”. “Ho rischiato di morire. Le emorragie interne sono state definite gravi e ancora adesso non so quando potrò essere dimesso. Spero di uscire la prossima settimana dall’ospedale”. “Erano due persone di costituzione robusta,non ricordo nemmeno esattamente com’erano vestiti, mi sembra con capelli scuri, molto decisi. Stavo camminando, scrivevo sul mio tablet, non mi sono accorto di essere stato seguito. Subito ho pensato a una rapina, invece hanno iniziato a riempirmi di insulti dal significato inequivocabile. In passato sono oggetto di altre aggressioni, minacce, insulti. Essere omosessuali, in Italia, è ancora oggetto di gravi discriminazioni. Ma questa volta ho rischiato di essere ucciso“.
Queste le parole del 29enne Davide Betti, CoordinatoreNazionale GayLib (Associazione LGBT, Liberal Democratica e di Centrodestra) ricoverato in terapia intensiva con tanto di emorragia interna. Pestato a sangue solo e soltanto perché omosessuale, mentre a pochi km da lui organizzavano farneticanti corsi sulle teorie ‘riparative’.
Quando da RIPARARE, in questa omofoba Italia riuscita persino nell’impresa di avvelenare un’oasi apparentemente felice come Torino, ci sarebbe solo e soltanto il cervello di certe bestie.

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