VITA GAY discotecara: Roma vs. Milano – la SFIDA

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Milano, la capitale gay d’Italia.
Da anni questo MANTRA ossessivo risuona nelle menti di tutti i finocchi del belpaese, lontani chilometri dal capoluogo lombardo e per questo quasi “invidiosi” dei cuginetti meneghini. 
Un “MANTRA” tanto effettivo, visto la QUANTITA’ di omosessualità presente in città, quanto BUGIARDO, vista la QUALITA’ della vita gay, che sinceramente mi aspettavo un minimo più ‘pesante’.
Detto che Milano, escludendo l’hinterland, è praticamente no SPUTO, roba che da qualsiasi punto tu parta, in 10 minuti sei al DUOMO, che le temperature sono CRIMINALI, che se ci vivessi sarei OBESO per colpa dei panzerotti di Luini, che amo la zona Navigli, che non esiste la vera pizza, che i centauri sui motorini sono praticamente degli UOMINI MORTI che camminano, considerando la pericolosità di quel cazzo di manto stradale, che i tram sono FAVOLOSI, e che puoi pure impazzì a cercà l’interruttore della luce in una stanza perché loro te lo piazzano misteriosamente sempre e solo fuori (alieni), la vita frocia discotecara c’è ma con RISERVA.
Da quello che ho capito, a grandi linee, a Milano i froci vanno a zompettà il venerdì e la domenica, rimanendo a vedè la De Filippi a casa il sabato sera!
Questione di alternative, di proposte qualitativamente interessanti e soprattutto di spazi. Perché te puoi pure farmi la serata finocchia più figa del secolo, ma se me concedi no spazio che è er bagno de casa mia più mezza cucina, vedi Plastic o Glitter, stiamo nella merda. Anche perché parliamo di una città che c’ha più froci che panettoni! E a questo punto i milanesi giustamente mi diranno, ma ci sono anche i Magazzini Generali, e io qui comincerò a frustarmi con del cilicio rovente sulle palle.  
La serata Pour Homme, sempre da quello che ho capito (e contradditemi pure se dico cagate), sarebbe un po’ come il nostro Gorgeous. Peccato che tra le due serate non ci sia un ABISSO ma un vero e proprio universo, con tanto di costellazioni e buchi neri. NULLA, e ripeto NULLA, in quel posto funziona. Dalla musica, ‘alla Omogenic’, in cui volendo accontentare tutti alla fine si scontenta chiunque, considerando che non è commerciale, non è elettronica, non è house, non è revival, non è indie, non è un cazzo, all’animazione, con 876 ballerini ACCALCATI su una specie di passerella, a sgomità pe fasse vedè, quando ci son due cubi in pista che potrebbero tranquillamente essere sfruttati ma TE PARE che li sfruttamo“, finendo per impianto audio, da casa parrocchiale, quello luci, da festa in casa parrocchiale, e parte della clientela, da mandà de corsa in una casa parrocchiale e NON in discoteca. 
Capito in RITARDO che sì, il sabato a Milano E’ MEGLIO se non vai a ballà frocio, escluso l’ormai ‘leggendario’ Plastic su cui ho sentito i pareri più  contrastanti, e passato il venerdì sera al Vogue, seratina che all’ombra della Madonnina va per la maggiore, arriva poi la domenica da BORGO.
Qui a Roma fino ad un paio d’anni fa era il GLOSS ad osare l’inosabile, ovvero prolungare il weekend sfascione pe facce uscì de casa PURE de domenica, con conseguenze DISASTROSE sul lunedì mattina. Se da noi l’esperimento è finito (vivaddio, non mi ci sono mai abituato e credo che MAI mi ci abituerò), a Milano il Borgo è una sorta di ISTITUZIONE (sempre da quello che ho capito), aprendo alle 20, con aperitivo, per poi chiudere verso le 2 di notte barra 3. Visto il ponte cittadino di Sant’Ambrogio, e il milione e mezzo di NUOVI finocchi arrivati da ogni parte d’Italia per vedere Lady Gaga dal vivo, la serata ha LEGGERMENTE prolungato la sua durata, di tipo 86 ore. Qui, il mio odioso senso critico che porta a lamentarmi pure sulla tazza del cesso perché ha fatto plick invece che plock, si è scontrato con se stesso.
Tutti gli spazi ASSENTI nelle serate precedenti si son infatti RITROVATI, vista l’abnorme capienza del posto, ad occhio ANCORA più grande del nostro Alpheus. Kitsch fino allo sfinimento, tanto da portarti a tratti a pensare di strappare gli occhi dalle orbite, colorarli di fucsia e rimetterli al loro posto il Borgo spacca. Spacca molto probabilmente se NON ci vai tutti i weekend, se ti lasci un po’ andare al delirio trash e caciarone, se sei in giusta compagnia e se in cuor tuo CREDI (o fai finta di crederci) di bere GRATIS, grazie alla GENIALATA del ticket d’ingresso da OBLITERARE tutte le volte che vai a bere, senza cacciare un EURO, per poi ritrovarti il FANTASTICO totale una volta arrivato all’uscita, quando devi giustamente pagare per levarti dalle palle. Sale più o meno tutte UGUALI, visto e considerato che NO, 3 di Britney Spears NON è BLACK MUSIC, con il TRIONFO del trash che noi MUCCAROLI DOC romani vorremmo TANTO ritrovare (da quanto non cantavo a squarciagola Ambra? Una vita). Perché ballare BAD ROMANCE cantata da WILMA DE ANGELIS NON ha prezzo. Sul gay meneghino devo invece dire che TUTTE ste differenze con noi finocchi capitolini NON ce ne sono. Anche lì c’è la fastidiosa categoria ‘truzzi’, ci sono forse MENO palestrati, sicuramente meno lesbiche camioniste nane che ti sfondano la milza a suon di gomitate, c’è qualche FIGA MOSCIA in più, imbellettate semplicemente perché we testina noi siamo LA CAPITALE DELLA MODA, e quindi stanno giustamente lì a ricordartelo con accessori ‘marcati’ come se piovessero, il giusto ed immancabile numero di poracce, un’altezza MEDIA apparentemente INFERIORE alla nostra (togliete l’apparentemente), e una quantità impressionante di LETTORI di Spetteguless. E qui mi sciolgo, perché mi avete ‘accolto’ splendidamente, facendo TRIONFARE il mio sincero imbarazzo. 
Detto ciò, sui locali ve damo na pista.

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