Le mie recensioni ( si lo so…spesso da querela!!!)

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JARHEAD:

Il primo agosto del 65, in Inghilterra, nasceva Sam Mendes. Diventato nel 92 direttore artistico del Donmar Warehouse di Londra, fino al 2002, dopo aver vinto decinde di premi teatrali, il giovane Mendes decide di intraprendere la carriera cinematografica, nel 1999, realizzando un CAPOLAVORO, ovvero American Beauty, 82 premi nel mondo, tra cui 5 oscar. Passano 3 anni e Sam decide di tornare dietro la macchina da presa e realizza un altro mezzo capolavoro, a mio avviso, ovvero Era mio Padre, altra carrellata di premi vinti, tra cui 6 nomination all Oscar. Passano ancora 3 anni e Mendes conclude la sua personale trilogia sull’America, rispolverando e dando nuova vita ad un filone, quello bellico, realizzando un altra gemma, ovvero Jerhead. Riprendendo la guerra del Golfo contro Saddam, portata avanti da Bush senior, del 91, Mendes tocca tutti gli stereotipi registici dei film bellici, aggiungendoci il suo tocco magico, cinico e al tempo stesso poetico. Palese l’omaggio a Kubrick ed al suo Full Metal Jacket, tutta la parte dell’addestramento segue passo passo quella del film di Stanley, e reso visivamente è quello ad Apocalypse Now di Coppola e Il Cacciatore di Cimino. Finiti i ringraziamenti, Mendes si scatena, realizzando un film di guerra senza mai mostrare la guerra stessa! Tutti si aspettiano che da un momento all’altro succeda il finimondo, ed invece no, le migliaia di Marines americani spediti nel deserto per mesi e mesi non spareranno un colpo che uno, se non in aria, non ammazzeranno un iracheno, dovranno solo continuare ad addestrarsi, mostrare alle tv di mezzo mondo il loro falso impegno e la loro falsa gioia, nello star li, e soprattutto dovranno proteggere i cari pozzi di petrolio, mentre a combattere la LORO guerra, ad ammazzare le LORO prede, ci pensano gli aerei, gli elicotteri, vere stars della prima guerra del golfo.
Eccezionali alcune scene, tra tutte quella che vede protagonista un cavallo vittima del “sangue della terra”, da applausi la fotografia, accompagnata dagli splendidi sfondi naturali del deserto, forse un po deboli i dialoghi, Mendes mostra l’inutilià della guerra, la voglia di sangue dei Marines che vanno a combatterla, l’apatia e l’alienazione che dominano in loro, con un cinismo feroce che certamente non poteva non far discutere, d’altronde la verità fa male, ed infatti in America il film è stato attaccato.
Un film da vedere, questa terza perla registica, per un quarantenne che non finisce davvero mai di stupire.

VOTO: 7,5

THE LIBERTINE:


Veramente particolare questo “The Libertine”. Siamo nell’Inghilterra lussuriosa, pornografica, malata e ubriacona di fine 600. Sono tre le arti predilette del momento, lo scrivere, il bere e il trombare, ed il più bravo di tutti, forse l’unico ad essere una vera star in tutte e tre le arti, è il Conte di Rochester, rappresentato da un sempre più bravo Johnny Depp, particolarmente a suo agio nella parte. Come riesca a passare da un Willy Wonka e un Jack Sparrow ad un conte ubriacone, re della trasgressione libertina, morto a 33 anni per la vita sfrenata fino a quel momento vissuta, è davvero incredibile. Il film tecnicamente non è malaccio, anche se il regista esagera, a mio avviso, con la macchina a spalla, neanche fosse Von Trier, splendida è la fotografia, ottenuto solo grazie a luci naturali, spcificatamente solo grazie alla luce delle candele, dando così al film una credibilità storica niente male. Interessante è anche l’idea del prologo e dell’epilogo, presentati dallo stesso Deep/Rochester, che parla direttamente allo spettatore. Si narra che dal film siano state tagliate alcune scene, tra cui un bacio tra Deep e Malkovich, Re Carlo II, e la cosa sinceramente fa ridere, visto che il film è una provocazione, visiva e uditiva, dall’inizio alla fine, con il sesso come pensiero fisso di tutti i protagonisti A questo punto si poteva non tagliare nulla, visto anche il tempo passato per distribuire il film, del 2004, divieto più divieto meno. Ma anche lodando il film, dal punto di vista tecnico e interpretativo, la stranezza sta tutta nel fatto che non riesce a dare nulla allo spettatore, dal punto di vista emotivo, si esce dalla sala e gia si pensa ad altro! Il film scorre via, senza lasciare pareri o interpretazioni di nessun tipo. E non c’è difetto perggiore per un film…

Voto: 5,5

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