MDNA di Madonna: ecco la recensione/pagella di Spetteguless

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Il DNA di un’artista che in 30 anni di carriera non ha quasi mai sbagliato un colpo, cavalcando le praterie del pop con piglio da indiscussa Regina. Minacciata da new entry come Rihanna e Lady Gaga, Madonna con questo dodicesimo album era chiamata ad uno scatto di orgoglio, urlando così al mondo ciò che per decenni praticamente chiunque ha dato  per scontato. Ovvero che nessuno è in grado di batterla.
Toppato Hard Candy, Madge aveva la necessità di tornare sul mercato con ritrovata e rinnovata forza. Il pompato MDNA, anticipato da un’infinità di snippet e da una promozione live pari praticamente allo zero assoluto, Super Bowl escluso, ha avuto il compito di riuscire nell’impresa, con una stuola di produttori a supporto tanto diversi quanto curiosi (William Orbit, Demolition Crew, Martin Solveig, B. Benassi). Perché nel DNA di un’artista come Madonna c’è oggettivamente di tutto. E ad urlarlo è un’intera carriera, la sua, capace di spaziare nei generi più disparati, passando dai tormentoni discotecari alle ballad più struggenti, qui straordinariamente e sapientemente ‘unite’ sotto un unico disco.  Un disco solare, potente, allegro, produttivamente parlando imponente, coraggioso, intimo nella scrittura e variegato nei suoni, con venature elettroniche misto dance che in più occasioni si aprono ad arrangiamenti orchestrali di primissimo livello. Ascoltato in tutta la sua interezza, e non attraverso quelle stra-maledette snippet che ne hanno in qualche modo ‘avvelenato’ l’ascolto, MDNA prende una strada ben precisa, quasi ‘storiografica’. Perché in MDNA c’è tutta la Madonna che abbiamo più o meno amato negli ultimi 30 anni. Quella banalmente pop, orecchiabile e poco più, quella straordinariamente pop, fatta di pezzi tormentoni che ancora oggi, a decenni dalla loro uscita, fanno crollare le discoteche, e quella d’autore, ancora una volta firmata William Orbit. Quasi ‘costretta’ a dover rispondere al nuovo che avanza, che va dal boom dei social network all’esplosione della musica digitale, Madonna ha provato l’impresa impossibile, ovvero riunire tutte le proprie ‘anime’ musicali all’interno di un unico disco, strizzando l’occhio a quelle popstar che negli ultimi anni hanno approfittato della sua lunga assenza per dominare le chart di vendita. Cosa ne è uscito fuori? Un disco in parte sorprendente, eccessivamente variegato e vocalmente ritoccato, estremamente ambizioso, tutt’altro che perfetto ma in perenne crescita, ascolto dopo ascolto. Un disco che non fa gridare al capolavoro ma che cancella con un secco colpo di mano l’Hard Candy Era di 4 anni fa, ridando fiato ad un’artista che dopo 30 anni di incontrastato dominio pop è ancora qui, fiera e in magnifica forma, a gridare ‘SUKA‘ a chiunque osi ‘attaccarla’, provando a detronizzarla.

– Girl Gone Wild – una preghiera per iniziare. Per poi lasciarsi andare, da subito, ad una cascata di suoni discotecari, richiamando quel Confessions che 7 anni fa conquistò il mondo. La mano di Benassi c’è e si sente. Celebration 2.0, l’hanno definita in molti, eppure questa GGW colpisce per quello che è. Pura dance madonnara. Si inizia pregando, si prosegue ballando, si finisce sudando. Voto: 7

– Gang Bang – caricatori che mixano, pallottole che battono, e una voce suadente, quasi sussurrata, per non dire minacciosa, che si fa strada, in un tripudio di elettronica che rasenta la perfezione. Gang Bang è il capolavoro ‘dance’ di MDNA. Probabilmente irrealizzabile se non ci fosse stato Born This Way, se la ‘rivale’ Gaga non avesse ‘introdotto’ in larga scala la techno nel mondo del pop, fondendo i generi in uno splendido tutt’uno. Bazzecole, a posteriori, per una traccia quasi diabolica che definire perfetta è dire poco. E’ il nuovo pop che avanza, la sua inevitabile evoluzione. Ed è splendida. Voto: 9

– I’m Addicted – Benvenuti nel “Mondo Benassi”. Trascinante, coinvolgente, ossessiva, I’m Addicted dimostra ancora una volta quanto Madonna voglia farci ballare, divertire, fino allo sfinimento. Finale straordinario, sotto una cascata di suoni, per una traccia che farebbe la fortuna di qualsiasi popparola su piazza. Voto: 8,5

– Turn Up The Radio – Ancora Solveig, ancora dance, ma meno dura rispetto alle due precedenti tracce, perché più dolce e ‘classica’ ma non per questo meno riuscita. Anzi. Perché Turn Up The Radio è una droga. Metanfetamina pop pura che ti entra nelle vene, grazie ad un ritornello sinceramente impeccabile, per quanto folgorante. Voto: 8,5

– Give Me All Your Luvin – il singolo sbagliato, la traccia che non sarebbe mai dovuta comparire neanche nella versione Deluxe. Il mistero MDNA, lanciato con quest’obbrobrio di canzone, immeritatamente diventato singolo. La Madonna più stupida di sempre. Subito dimenticata, ma comunque ingiustificabile. Voto: 2

