MDNA Tour: che Dio salvi la Regina

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Ore 15.
Arrivo allo Stadio San Siro.
Fila ordinata, organizzazione praticamente impeccabile.
Il disastroso ed indecente ricordo di Roma, con lo Sticky & Sweet Tour, è fortunatamente lontano.
Sarà il caso, sarà la città, sarà lo stadio, ma qui siamo proprio su un altro di livello. Di decenza, di organizzazione, di calma, di vivibilità.
Ore 18.
Aprono i cancelli.
Come a Roma, anche a Milano The Queen sta completando il sound check. Dura 15/20 minuti. Poi scappa.
E inizia l’attesa.
Ore 20.
Entra in campo Martin Solveig. Rimarrà un’ora sul palco.
Qui lo dico e qui lo confermo.
Un’ora di vita sprecata.
Dj set OSCENO, volume della musica troppo bassa, parterre immobile.
Basta con i DJset ad aprire i concerti. Non se ne può più. Meglio una sciacquetta qualsiasi a farti da spalla.
Ore 21.
L’ora inutile firmata Solveig finalmente finisce.
San Siro è pieno. Se non è sold out poco ci manca.
Iniziano le prime preoccupazioni causa PALCO.
E’ chiaramente troppo basso. La passerella è chiaramente troppo bassa. Le manca ALMENO un metro. Chiunque l’abbia progettata andrebbe preso a cinghiate sulle gengiva.
Ore 21:30.
Passano i minuti. Di Madonna neanche l’ombra. Iniziano a piovere i primi fischi. C’è gente in piedi da 8 ore. Come il sottoscritto, stremato, stanco, sudato. Ho 30 anni, me ne devo fare una ragione. Basta parterre. Dalla prossima volta SPALTI, penso tra me e me, ottenendo conferme durante il concerto.
Che inizia.
Sono le 22.
Madonna ha finalmente spento il SOLE.
La notte inonda San Siro.
Le luci si accendono.
E 10 minuti capolavoro travolgono 110.000 occhi estasiati.
Perché l’inizio del MDNA Tour è esplosivo, grandioso, clamoroso, eclatante, esaltante.
Con Girl Gone Wild Madonna azzera polemiche e voci infondate, ricordando al mondo che come lei non c’è nessuno.
Non solo una cantante ma una performer eccezionale, un’artista in grado di carpire il meglio dal meglio.
Scenografia, coreografie, corpo di ballo, luci, palco transformer, video.
L’inizio del MDNA TOUR supera il concetto di perfezione. Va oltre, per quanto monumentale. E lei è lì, in forma sconcertante, per avere quasi 54 anni, anche se visibilmente ANCORATA a terra, soprattutto se paragonata al passato, anche più recente. Ricordo ancora cosa pensai una volta uscito dall’Olimpico, dopo averla vista tarantolata al Confessions. “ME COJONI”. Perché quella Madonna era una forza della natura. Oggi, 6 anni dopo, l’età si fa ovviamente sentire, e soprattutto vedere. Ma non sul volto e/o sul corpo di Madge, bensì sulla sua mobilità, ridotta ai MINIMI TERMINI. Per lunghi tratti del tour, Madonna è FERMA, con odiosa chitarra tra le mani. Ci son canzoni in cui addirittura NON BALLA, ma viene semplicemente sballottolata come una scopa vecchia dai fenomenali ballerini che la circondano. Fino al finale danzereccio di Celebration, in cui si scatena come ai vecchi tempi. Ma alle carenze motorie ormai esplicite Madge risponde con uno SHOW monumentale, imperfetto, questo è innegabile, ma dal fascino indiscutibile.
Con la tarantiniana Gang Bang il tour diventa SPLATTER e RECITATIVO, per poi lasciar spazio ad una ritrovata Papa Don’t Preach e ad una rovinata Hung up. Se I Don’t Give A chiude mediocramente una splendida prima parte, con l’interlude di Best Friend prendono vita ‘intermezzi’ video/musicali semplicemente magnifici, che permettono a mrs. Ciccone di cambiarsi d’abito e riprender fiato.
