Io & Marilyn – di Leonardo Pieraccioni: Recensione in Anteprima

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Io & Marilyn
Recensione in Anteprima
Uscita in sala: 18 dicembre
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Recensire un film di Leonardo Pieraccioni è oramai sempre più semplice. Basterebbe copiare ed incollare la ‘critica’ della pellicola precedente, modificarla leggermente, ed il gioco è fatto. Con Io & Marylin, 9° film del regista toscano, la coppia Pieraccioni/Veronesi cavalca ancora una volta la commedia pseudo romantica buonista che tanto piace all’italiano medio. A vestire i panni della bella di turno, questa volta, addirittura lei, l’icona Marilyn Monroe, interpretata da una delle tante sosia più o meno ufficiali dell’indimenticato mito, Suzie Kennedy (doppiata in maniera fastidiosissima).

Di nuovo, a conti fatti, c’è davvero poco. Ci sono
Massimo Ceccherini e Luca Laurenti, nei panni di due gay incredibilmente maschili, fuori quindi dall’odioso clichè della ‘macchietta’, il concetto di ‘famiglia allargata’, che ha ormai spodestato dal trono sociale quello della cosiddetta ‘famiglia tradizionale’, qualche risata, poca volgarità e un Francesco Guccini che c’è incredibilmente cascato ancora una volta, riprendendo parte al cinepanettone targato Pieraccioni, sempre uguale a se stesso, pregi e difetti…

Firenze. Gualtiero è un uomo divorziato sui quarant’anni. Pulisce le piscine, non fuma, non beve, non gioca d’azzardo. Un uomo da sposare, se non fosse che la moglie, stanca probabilmente di una vita così ‘normale’, non l’abbia lasciato per Pasquale, spocchioso e volgare circense napoletano. La vita di Gualtiero procede così a vista, cercando di crescere la propria amata figlia, affidata alla madre e al suo odioso patrigno, fino a quando una sera, insieme a due amici omosessuali, attraveso una seduta spiritica chiama addirittura lei… Marilyn Monroe! Tormentato dallo spirito di Marilyn, che solo lui può vedere e sentire, Gualtiero cercherà in tutti i modi di riprendersi l’amata moglie, scoprendo invece che…

Formula che vince, non si cambia. Da buon regista di cinepanettoni mascherati come “altro”, Leonardo Pieraccioni giustamente non cambia gli ingredienti principali della sua 9° commedia, aggiungendo giusto qualche spezia in più, tanto per improfumare la bocca del disattento spettatore. Dal punto di vista della regia, come al solito, siamo all’A-B-C. Movimenti di macchina mai presi in considerazione, attori statici ed immobili che recitano davanti alla cinepresa, montaggio elementare, colonna sonora tutto tranne che innovativa, fotografia standard, qualche ‘effetto speciale’ e poco più.

Anche dal punto di vista dello script, purtroppo, c’è poco di nuovo. Veronesi e Pieraccioni fanno entrare ed uscire alla rapidità della luce personaggi secondari come nulla fosse. Il duo Ceccherini/Laurenti, incredibilmente non fastidiosi nel vestire i panni di una coppia gay, lo vediamo all’inizio, per poi sparire improvvisamente in tutta la parte centrale, tornando all’improvviso verso la fine. Idem si potrebbe dire per un’anziana signora che abita nel palazzo di Pieraccioni, fondamentale per la seduta spiritica, che non si capisce minimamente chi sia. Francesco Guccini, nelle vesti di uno psichiatra, fa la sua breve ed assolutamente inutile comparsata, mentre funziona il ‘pazzo’ Rocco Papaleo, così come il domatore di tigri Biagio Izzo, che anno dopo anno passa da un cinepanettone all’altro. In sostanza tutti insieme appassionatamente, per quello che lo stesso regista ha etichettato come il “mio primo film fantasy“. Già questo potrebbe e dovrebbe mettervi sulla giusta strada…

Il messaggio della famiglia allargata, che ha ormai annientato quella della famiglia ‘tradizionale’, arriva a destinazione, così come funziona la coppia di pasticcieri gay, gelosi fino alla morte, maschili e tifosi di calcio, con addirittura un trattenuto Ceccherini nei panni di un ‘omogenitore’. Per l’Italia di oggi, sotto Natale poi, un messaggio coraggioso nel suo essere teoricamente ‘normale’, in un paese in cui la presunta normalità viene ainoi quotidianamente accostata alla diversità, soprattutto se sessuale.

Peccato che l’idea dello spirito di Marilyn richiamato in vita non riesca a trascinare l’intera pellicola, che in 90 minuti strappa non più di una decina di risate. Il volto bonaccione e perennemente ‘buono’ e da bravo ragazzo di Pieraccioni fanno poi il resto, incorniciando un film che piacerà a chi ha sempre apprezzato il regista toscano, lasciando invece indifferenti tutti gli altri, compresi quelli che 13 anni fa assaltavano i cinema per andare a vedere Il Ciclone, film che ancora oggi detiene il record d’incasso al botteghino nazionale, con 75 miliardi di vecchie lire. Questo è Leonardo Pieraccioni, nel bene e nel male…

Voto:5

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