Habemus Papam: Recensione in Anteprima

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Habemus Papam
Recensione in Anteprima
Uscita in Sala: 15 aprile
Pubblicata DA ME su Cineblog

10 anni dopo il trionfo de La Stanza del Figlio al Festival di Cannes, Nanni Moretti torna sulla Croisette con un film finalmente presentato alla stampa, a 24 ore dall’uscita nei cinema italiani. 11° titolo del regista, Habemus Papam ci regala un Moretti d’annata, lontano dalle sue ultime pellicole, decisamente ‘politiche’, e pronto ad addentrarsi nelle segrete stanze Vaticane, nel bel mezzo di un Conclave. Prendendo spunto dall’elezione Papale, Nannì, come lo chiamano in Francia, concentra la propria attenzione sulle angosce di un uomo, eletto ‘Dio in terra’ ma in realtà fragile come qualsiasi altro essere umano.

Travolto dall’imponente ed inattesa responsabilità appena consegnatagli, il Papa di Moretti ha il volto stanco, perplesso e sofferente di Michel Piccoli, finito in crisi depressiva nel momento stesso dell’annuncio fatto alla folla accalcatasi in Piazza San Pietro. Per cercare di aiutare il silente ed impaurito nuovo Pontefice, i cardinali si piegano alla psicanalisi e allo psicanalista ‘più bravo di tutti‘, non credente e alquanto irritabile, interpretato da uno straordinario Moretti, che strappa risate a scena aperta, tra trovate geniali, scene magnifiche e momenti di eccessiva stanca.

C’è chi lo ama, come il sottoscritto, e chi lo odia, come tanti altri. Nanni Moretti da sempre divide. Critica e pubblico, conquistando oppure lasciando totalmente indifferenti. Nel bene o nel male, un film di Moretti diventa sempre e comunque un ‘evento’, mediatico e non. Avvolto nel totale mistero per mesi, Habemus Papam è stato presentato in mattinata alla stampa nazionale, con annesso pressbook addirittura privo di sinossi ufficiale. Un’attesa tanto potente da aver spinto la 01 a lanciare il film in 500 copie, a partire da domani, ovvero quasi 150 in più rispetto a Il Caimano, ultimo film del regista, uscito nel 2006 e riuscito ad incassare quasi 8 milioni di euro.

Il tema trattato, d’altronde, è talmente curioso ed originale da non poter lasciare indifferenti. Un Papa appena eletto incapace di gestire il peso di un miliardo di fedeli, e le responsabilità conseguenti a quella stessa incoronazione. La strada della psicanalisi per provare a guarirlo, con lo straordinario tocco ‘morettiano’, qui ancor più surreale del solito, a completare il ricco quadro. L’opera convince però a tratti. Se l’inizio prende a piene mani da quelle che sono immagini di repertorio, con il funerale di Papa Giovanni Paolo II, il Conclave, con l’annessa scelta del nuovo Pontefice, va troppo per le lunghe. Moretti esagera, nel rimarcare i dubbi e le insicurezze dei cardinali, finendo per ‘addormentare’ il film. Fino a quando non entra in scena lui, con il suo fantastico personaggio. E qui la pellicola torna a volare alto, grazie ad una serie di dialoghi pungenti e a delle trovate, il torneo di pallavolo su tutte, semplicemente fantastiche.

Tecnicamente ‘importante’, con scenografie sontuose, una Cappella Sistina completamente ricostruita negli studi di Cinecittà, dei magnifici costumi e un’epica colonna sonora targata Franco Piersanti, Habemus Papam oscilla continuamente, tra commedia e dramma introspettivo, mostrandoci il volto inedito della Chiesa Cattolica, rappresentata da decine di cardinali che nel bel mezzo del Conclave pregano il Signore non per farsi eleggere, bensì per fuggire dall’incombente responsabilità, riempendo i momenti di pausa con partite a Scopone Scientifico. Un punto di vista toccato con garbo da Nanni, riuscito a non cadere nella facile ironia, mai macchiettistica ma anzi sorprendentemente originale, nel saper disegnare i tratti ‘umani’ di uomini che dall’esterno, troppo spesso, vengono visti quasi come ‘divinità’ in Terra.

Con straordinaria perfidia, Moretti si diverte a disegnare un fenomenale prototipo del giornalista televisivo ‘medio’ italiano, rimanendo comunque sempre dietro le quinte, ovvero all’ombra di un imponente Michel Piccoli, inedito Papa in crisi d’identità. Ed è qui, nel percorso introspettivo seguito da Piccoli per provare a capire e a superare i motivi dell’incalzante stato depressivo, che Moretti probabilmente si perde, tra detto e non detto, finendo per saltare continuamente da una situazione a tratti drammatica, quella del Papa in crisi, ad una drammaticamente surreale, e per questo esilarante, che lo vede direttamente protagonista, tra le mura Vaticane. Un pendolo continuo che finisce per far deragliare la pellicola da un binario preciso, dividendola in maniera quasi netta, e chissà se voluta.

Tralasciando la reale ‘credibilità’ della storia raccontata, con annesse tutte le paradossali svolte, l’ecumenico e poetico Habemus Papam ci regala comunque il ritorno di un grandissimo regista, aihnoi poco ‘prolifico’ dal punto di vista registico ma mai banale, e ancora una volta riuscito a conquistare attraverso una pellicola tanto particolare quanto coraggiosa, soprattutto nel finale, tecnicamente impeccabile e recitativamente sublime, a tratti imperfetta ma complessivamente più che notevole, e nettamente superiore a Il Caimano, tanto da farci gridare, con orgoglio nazionale, “fortunatamente Habemus Moretti“.

Voto: 7,5

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