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Avatar – di James Cameron: Recensione in Anteprima

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Avatar
Recensione in Anteprima
Uscita in sala: 15 gennaio
Postato da me anche qui

Il Re del mondo ha conquistato l’universo. 12 anni dopo Titanic James Cameron ha alzato la posta in gioco, realizzando lo spettacolo cinematografico più incredibile che si potesse anche solo lontanamente immaginare. Con Avatar il regista di Terminator ha partorito un mondo immaginifico senza precedenti, capace di ammaliare e sbalordire, conquistando lo spettatore in sala, semplicemente basito dallo spettacolo che vive intorno a lui.

L’utilizzo del 3D, infatti, è finalmente sorprendente, avvolgendoti e facendoti tuo, tanto da farti entrare nel mondo di Pandora, talmente incredibile nella sua straordinaria forza visiva da lasciare senza parole. Avatar è la più grande rivoluzione tecnologica applicata al cinema da 100 anni a questa parte, dal Viaggio sulla Luna di meliesiana memoria. Un’esperienza extrasensoriale, un viaggio futuristico che è al tempo stesso un kolossale inno ecologista e pacifista. Un capolavoro con la C maiuscola, che annienta il genere fantascientifico visto fino ad oggi, ponendo le basi per il futuro della 7° arte. Un futuro che James Cameron ha partorito dalla sua mente, realizzandolo una volta per tutte, rasentando la perfezione.

Ci sono film che segnano i tempi. Avatar è decisamente uno di questi. Inventandosi di sana pianta tecnologie e strumentazioni ad hoc, Cameron è riuscito a rendere reale un mondo inesistente, rendendolo assolutamente credibile. Pandora è qualcosa che va oltre ogni immaginazione, un orgasmo di colori, di luci, di sensazioni, di piante, di animali impensabili, di creature blu alte 4 metri, indigene, con una loro lingua, delle loro tradizioni e una loro divinità, da venerare e proteggere.

Cameron con Avatar ha dato vita ad un vero e proprio universo, facendo all’ennesima potenza quello che George Lucas era riuscito a fare oltre 30 anni fa con Star Wars. Miscelando live action a performance capture, CG e 3D, Pandora ha preso forma su celluloide, diventando vera, tangibile sul grande schermo. Cameron ci porta per mano in una giungla pluviale abitata da alberi alti 300 metri, da mostri giurassici e futuristici dai nomi più improponibili: dalla ‘pantera’ Thanator ai ‘doberman’ Vipewold, passando per i ‘cavalli’ Direhorse, fino ai ‘cervi’ Hexapede, ai ‘rinoceronti’ Hammerhead, agli ‘uccelli’ Banshee e al gigantesco Leonopteryx, re dei predatori del cielo.

Creature paurose e al tempo stesso splendide, tutte mostruosamente credibili, grazie ad un utilizzo degli effetti speciali che mai aveva raggiunto livelli di perfezione simile. Il Signore degli Anelli, in confronto, utilizzava la Stop Motion. Su questo mondo, parallelo al nostro, Cameron struttura una storia semplice, estremamente scontata, ma di una forza e di un impatto emotivo travolgente.

Jake Sully è un ex Marine, costretto a vivere su una sedia a rotelle, richiamato a combattere, nonostante non riesca a fare un passo, per viaggiare nello spazio sino all’avamposto umano su Pandora, mondo alieno che i terrestri stanno cercando di conquistare, vista la presenza massiccia di un rarissimo minerale, che è la chiave per risolvere la crisi energetica che si sta abbattendo sulla terra. Un mondo, però, dove l’aria è tossica, tanto da costringere le corporazioni a creare il “Programma Avatar“, in cui i “piloti” umani collegano le loro coscienze ad un avatar, ovvero un corpo organico controllato a distanza. Corpi che non sono altro che ibridi geneticamente sviluppati dal DNA umano, unito al DNA dei nativi del pianeta, i Na’vi.

Letteralmente rinato nel suo corpo di Avatar, Jake può così infiltrars tra i Na’vi, diventati nel tempo l’ostacolo maggiore per l’estrazione del prezioso militare, in modo da poter informare la base operativa sui segreti della popolazione. Peccato che la sua strada incroci quella di Neytiri, bellissima donna Na’vi che salva la vita a Jake, introducendolo nel suo clan, insegnandogli a diventare uno di loro attraverso numerose prove e avventure.