– Some Girls – l’Orbit che non ti aspetti. Piatta, un po’ santa e un po’ puttana, inconcludente, purtroppo deludente. Voto: 5

– Superstar – la seconda Madonna più stupida di sempre, dopo la Give Me All Your Luvin qui sopra citata. Orecchiabile? Sicuramente sì, ma quel ‘Uh La La’ grida vendetta. Troppo idiota per poter superare la ‘prova Madge’. Certe minchiate lasciamole alle sgallettate di ultima generazione, please. Voto: 4

– I Don’t Give A (feat- Nicki Minaj) – un genere distante anni luce dai gusti del sottoscritto. A questo aggiungeteci la presenza di Nicki Minaj, ‘cantante’ che il qui presente non riesce proprio ad amare, ed il gioco sembrerebbe fatto. Eppure  I Don’t Give A colpisce, soprattutto nel suo ritornello finalmente ‘cantato’, dopo l’infinita ed insostenibile parte rappata. Nel suo insieme un piccolo raggio colorato nell’infinito arcobaleno musicale chiamato MDNA. Accettabile. Voto: 6 – –

– I’m a Sinner – Beatiful Stranger 2.0, 13 anni dopo l’originale. Un po’ tanto ‘anni sessanta’, tanto, troppo ripetitiva, fottutamente ‘Austin Powers’, fresca, allegra, e senza troppo pretese, fino all’inattesa svolta finale. 40 secondi di ‘sola’ musica che la rendono ancor più gradevole. Voto: 7 + +

– Love Spent – Superati gli spiazzanti secondi iniziali, Love Spent prosegue nella sua folle corsa musicale. Perché quel genio di William Orbit si diverte a costruire e ribaltare il pezzo a proprio piacimento, facendogli prendere almeno 4 strade differenti. Più che una semplice traccia un ‘megamix’ in meno di 4 minuti, semplicemente assurdo e per questo straordinario. Una folgorazione di canzone. Maledettamente bella. Voto: 9

– Masterpiece – la Madonna ‘lenta’ che ha fatto innamorare milioni di coppie. La Madonna che ha vinto un Golden Globe e che avrebbe vinto persino un Oscar, se non fosse scivolata su un cavillo burocratico targato Academy. La Madonna che è impossibile non amare. La Madonna che tutti vorremmo ascoltare con maggiore frequenza. Soprattutto se accompagnata da pezzi simili. Anche se forzatamente inserita all’interno dell’album, con cui c’entra come i cavoli a merenda, W Masterpiece.  Voto: 8+

– Falling Free – la traccia di chiusura. La ‘solita’ traccia di chiusura firmata Madonna. La traccia che ci accompagna per mano dopo 45/50 minuti di ottima musica, spesso battente, la traccia che ti culla, grazie ai suoni ‘eterei’ di Orbit e alla voce ‘dolce’ di Madge. Violini, piano e ancora violini, per volare alto, altissimo, come non capitava da tempo con sua Maestà. Falling Free è magia allo stato puro. Voto: 9+

TRACCE EXTRA VERSIONE DELUXE:

– Beautiful Killer – son tornati gli anni 80? In parte, perché Beautiful Kinner a quei suoni sembra rifarsi. Firmata Martin Solveig, la traccia si perde paradossalmente proprio nel ritornello. Cresce, cresce, tra una strofa e l’altra, grazie anche ad una sontuosa base, per poi precipitare con l’arrivo del ritornello, forzatamente orecchiabile e ripetitivo. E non ci piace. Voto: 5,5

– I Fucked Up: di difficile lettura. Inizialmente scialba, prende quota con gli ascolti. Nulla di eccezionale, ma dal testo importante. Incazzata, Madonna sussurra, ripetitivamente, per poi cambiare ritmo e riprendere l’apparente lenta strada iniziale. Da me riveduta e corretta. Voto: 7 – –

– B-Day Song: la traccia sorpresa. Inizialmente prevista tra le 12 ‘principali’ dell’edizione standard, B-Day Song è stata ingiustamente retrocessa per un dito medio di troppo. Quello di MIA durante il Super Bowl. Per cazziare la ragazzina Madonna ha spostato la sua seconda collaborazione nella Deluxe Edition, immeritatamente. Perché B-Day Song è l’ovvia evoluzione di I’m a Sinner. Fresca, solare, anni 60, da tubini color pastello ed acconciature cotonate. Semplicemente adorabile. Voto: 7,5

– Best Friend: ancora Demolition Crew, ancora Benassi Bros., per una traccia povera, riempitiva, e probabilmente evitabile. Soprattutto in chiusura di album. Voto: 5

Voto finale complessivo: 7,5

P.S. e il paragone con Lady Gaga? Inutile, ingiustificato, stupido. Born This Way è stato ed è tutt’ora un O-T-T-I-M-O album, immeritatamente andato incontro ad una ‘rilettura’ critica negli ultimi mesi. Prima da tutti incensato, poi da troppi inspiegabilmente scaricato. Parliamo di due album diversi, di due artiste diverse, di due mondi diversi. Che possono convivere. Senza insostenibili guerre fratricide. Perché ogni album fa storia a sé. Da sempre. MDNA è superiore ad Hard Candy, ed inferiore al Confessions, per rimanere agli ultimi lavori firmati Madonna. Il resto, con Gaga, Rihanna, Britney e chiunque altro tirato a forza nel dibattito, è puro cicaleccio. Che non è rock e non è pop, ma solo tanto noioso.

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