Pelham 1 2 3 – Ostaggi in Metropolitana: Recensione in Anteprima

Condividi


Pelham 1 2 3 – Ostaggi in Metropolitana
Recensione in Anteprima
Uscita in Sala: 18 settembre
Postata da ME anche qui

A.A.A cercasi disperatamente Tony Scott. Passo. L’ultima volta è stato visto nel 1998. Passo. Uscì in sala con Nemico Pubblico. Passo. Da allora naviga a vista. Passo e chiudo. Che fine ha fatto il regista di Top Gun? La domanda sorge spontanea dopo aver visto la sua ultima “fatica”, Pelham 1 2 3 – Ostaggi in Metropolitana, remake di un classico degli anni 70, diretto in quel caso da Joseph Sargent ed interpretato da Walter Matthau.

Peccato che questo nuovo Pelham non meriti nemmeno lontanamente di essere anche solo accostato al fratello vintage degli anni 70, visto il delirio di scrittura a cui è dovuto andare incontro. Come abbia fatto Brian Helgeland, sceneggiatore di Mystic River e L.A. Confidential, a tirar fuori dalla propria penna bagnata di Oscar uno script simile resta un autentico mistero. A risentirne in primis lo spettatore, costretto a dover subire 100 minuti di assurdità, senza dimenticare i due protagonisti, Denzel Washingtone John Travolta, con quest’ultimo chiamato a dover interpretare il ‘terrorista’ più inutilmente schizzato degli ultimi anni

Il punto più basso? Probabilmente sì. Tony Scott non riesce a risollevarsi dall’encefalogramma piatto in cui è entrato, cinematograficamente parlando, da un paio d’anni nemmeno con un remake simile, tratto da un romanzo di Morton Freedgood e da un cult movie di 3 decenni fa, con ben 100 milioni di dollari a disposizione. Dopo aver visto il film possiamo tranquillamente dedurre come un buon 75% di quei 100 milioni siano finiti nelle tasche dei due attori protagonisti e in quelle della città di New York, che ha permesso alla troupe di girare all’interno dei sotterranei della metropolitana cittadina per oltre un mese. Se così non fosse bisognerebbe chiedere a Scott un dettagliato resoconto sui costi, visto che di spaventosamente ed economicamente dispendioso, dal punto di vista dell’impatto visivo, in questo Pelham non c’è nulla.

La trama, per chiunque ha avuto il piacere di vedere il film originale, è ben nota. Un pazzo prende in ostaggio un treno dell’immensa metropolitana newyorkese, la linea Pelham 123, per la precisione, chiedendo un riscatto in denaro. A trattare con lui non un poliziotto ma un normalissimo cittadino, un dipendente della metropolitana stessa, trovatosi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

Da quando alzerà la cornetta per Garber, questo il suo nome, inizierà una giornata da incubo, con un folle pronto ad uccidere gli ostaggi uno ad uno, se dal Sindaco, e dalla stessa città di New York, non arrivino entro 60 minuti 10 milioni di dollari. Ad interpretare Garber troviamo un imbolsito Denzel Washington, mentre dall’altra parte, a vestire i panni del super cattivo, un macchiettistico e quasi fastidioso John Travolta.

Tra i due si instaura da subito, a causa della discutibilissima sceneggiatura, un rapporto friabile come lo zucchero, costruito sul nulla e mandato avanti da dialoghi leggeri come la neve. Per cercare di portare avanti la scricchiolante trama, Scott raschia il fondo dei clichè polizieschi, superandosi con l’immagine del Sindaco ignorante, cinico e venduto, interpretato da James Gandolfini, e il negoziatore John Turturro, sprecato come sempre più spesso accade.

La costruzione dei personaggi è rapida, banale e forzata, con Travolta costretto a dover interpretare un broker finanziario inspiegabilmente impazzito e diventato criminale. Le sue ’sbroccate’ rasentano il ridicolo, così come la folle trasformazione di Washington da normale impiegato ad eroe in versione Rambo nel giro di un paio di scene.

Non contenti, Scott e Brian Helgeland puntellano il film di altre idiozie varie, come un imbarazzante rapporto d’amore tra uno degli ostaggi e la sua ragazza, a casa ma incredibilmente collegata via internet con l’interno del vagone senza che nessuno dei sequestratori se ne accorga, toccando poi l’apice nel costruire il rapporto d’amore tra Washington e sua moglie, attraverso un dialogo che finisce per coinvolgere un… litro di latte!

A non aiutare nemmeno l’azione, non particolarmente eccelsa sotto tutti i punti di vista, per un film che fa acqua da tutte le parti, senza trovare praticamente nessuna ancora di salvataggio. Se qualcuno sa rispondere al quesito iniziale (che fine ha fatto Tony Scott?) si faccia vivo il prima possibile.

Voto: 4

Autore

Articoli correlati

Impostazioni privacy