Un’Estate ai Caraibi: Recensione in Anteprima

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Un’Estate ai Caraibi
Recensione in Anteprima
Uscita in sala: 12 giugno
Postata DA ME anche qui

Dopo il fallito tentativo dello scorso anno di dar vita al cinecocomero con Un’estate al Mare, tornano i fratelli Vanzina con un secondo film ’su commissione’, Un’Estate ai Caraibi. L’idea, nata in casa Medusa e assolutamente di tutto rispetto, era ed è quella di allungare la stagione cinematografica italiana, lanciando una tipica commedia di stampo ‘natalizio’ in piena estate, in modo da riempire le sale, solitamente tristemente vuote. Peccato che, come capitato lo scorso anno, anche con questo 2° tentativo le buone intenzioni siano state letteralmente travolte dalla mediocrità lancinante della pellicola stessa.

Spiace dirlo ma i Vanzina Brothers ormai non esistono davvero più. Padri di autentici gioielli della commedia italiana degli anni 80, da Sapore di Mare a Vacanze di Natale, i figli di Steno si son persi negli anni, perdendo mordente, tempi comici e probabilmente quella voglia di migliorare e di ’sforzarsi’ ad andare oltre al solito scialbo e ripetitivo compitino che ormai non riescono più a mollare. Un’Estate ai Caraibi non solo non è paragonabile ai cinepanettoni (e già questo è un tutto dire), ma probabilmente nemmeno al già deludente primo capitolo della scorsa stagione…

I critici e la commedia all’italiana. Da decenni una spaccatura insanabile corre spedita tra queste due ‘categorie’. Peccato che con titoli come Un’estate al Mare, I Mostri Oggi o questo Un’estate ai Caraibi la famigerata ’spocchia’ centri davvero poco. Qui si parla ed è giusto parlare di film brutti. Film che partono con un handicap evidente in fase di sceneggiatura. Son stati gli stessi Vanzina ad ammettere di aver avuto poco tempo per scrivere lo script di questo film. A settembre glie l’hanno ‘commissionato’ e a Febbraio, dopo 5 mesi, ne avevano già finito le riprese. 5 mesi per dar vita ad un film, dalla A alla Z.

A farne le spese la storia, suddivisa nei soliti capitoli, quest’anno non separati tra di loro, come capitato con Un’estate al Mare, ma in qualche modo legati ed intervallati, come fatto da Fausto Brizzi (con tutt’altro risultato…) con Ex. Storie che prendono a piene mani dalla banalità più estrema, scontate in ogni minima gag e talmente telefonate da far scendere in depressione.

Si ‘osa’ addirittura omaggiare un classico di papà Steno come Febbre da Cavallo, ricordato dallo stesso Gigi Proietti nel suo deludentissimo e chapliniano episodio, senza lasciarsi scappare l’ennesima comparsata berlusconiana, con tanto di sosia del Presidente del Consiglio preso in prestito dal Bagaglino televisivo.

I vizi e le virtù dell’italiano medio vengono ormai sostituite dal fondo del barile, raschiato in cerca di clichè cinematografici che finiscono alla fine per annoiare e stancare, perchè visti e riviste miliardi di volte. Le pseudo storie dei vari protagonisti portano ovviamente tutte ai Caraibi, dove misteriosamente ogni abitante parla italiano, tra tette, culi, concorsi di Miss Maglietta Bagnata, pavimenti ricoperti di cera che causano capitomboli (ebbene sì…) , jeep che investono carretti della frutta (ebbene sì parte seconda…) e ‘mandrakate’ viste e riviste portate avanti da uno sprecato e ‘venduto’ Gigi Proietti.

Ed è proprio Proietti a stupire, perchè ancora capace di dire sì a simili atrocità. Lo scorso anno, con Un’estate al mare, solo il suo episodio si salvò dal naufragio più totale. Quest’anno, purtroppo per lui, non ha avuto nemmeno questa fortuna, affondando con tutta la nave assieme ai compagni di viaggio. Si doveva fermare probabilmente alle Barzellette, altra ‘vanzinata’ che rispetto a questo titolo potrebbe essere paragonata a Quarto Potere!

A strappare qualche risata arrivano in soccorso solo Maurizio Mattioli ed Enrico Brignano, decisamente convincenti come coppia, mentre anche il solitamente ottimo Carlo Buccirosso arranca dinanzi ad un episodio, il suo, a dir poco surreale. Attorno a loro ruotano il solito Biagio Izzo, il terribile Enrico Bertolino, la ’statua di cera’ Jayde Nicole, l’eccessivo Paolo Ruffini, l’inutile Paolo Conticini, la bella e basta Elena Seredova ed una Martina Stella che nella mediocrità totale quasi si salva. A completare il quadro la lunghezza biblica, addirittura 110 minuti, intervallata da tormentoni dance di quest’estate appena iniziata che, statene certi, non verrà di certo ricordata per questo ultimo capitolo di una brillante carriera, quella dei Vanzina, ormai in caduta libera.

Voto: 2

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