Sherlock Holmes – di Guy Ritchie: Recensione in Anteprima

Condividi


Sherlock Holmes
Recensione in Anteprima
Uscita in sala: 25 dicembre
Postata da me anche qui

Holmes, Sherlock Holmes. 122 anni dopo il suo esordio letterario (Uno studio in rosso 1887), torna al cinema il celebre investigatore privato, inventato da Sir Arthur Conan Doyle, in una rivisitazione talmente moderna da far quasi arrossire l’originale. Holmes incontra così James Bond, che incontra Robert Langdon, che incontra Jason Bourne, che incontra Dylan Dog, che incontra Ethan Hunt, che incontra Tony Stark, in un tripudio di maschere riunitesi nel volto gioggioneggiante e guascone di Robert Downey Jr., qui diretto da Guy Ritchie, sempre uguale a se stesso nel portare in sala una storia, che sia The Snatch, RockNrolla o, per l’appunto, Sherlock Holmes.

Correndo all’impazzata tra scazzottate, sparatorie, omicidi e riti magici, in una credibile, cupa e industrializzata Londra di fine 800, vivremo così le surreali avventure di un’eccentrica coppia di presunti maghi del “crimine”, chiamati a far rivivere un mito 122 anni dopo la sua nascita, rischiando, probabilmente, di aver esagerato con l’elisir di giovinezza…

Quattro romanzi, cinquantasei racconti, 20 film, una serie tv, una successo secolare. In milioni, nel corso dell’ultimo secolo, si sono innamorati delle avventure tinte di giallo di Sherlock Holmes, chiamato nel 2010 a resuscitare ancora una volta. Elaborato da una sceneggiatura di Antony Peckham e dal fumetto di Lionel Wilgram, il film di Ritchie strizza l’occhio ad un pubblico giovane, cresciuto non sui libri di Coyle ma sulle avventure cinematografiche di Bond.

Lo stile inconfondibile di Ritchie qui si ripete all’impazzata, tra rallenty come se piovessero ed attenti alla minima vibrazione epidermica, il solito frenetico montaggio, una giusta dose di action, quel pizzico di violenza e una discreta padronanza con la macchina da presa, il tutto amplificato da ricche dosi di humor, spesso poco riuscite, ed interessanti trovate. Il personaggio di Holmes, qui chiamato a svelarsi e a costruirsi come se fossimo in un Holmes Begins“, si mostra in tutta la sua eccentrica stravaganza.

Lunatico, pensieroso, macchinoso, ingegnoso, trasformista, spadaccino, chimico, violinista, boxer, saccente, ipnotico, folle, fisico, solitario, l’Holmes di Robert Downey Jr. è questo e molto altro, finendo spesso per sviare nel macchiettistico, tanto da ricordare, a volte, e soprattutto nelle espressioni dell’attore, il Jack Sparrow di Johnny Depp. Ritchie sembra eccedere con Downey Jr., caricandolo di una personalità quasi borderline, che macina ed incamera pensieri alla verità della luce, tanto da arrivare a calcolare esattamente le mosse che andrà ad eseguire nello scontro fisico che si appresterà a vivere, finendo per pronosticare lesioni, tempo di ripresa psicologica e fisica, riuscendo sempre, ovviamente, a realizzare l’intero storyboard mentale! Idea interessante e ben realizzata a parte, l’investigatore privato di Robert Downey Jr. convince ma non del tutto, finendo per macchiare anche la splendida ed impeccabile prova dell’attore, come sempre straordinario.

A risultare paradossalmente molto più ben ‘pensato’ e ‘disegnato’ è il micidiale Dr.Watson di Jude Law, zoppo medico incapace di staccarsi dall’amico fraterno anche dinanzi al proprio matrimonio, e sempre terribilmente schiavo del gioco. La coppia, tra scaramucce sinceramente infantili e dialoghi finalmente riusciti, a conti fatti funziona, tanto da oscurare completamente il resto del cast. Appare sprecato, infatti, il solitamente ottimo Mark Strong, qui chiamato a vestire i panni del pazzo di turno voglioso di impadronirsi del mondo, forse ‘macchiato′, nella versione italiana, dal doppiaggio sicuramente non eccelso, così come non brilla eccessivamente Rachel McAdams, subdola e doppiogiochista ladra, ex fiamma di Holmes.

La storia, infine, lascia sinceramente qualche perplessità. L’investigatore privato viene chiamato a trasformarsi in investigatore dell’incubo, con riti magici ed addirittura l’aldilà ad incutere timore ed indizi. Holmes sarà chiamato a dover aprire la propria razionale e scientifica mente per cercare di dipanare l’intricata e misteriosa matassa, dovendo affidarsi più di una volta al proprio inimitabile ed incredibile intuito investigativo, tra una deduzione e l’altra

Eccessivamente lungo, e spesso costretto a dover subire dei rallentamenti, tanto da trascinarsi (annoiando), il film tecnicamente lascia spazio ad una cupa, gotica, sporca e nebbiosa fotografia, ad opera di Philippe Rousselot, accompagnata dalle buoni musiche di Hanz Zimmer, dagli ottocenteschi ma al tempo stesso contemporanei costumi di Jeanny Beavan, funzionali all’adrenalinico montaggio di James Herbert ed in linea con le credibili scenografie vittoriane di Sarah Greenwood, aiutate da discreti effetti speciali, mai eccessivi e quasi sempre funzionali alla storia stessa.

Ritchie riporta così in vita un mito, rivitalizzandolo per un pubblico più giovane e moderno, probabilmente mai finito seriamente su uno dei racconti, o dei romanzi, di Sir Arthur Conan Doyle. Scelta giusta o sbagliata, questo nessuno può dirlo. Ciò che ne resta è un film che si fa vedere, che diverte, non eccessivamente scorrevole, a volte troppo ‘umoristico’, per non dire infantile, portato avanti da due splendidi attori, da un personaggio comunque storico ed inaffondabile come Shelock Holmes e da una regia che nulla di nuovo porta rispetto ai precedenti lavori del regista, spesso etichettato come omofobo ma qui chiamato a dirigere due personaggi maschili che alla fine dei giochi non riescono proprio a stare l’uno senza l’altro, tanto da non toccare una donna (e ce ne sono ben due, una è una ex, l’altra una futura moglie) per l’intero arco della pellicola. Riusciranno a farlo nel sequel? Per ora sappiamo solo che, grazie al finale apertissimo, un sequel ci sarà, con tanto di villain già annunciato… il professor Moriarty. Più elementare di così…

Voto:6+

Autore

Articoli correlati

Impostazioni privacy