Giorno dopo giorno, nel corpo del suo enorme Avatar, Jake impara a rispettare il modo di vivere dei Na’vi, tanto da riuscire ad entrare nella tribù come loro ‘fratello’. Peccato che il suo ruolo su Pandora sia decisamente diverso, tanto da far scatenare l’offensiva delle corporazioni, pronte alla guerra pur di mettere mano al prezioso minerale. Jake dovrà così prendere posizione, iniziando un’epica battaglia che deciderà il destino di un intero mondo.

Una trama semplice, lineare, già vista e facilmente intuibile nel corso della sua storia, capace però di volare altissimo grazie al “contorno” creato da James Cameron, che mai come in questa occasione merita di diritto un Premio Oscar. Senza mai dimenticare la traccia romantica, il regista realizza un manifesto ecologista senza precedenti, portandoci a stretto contatto con la natura incontaminata. Una natura aliena fondata addirittura su una rete neurale, che interconnette la vita di tutta la flora e la fauna direttamente con gli abitanti del pianeta. Una rete che ha al suo centro un antico, enorme e nodoso salice, che rappresenta l’epicentro dell’universo per i Na’vi, un’estensione della loro linfa vitale, un luogo di conoscenza e rigenerazione. Un albero delle anime magnifico, al quale si affianca l’albero delle voci, con i poetici Woodsprite, creature semi fluttuanti come meduse danzanti che rappresentano l’anima della foresta pluviale, viva e pulsante come il cuore che batte in ognuno di noi.

Utilizzando la guerra per combattere la guerra, Cameron porta in sala un film che è una ferma condanna all’uso spropositato della forza militare, prendendo posizione nei confronti di chi è chiamato a difendere la propria patria, le proprie radici, contro l’usurpatore straniero. In tempi xenofobi e razzisti, il mondo ‘alieno’ partorito dal regista è l’emblema del tempo che stiamo vivendo, tra globalizzazione e caccia allo straniero. Un mondo in cui il protagonista è Sam Worthington, che qui possiamo definire una splendida conferma. Il suo Jake è inizialmente fastidioso, troppo ‘marine idiota’, troppo ’scemo’, troppo clichè hollywoodiano, per poi rinascere letteralmente come Avatar, con nuovi occhi e nuove sensazioni. Al suo fianco Zoe Saldana, che mai appare in ‘carne ed ossa’, ma capace di un’interpretazione in ‘performance capture’ che finalmente fa volare alto questa tecnologia, fino ad oggi mai del tutto sfruttata nelle sue potenzialità, e l’indimenticata Sigourney Weaver, qui nei panni di una ricercatrice pronta a tutto per la scienza e per Pandora. A questi si aggiunge il cosidetto ‘villain’, Stephen Lang, splendido sergente bombarolo che vive per distruggere e conquistare. Personaggi dall’introspezione spesso fluttuante, difficilmente realmente affascinanti, ma consoni alla storia e al mondo che li circonda, proprio perchè consapevoli, paradossalmente, che è la natura di Pandora ad essere la reale protagonista, in questo caso a dir poco magnifica nella sua rappresentazione.

Tra effetti speciali strabilianti, un 3D mai visto prima ed un pianeta da mille e una notte, Avatar di James Cameron è così riuscito a portare la normale fruizione cinematografica ad un livello superiore, facendo vivere il film, tanto da andare oltre la semplice e fino ad oggi conosciuta visione. Epico, romantico, fantascientifico, commovente, drammatico, fantastico, avventuroso, tecnologico, Avatar è questo e molto altro ancora, con la natura che batte la prepotenza umana, con la fantasia che diventa realtà, da toccare quasi con mano grazie alla straordinaria terza dimensione, mai così ‘profonda’, colorata e ricca di sfaccettature come in questa occasione.

Avatar è già storia, perchè semplicemente il film tecnologicamente più avanzato dell’ultimo secolo. Un classico, diretto magistralmente e scritto con furbizia ed un’innata capacità che vira all’epicità, una pietra miliare per il cinema hollywoodiano, con tutti i suoi pregi e difetti, qui ovviamente presenti ma resi quasi invisibili grazie a 160 minuti di puro orgasmo visivo. Entrerete speranzosi e dubbiosi, uscirete esaltati, commossi, affascinati e soprattutto vogliosi, di correre alla cassa per comprare un altro biglietto, e riprendere il viaggio per Pandora. Grazie James.

Voto: 10

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