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E sono 28…

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E sono 28.
28 anni fa, il 20 gennaio (come Lynch e Fellini, mica pizza e fichi) del 1982, venivo al mondo.
Oggi, per la prima volta dopo tanti, tantissimi anni, mi sono svegliato senza particolari rodimenti di culo. Sarà che i 28 anni mi sono sempre piaciuti come età. Li ho sempre visti come l’arrivo della maturazione definitiva, quelli del BOOM per ogni ragazzo, pronto a lasciarsi alle spalle la “gioventù”, per diventare “uomo” una volta per tutte.
Da buon capricorno (cuspide in realtà) ho sempre brontolato il giorno del mio compleanno. E’ una vita che non festeggio, con i miei genitori e i miei amici più intimi che oramai neanche provano a chiedermelo, conoscendo in anticipo la risposta.
Questo è anche il mio primo compleanno che vivo fuori di casa, a casa ‘mia’, senza genitori. Dopo aver sognato per una vita un bel letto matrimoniale, grande e spazioso, capace di contenere i miei 192 cm, da sei mesi finalmente sono riuscito ad averne uno mio. Peccato che quasi rimpianga il lettino minuscolo che per una vita mi ha coccolato, visto il gelo che ogni sera trovo sul lato opposto a dove dormo, tristemente vuoto. L’unica fonte di calore in tutta la stanza viene dal termosifone, l’unica entità fisica da abbracciare una volta svegli, o anche durante la notte, è l’altro cuscino, gli unici occhi che incrocio appena tornato dal mondo dei sogni sono quelli di Audrey Hepurn, che mi guarda dal poster di Colazione da Tiffany, così come il primo sorriso (misto amaro) che vedo è il mio e solo il mio, davanti lo specchio del bagno, sopra il lavandino. Due domeniche fa, in una giornata maledettamente depressiva, ho riflettuto. Ero solo in casa, non c’erano i miei coinquilini, fuori pioveva, faceva freddo. Ho pensato alla petulanza di mia madre, alle chiacchiere spesso inutili di mio padre, all’isterismo di mia sorella, alle urla dei miei nipoti, a quanto in fondo in fondo mi mancano. Ho pensato ai miei amici, a quelli veri, a quelli più stretti, che sono pochi, pochissimi, e a quanto possa davvero fare affidamento su di loro. Ho pensato ad una presunta dolce metà, da qualche parte in giro per il globo, prima o poi statisticamente da incontrare. Ho pensato a quanto io stia realmente bene con me stesso, da solo, in perfetta solitudine. Ho pensato e mi sono dato una risposta. Quella risposta sarà il mio personale obiettivo dei prossimi 12 mesi, fino ai maledetti 29 anni.
Fino ad allora,
tanti auguri a me.

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