Toy Story 3 – La grande fuga: Recensione in Anteprima

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Toy Story 3 – La grande fuga
Recensione in Anteprima
Uscita in Sala: 7 luglio
Postata da ME anche qui

Nel 1995 il mondo del cinema cambiò per sempre grazie al primo lungometraggio animato interamente elaborato con la tecnologia CG. Toy Story fu un autentica rivoluzione, e non solo nel mondo dell’animazione. “La Biancaneve” di casa Pixar, venne ribattezzato, proprio perchè epocale. Quattro anni dopo Toy Story 2 fu il primo film completamente ideato e realizzato in digitale. Se il cinema di oggi è arrivato alla ‘rivoluzione’ del 3D, in parte è grazie anche a quei magnifici giocattoli che 15 anni fa fecero innamorare grandi e piccini, innovando la tecnologia.

Oggi, sfruttando proprio quel 3D tanto di moda, i geni di casa Pixar concludono la loro magica trilogia realizzando l’ennesimo capolavoro animato della loro lunga ed ormai mitologica storia cinematografica, Toy Story 3. Senza dimenticare i temi tanto cari a papà Disney, Lee Unkrich ci riporta nel colorato mondo dei giocattoli di Andy, ormai quasi maggiorenne e pronto per andare al college. Ma cosa fare dei vecchi giocattoli, da anni rinchiusi nel vecchio baule? Spedirli in soffitta, donarli, portarli con se’ o buttarli nella spazzatura? Attraverso queste semplici ma al tempo stesse complesse domande, i creativi della Pixar sono così ancora una volta riusciti nell’impresa di far sorridere, divertire, emozionare e commuovere, come ormai ad Hollywood solo loro sanno fare

Una nuova prospettiva. In 15 anni il mondo dell’animazione digitale ha fatto passi da gigante. Dal rivoluzionario Toy Story a Toy Story 3 l’evoluzione è stata sbalorditiva. Rivedere oggi Buzz, Woody, Slinky Dog, Mr. e Mrs. Potato, Rex e Hamm lascia a bocca aperta, grazie anche alla profondità data dalla terza dimensione, meno ‘evidente’ e probabilmente meno incisiva rispetto ad Up ma indubbiamente notevole ed inserita all’interno della storia. Pochi gli ‘effetti gratuiti’, con gli ormai immancabili oggetti che volano fuori dallo schermo, per lasciare strada ad un lavoro ‘più sporco’, perchè apparentemente meno evidente ma decisamente inglobante. Partendo con il delizioso, quasi visionario e geniale cortometraggio Day&Night, in cui animazione 2D, CG e 3D si incontrano, in un vero e proprio melting pot tecnologico animato, Toy Story 3 mette molto probabilmente la parola ‘fine’ ad una storia durata 15 anni, riuscendo nell’impresa di farlo con strabordante classe e qualità.

Il college aspetta Andy, da anni lontano dai suoi giocattoli preferiti, con cui passava intere giornate a giocare quando era più piccolo. Giocattoli che attendono con ansia che il loro padroncino torni a divertirsi con loro, vivendo con timore l’annunciato giorno della partenza. Ma cosa farne, una volta andato via? Andy deve decidere se rompere una volta per tutte con il proprio passato, perchè ormai cresciuto, o conservarlo in soffitta, in modo da poterlo andare a riprendere con mano in un futuro prossimo. Finiti per errore in un apparentemente amabile asilo nido, Buzz, Woody & Co devono riuscire a fuggire dalle grinfie dei piccoli indemoniati che tutte le mattine lo affollano, in modo da tornare da Andy, prima che questi parta definitivamente per il college. Peccato che dentro l’asilo ci sia chi li tiene prigionieri, tanto da obbligarli ad ideare una vera e propria grande fuga…

Poche risate ma buone, tanti momenti di commozione vera, una regia straordinaria per l’indubbia capacità di essere riuscita a miscelare i generi cinematografici più disparati, toccando addirittura tinte thriller ed horror, una sceneggiatura fluida, ricca di idee, profonda e citazionista, ed una serie di nuovi personaggi strabilianti come quelli che in quasi due decenni abbiamo imparato ad amare. C’è tanto all’interno di Toy Story 3, coraggioso ed innovativo come solo in casa Pixar sanno fare. Se in Up in pochissimi minuti erano riusciti a raccontarci due intere esistenze, quella di Carl Fredricksen e della sua amata moglie, i creatori di Nemo con Toy Story 3 si ripetono mostrandoci la maturazione di Andy, e l’amore che provava nei confronti dei suoi giocattoli, abbandonati al loro destino una volta cresciuto, nei pochi e splendidi secondi iniziali. Autentici fenomeni nel saper raccontare il complesso e variegato mondo dei ’sentimenti’, gli animatori della Pixar riescono a cogliere anche in questa occasione, attraverso scene brevi ed apparentemente semplici, le mille sfumature che ruotano attorno a quel determinato momento, colpendo dritti al cuore dello spettatore.

Dal metrosexual ed irresistibile Ken alla Barbie con cervello, passando per la tenera e al tempo stesso inquietante bambola (moderna Frankenstein), l’apparentemente saggio ed adorabile orsacchiotto fucsia che sa di fragole, il Totoro che omaggia Hayao Miyazaki, la piovra sottomarina appiccicosa, il guerriero insettoide, Telefono Chiacchierone, il riccio teatrale, il baccello di peluche e il clown triste (che ci regala un flashback da standing ovation), di new entry in casa Toy Story 3 ce ne sono a camionate. Mai banali, e soprattutto mai inutili ai sensi della trama, i nuovi toys si ritrovano alla perfezione con i ‘vecchi’ giocattoli, pensati ed ideati 15 anni fa, riuscendo così a dar vita ad un’alchimia misurata e pianificata passo dopo passo, svelandosi scena dopo scena come in un vecchio noir dove tutto non è mai come sembra.

Legati a vita al loro padroncino, Buzz, Woody e gli altri faranno di tutto per tornare da lui, in modo da riformare la loro strampalata ed inusuale ‘famiglia, affidandosi alla profonda e leale amicizia che li unisce per riuscire nell’impresa, regalandosi e regalandoci un finale mozzafiato e spettacolare, ricco d’azione e di pathos, ma capace di svoltare in un batter d’occhio, finendo così per commuovere e far stringere il cuore. Una commozione ‘liberatoria’, perchè felice e quasi necessaria, portata a compimento attraverso una conclusione che sembra veramente mettere la parola fine al mondo di Toy Story, abitato da giocattoli provvisti di un’anima e di un cuore, fatto di paura, di gioia e di dolore, ovvero di sentimenti umani.

Chiudere degnamente una storia simile, che ha fatto innamorare milioni di bambini ed almeno due generazioni di ragazzi, era un’impresa ardua, se non impossibile. John Lassater, Andrew Stanton, Pete Docter, Darla K. Anderson, Bob Peterson, Jeff Pigeon e Lee Unkrich ci sono invece riusciti, dando vita ad un altro capolavoro animato. L’ennesimo partorito in 15 anni di Pixar. Tecnicamente notevole, stupendamente musicato da Randy Newman, scritto magistralmente, ben doppiato ed incredibilmente emozionante, Toy Story 3 è semplicemente fino ad oggi il più bel film del 2010.Grazie Pixar per averceli fatti vedere un’altra volta, un’ultima volta. E’ stato bellissimo.


Voto: 9,5

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