Nemico Pubblico N.1 – L’istinto di morte (parte 1): Recensione in Anteprima

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Nemico Pubblico N.1 – L’istinto di morte (parte 1)
Recensione in Anteprima
Postato DA ME anche su Cineblog
Uscita sala 1° capitolo: 13 marzo
Uscita sala 2° capitolo: 17 aprile

Il criminale numero uno di Francia, tanto ricercato dalla polizia quanto amato dai connazionali. Jacques Masrine ha segnato la storia franese degli anni 60 e 70, diventando uno dei gangster più famosi al mondo. Da soldato ribelle dell’esercito francese in Algeria a spietato criminale nelle strade di Parigi. Delinquente o eroe? Assassino o icona rivoluzionaria? Chi era veramente Jacques Masrine?

Un autentico biopic kolossal. 9 mesi di riprese ininterrotte, il meglio del cinema fracese a disposizione, 18 milioni di euro incassati al box office nazionale, 10 nomination ai Cèsar, un budget hollywoodiano ed addirittura due capitoli separati, in modo da raccontare per filo e per segno la vita, la storia e la leggenda di Jacques Masrine. Ad interpretarlo uno strepitoso Vincent Cassel, in un film che però, per essere giudicato appieno, dovrà attendere l’uscita in sala della 2° ed ultima parte.

Nemico Pubblico N.1 – L’istinto di Morte (parte 1) e Nemico Pubblico N.2 – L’ora della Fuga (parte 2) . Prima e seconda parte della vita di Jacques Masrine, gangster spietato ed icona della Francia di tre decenni fa. Aspettando di poter giudicare la seconda ed ultima parte, possiamo iniziare a commentare e a ‘pesare’ questo primo capitolo.

Diretto da Jean Francois Richet, regista di Assalto Distretto 13, De L’amour e Etat del Lieux, il film nasce dall’omonimo romanzo autobiografico scitto dal carcere, prima della sua storica evasione, dallo stesso Jacque Mesrine. Una vita talmente folle e surreale quella di Mesrine da risultare pura invenzione cinematografica. Ma così non è. Quello che vediamo nel film è tutto ‘più o meno’ realmente accaduto.

La prima parte dell’opera giunonica cerca di capire il cambiamento interno, mentale e comportamentale che portò Mesrine dall’essere un soldato dell’esercito francese ad uno spietato gangster. La strada intrapresa da Richet è quella della spettacolarizzazione del tutto. A metà tra biopic e thriller, senza tralasciare quelle spruzzate di poliziesco e di giallo necessarie nel realizzare un’opera simile, Richet cerca di spiegare il personaggio in tutte le sue enormi complessità, in tutte le sue maschere. Rapinatore di banche o donnaiolo? Padre affettuoso o artista della fuga? Geniale comunicatore o semplice delinquente? Soldato o assassino?

Nemico Pubblico N.1 – L’istinto di Morte (parte 1) parte da questi presupposti per raccontarci Jacques Mesrine, volando però troppo velocemente dall’Algeria alla Francia, quando Jacques torna in patria da soldato per darsi alla malavita. Perchè lo fa? Qual è il passaggio determinante che lo porta a cotanta evoluzione? Domande che restano nel limbo, visto che nemmeno Jean Francois Richet riesce a rispondergli. Con un semplice colpo di spugna Richet cancella questi non piccoli particolari, tralasciando anche l’importanza criminale dell’OAS, limitandosi a farla rappresentare dal solito ed immancabile Gerard Depardieu.

Dettagliatissima la ricostruzione scenografica storica dell’epoca, che attraversa tre decenni, gli anni 50, 60 e 70, con tanto di strizzata d’occhio a Brian De Palma ed al suo celebre split screen. Richet prende a piene mani questo espediente narrativo, approfittandone per realizzare un tesissimo e riuscitissimo prologo.

Autentica star della pellicola lui, un magnifico Vincent Cassel. Presente praticamente in ogni minima inquadratura, Cassel mette in mostra forse la migliore esibizione della propria decennale carriera, trasformandosi tanto nel fisico quanto nello sguardo. Richet prende una posizione netta, cercando di non portare in sala un Mesrine eccessivamente “fico”, tanto da diventare modello da imitare. A differenza del tedesco La banda Baader Meinhof, dove tutti i protagonisti più che terroristi sembrano autentici modelli cool da amare se non venerare, il Mesrine di Richet è mentalmente borderline.

E’ incontrollabile, non riesce a gestire la propria irruenza, verbale e fisica, è violento, è un delinquente a tutti gli effetti. Spesso si finisce per ‘tifare’ per lui, ad esempio con l’incredibile e storica evasione dal carcere di massima sicurezza di La Santè. E’ il 1978, Mesrine è già il ricercato Numero 1 di Francia e Canada. I media impazziscono per lui, che li coccola e li comanda come un abile burattinaio, fino al novembre del 1979, quando la polizia, in pieno giorno ed al centro di Parigi, lo uccide a sangue freddo. Non un avvertimento, solo spari. Un’autentica esecuzione. Il mito Mesrine rinasce proprio da quel 2 novembre del 1979, diventando eroe del contropotere, della ribellione, della rivoluzione. Un’icona per migliaia di francesi, ancora oggi viva.

Ciò che ne viene fuori però, da questo primo capitolo, è una sensazione di eccessiva lunghezza, forse evitabile. Aveva davvero senso realizzare due film di due ore l’uno, troncando di netto la storia esattamente a metà? Siamo davvero sicuri che non si potessero tagliare 20 minuti da un capitolo e 20 dall’altro, realizzandone uno solo da tre ore? Domande che nascono spontanee dopo la visione di questa prima parte, sinceramente eccessiva nella sua lunghezza e, volendo, pronta ad essere data in pasto a tagli strutturali sinceramente più che fattibili.

Le fondamenta della casa sono state poste da Jean Francois Richet che, a questo punto, ci deve far vedere come ha costruito il resto dell’abitazione. Sarà un tugurio, un monolocale o un bell’attico? Non ci resta che attendere per scoprirlo. Per ora, accontentiamoci di questo primo discreto assaggio…

Voto Federico: 6,5

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