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Papa Francesco sorprende: chi sono io per giudicare un gay?

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Si scrive tanto della lobby gay. Io ancora non ho trovato nessuno che mi dia la carta d’identità, in Vaticano. Dicono che ce ne siano. Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby. Se è lobby, non tutte sono buone. Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Non si devono discriminare o emarginare queste persone, lo dice anche il Catechismo. Il problema per la Chiesa non è la tendenza. Sono fratelli. Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene”. Il problema non è avere queste tendenze, il problema è fare lobby: di questa tendenza o d’affari, lobby dei politici, lobby dei massoni, tante lobby…questo è il problema più grave‘ (by CorriereDellaSera e Repubblica).

Attese, cercate, e finalmente arrivate.
Ovvero le prime parole in ambito GAY di Papa Francesco, per settimane definito da molti suoi detrattori la più grande operazione di MARKETING della Storia, sottoscritto compreso.
Verità più che probabile, vista la straordinaria, furba ed intelligente capacità nel rilanciare l’immagine della Chiesa nel mondo, ma operazione innegabilmente riuscita, tenendo conto di questo quasi storico virgolettato, anche se incappato in un paio di contestabili stronzate (leggi ‘tendenza’ e ‘da aiutare perché persi’).
Nel giro di pochi mesi siamo così passati dalle rabbiose e indiavolate scomuniche di Ratzinger, seminate praticamente a giorni alterni, alle pacate, gentili e per una volta non tracimanti odio aperture di Bergoglio.
Quando si dice un miracolo in Vaticano.

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