La tanto chiacchierata Express Yourself/Born This Way/She’s Not Me scalda i madonnari più incalliti, per poi lasciar strada al miracolo. Perché il singolo più brutto della storia musicale di Madonna, Give me all your luvin’, riesce a trasformarsi in un’esibizione capolavoro per magnificenza e imponenza scenografica. Sprecata Turn up the Radio, per colpa di quella chitarra che è ormai diventata un’ossessione, ecco poi sorgere la Madonna del MIO futuro, capace di incontrare e mischiare i generi musicali più differenti e variegati. Grazie ai Kalakan l’indimenticata Open Your Heart torna a brillare di nuova luce, per poi incrociare Masterpiece e lasciar strada ad una Madonna stranamente colloquiale con il pubblico milanese. Sorridente, quasi UMANA, rispetto alla glaciale popstar a cui ci eravamo abituati in passato. Apprezzato l’interlude numero 2 (Justify my Love), il ritorno sul palco si fa esplosivo con una strabiliante versione di Vogue. Che si fa moda, con annessa sfilata in passerella, per poi spogliarsi e diventare ammiccante grazie al trittico Candy Shop vs. Erotica – Human Nature. Non è un caso, è evidente, che il MEGLIO del tour arrivi da capolavori del passato. DNA madonnaro all’ennesima potenza.
Mezza nuda, con i muscoli tonici e un corpo da invidia, Madonna osa l’inosabile con Like a Virgin, trasformata in altro, ovvero in un’infinita rottura di palle. Scenograficamente studiata, e vincente, ma comunque un’infinita rottura di palle. Ribadisco e tratteggio con evidenziatore giallo fluorescente.
Crollata l’adrenalina, causa infinita rottura di palle, Madge sterza nuovamente, tornando ad essere FANTASTICA ‘politica’ con l’interludio da standing ovation Nobody Knows Me, per poi riaccendere le luci del dancefloor MDNA, grazie al vagone finale del tour.
Che fa esplodere San Siro.
Prima una robotica I’m Addicted, poi una schitarrante I’m a Sinner, ed infine i 15 minuti finali che tornano a far superare all’imponente tour il concetto di perfezione. Legandosi ovviamente all’impeccabile e travolgente inizio, Madonna crea orgasmi multipli con Like a Prayer, capolavoro dei capolavori madonnari da vera e propria PIPPA a due mani, per poi chiudere baracca e burattini con una micidiale Celebration, che vede scendere in campo persino lui, il baby hooligan coatto Rocco, figlio di Guy, fratello di Lourdes, e minorenne lavoratore più invidiato al mondo.
Ore 23:45.
Si riaccendono le luci.
Stremati, stanchi, assetati, affamati, ma contenti, si torna a casa.
Con una serie di considerazioni finali da esternare in maniera decisamente pratica:
il MDNA tour ABBATTE la qualità dello Sticky & Sweet, ma rimane ovviamente abbondantemente sotto l’inarrivabile Confessions.
54 anni ad agosto. Una mobilità esplicitamente più ridotta (com’è NORMALE che sia), e allora PERCHE’ ostinarsi a produrre album ‘dance’? Madge mia, please, stupiscici al prossimo cd. Fai altro, reinventati, ancora una volta.
il panino che mi son pappato in fila, e che ho pubblicato via Twitter, veniva direttamente da LONDRA. Perché Pret a Manger, purtroppo, in Italia ancora non si è visto.
petizione on line per farle capire che ODIAMO quella chitarra. Subito, vi prego, vi supplico.
presenza scenica ancora oggi irriproducibile. Questa donna E’ il palco fatto persona.
gli addominali di Brahim Zaibat valgono pagine e pagine di gossip becero. Li mortacci sua.
parte iniziale sublime, centrale più lenta e meno convincente, finale roboante. Tendenzialmente MENO trascinante rispetto al passato. Ma comunque spettacolare nel suo insieme. Questo è il MDNA tour.
Madonna si può INIZIARE a vedere dagli spalti. Meno mobile lei, meno zompettanti noi. Sedemose che è meglio.
2° petizione on line per far BANDIRE telefonini, videocamere e macchinette fotografiche in zona parterre in qualsiasi concerto al MONDO. Brutto stronzo, ho sborsato 100 euro per vedere MADONNA, e non il tuo braccio peloso e sudato che riprende il NULLA, barcollando e registrando il tutto con un audio agghiacciante. E che cazzo.
chiedo enormemente scusa alle due adorabili GNAPPE che mi son state dietro durante tutto il concerto. Ma figlie mie, se non arrivate al metro e 50, CAZZO ci venite a fare a bordo palco?!?
San Siro è uno spettacolo
54 anni ad agosto. Da 30 sulle scene. Sempre sulla cresta dell’onda. Imperfetta, a tratti pre-rec, sempre più autoreferenziale, sicuramente più statica del solito, ma unica Regina delle Regine. Ancora una volta. Come lei non c’è NESSUNO. Che Dio ce la conservi in eterno. Amen.

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