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Il Mattino ha l’oro in Bocca, recensione in anteprima

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Il Mattino ha l’oro in Bocca: Recensione in Anteprima
Uscita nelle Sale: Venerdi 29 febbraio
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Firenze, primi anni 70. Qui parte la carriera di Marco Baldini, giovane fiorentino dal presente incerto e dal futuro tutto da costruire, che di punto in bianco si ritrova a fare il dj in una piccola radio locale. Incredibilmente il programma decolla, il ragazzo si fa un nome, fino al casuale incontro con il capo dei capi dei dj: Claudio Cecchetto. Per Marco si aprono le porte della storica Radio Deejay, e da Firenze si arriva alla Milano da bere.
Soldi, notorietà, una carriera che decolla, una trasmissione di culto con un giovane ragazzo proveniente dai villaggi vacanze chiamato Rosario, fans adoranti, ma soprattutto un vizio che picchia ai fianchi il giovane Baldini: il gioco.
Cavalli, poker, puntate incredibili, perdite mostruose, prestiti con interessi altissimi chiesti a strozzini che non scherzano, fino al punto di non ritorno, al fondo del barile che se raschiato puzza di fossa…

5 anni dopo l’applauditissimo e premiatissimo Pater Familias torna Francesco Patierno con questo Il mattino ha l’oro in bocca, liberamente tratto dal Giocatore di Marco Baldini. A prima vista la svolta del regista è a dir poco clamorosa. Dall’esordio folgorante ci ritroviamo con questa storia terribilmente drammatica raccontata con toni leggerissimi, da pura commedia. E proprio questo particolare fa storcere la bocca. L’aver deciso di raccontarla in questo modo, dandogli un taglio scansonato, limita la storia stessa, che non osa, si tiene, troppo politically correct, quasi ci fosse il timore di infastidire i personaggi reali.
Lo stesso Patierno sottolinea addirittura di aver messo su un Pinocchio moderno, con una mandria di Gatti e di Volpi, un Mangiafuoco strozzino, il buon Geppetto che sacrifica il proprio sogno per aiutare il suo Pinocchio, fino alla Fata Turchina finale che porta il bambino finalmente cresciuto fuori dai guai. Come Fata Patierno porta in scena una Chiatti monotematica, e conseguentemente monoespressiva, rappresentata come una ‘bad girl’ solo perchè cassiera in una ricevitoria ippica, sempre con la sigaretta in bocca, non bionda ma castano scura, con due occhiaie fisse e a conoscenza della biografia di Jack Daniel’s… della serie “wow che introspezione!”.
L’altro volto femminile è quello dell’assolutamente impalpabile Martina Stella, che appare in 3scene3, giovane fidanzata di Marco Baldini quando era ancora a Firenze. La povera Stella, persa ormai negli anni nei meandri gossippari, si ritrova a dover intepretare un personaggio insensato, mal scritto e mal rappresentato, finendo nell’assoluto dimenticatoio. Solitamente ci mette parecchio già di suo, aiutarla anche con una parte veramente folle non è stato di certo d’aiuto.
Alle due girls ovviamente si contrappone il vero protagonista del film, Elio Germano. Considerato, giustamente, il miglior attore della propria generazione, Germano se la cava, senza però trasmettere particolari emozioni, contribuendo al senso di sincera inutilità della pellicola stessa. Patierno non cerca di entrare nella psiche di Baldini, non spiega perchè il giovane Marco non riesca a fare a meno del gioco, non prende in esame la sua psicosi, trattando tutto come se fosse un gioco, un passatempo, tra una diretta radiofonica e l’altra, facendo raccontare tra l’altro allo stesso Germano la storia stessa, attraverso una fastidiosissima voce fuori campo.
Tutto il circo baldiniano viene preso in esame, con personaggi stereotipati e portati all’eccesso come nel caso di Fiorello e Cecchetto, in un ventennio, quello degli anni 70/80, rappresentato malamente, con Micra targate CN 078ER parcheggiate in bella mostra. Paradossalmente alla fine della fiera a prendersi un meritato applauso sono gli attori di contorno come Carlo Monni, commovente padre di Marco Baldini, e il mitico Umberto Orsini, temibile strozzino.
Curioso constatare poi come Radio Deejay, il cui marchio appare in bella mostra per buona parte del film, non abbia dato 1 euro che 1 alla produzione, a detta degli stessi interessati.
In conclusione un film sbagliato, malamente pensato, su cui incombe una domanda sostanziale, ovvero: ma si può fare un film sulla vita di Marco Baldini? Trovata la risposta, si esce dalla sala e si pensa decisamente già ad altro…

Voto:4,5

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