Pride, l’unico film delle feste natalizie per ridere, commuovervi e inorgoglirvi

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Nell’Inghilterra del 1984, con i minatori del Paese che diedero vita ad un leggendario sciopero ad oltranza contro Margaret Thatcher durato uno sfiancante anno, avvenne qualcosa di incredibile e fino ad oggi ai più sconosciuto. Perché ad appoggiare gli sciopertanti del Galles furono dei gay di Londra che fondarono il movimento LGSM (Lesbiche e Gay a sostegno dei Minatori). Quest’incredibile e apparentemente surreale storia è diventata cinema grazie alla frizzante regia di Matthew Warchus e alla straordinaria sceneggiatura di Stephen Beresford. Pride il titolo della pellicola, trionfalmente accolta all’ultimo Festival di Cannes e in arrivo nelle sale nostrane il prossimo 11 dicembre grazie alla Teodora. Il vero ed unico film delle feste natalizie nostrane.
Un’opera divertente e commovente, sorprendente ed elettrizzante. Una storia vera fondata sull’orgoglio. Quel ‘pride’ del titolo che ha trovato riparo sotto un’unica bandiera, in grado di abbracciare due universi decisamente distanti. Quello dei burberi e omofobi minatori e quello rainbow della comunità gay londinese. Furono questi ultimi a voler appoggiare i primi, perchè da sempre costretti a subire insulti, botte dalla polizia, menzogne diffamanti dalla stampa e menefreghismo politico dal Governo. I diversi, i pervertiti, gli emarginati della società, che con coraggio decisero di raccogliere denaro per quelle famiglie senza cibo, denaro e gas per riscaldarsi dal freddo che ‘osarono’ protestare e scioperare contro il sistema. E chi se ne frega se diversi da noi, per non dire ostili. Il socialismo che sfida il capitalismo, la forza dell’unione contro l’individualismo. Warchus e Beresford sono riusciti a bilanciare un film straordinario in tutte le sue componenti. Nell’incontro/scontro tra i due mondi, nell’accettazione altrui, nell’imparare a conoscere e ad apprezzare realtà a noi distanti, nelle lotte interne alle famiglie e alla società degli anni ’80, che nel pieno dello spauracchio AIDS vedeva l’omofobia espandersi a macchia d’olio in tutto il mondo. Persino nella ‘civile’ Inghilterra. Un titolo che sprizza solidarietà e voglia di appartenenza da ogni poro, mostrando con ritmata, divertente e britannica eleganza quello scontro generazionale che 30 anni fa vide gay e minatori stringersi la mano, per la prima volta, in segno di reciproca amicizia. Ineccepibile il cast, composto da due icone del cinema inglese come Bill Nighy ed Imelda Staunton, battagliera gallese a cui spetteranno le parti più dannatamente esilaranti, affiancati da un ritrovato Dominic West, un intenso Andrew Scott, un inedito Paddy Considine, dai giovani George MacKay, Ben Schnetzer, Chris Overton, Faye Marsay, Freddie Fox e dalla cazzutissima Jessica Gunning. Immancabili i cliché di rito, per un’inattesa ‘unione’ che vide i minatori perdere la sfida con la Thatcher ma ripagare l’improbabile alleanza con i gay londinesi in uno storico Pride nell’estate del 1985, quando furono proprio loro, centinaia di minatori gallesi, a guidare la sfilata per le strade di Londra. Toccando vari temi, dall’importanza del coming out all’incubo dell’HIV che in quegli anni prendeva piede, Warchus e Beresford hanno realizzato una sorta di manifesto cinematografico internazionale per i diritti, dando risalto ad una vicenda che vide la forza dell’unione sconfiggere la solitudine dell’indifferenza e dell’ignoranza, ampliando l’orizzonte di chi sciopera e/o protesta per raggiungere determinati traguardi. Pesando perfettamente svolte di scrittura, fior fior di risate e momenti di autentica commozione, grazie anche ad una ficcante colonna sonora che spazia tra dance e canti popolari britannici, Pride non è altro che una fresca, appagante, piacevole e rigogliosa boccata d’ossigeno formato celluloide, cosa a cui da sempre solo e soltanto gli inglesi ci hanno abituato. Ma anche, se non soprattutto, una ricca tirata d’orecchie per tutti quegli omosessuali che ancora oggi vivono con terrore la propria sessualità, nascondendola prima a se’ stessi che agli altri. Sbagliando clamorosamente. Perché abbiamo solo una vita da poter vivere a nostra disposizione, tra le altre cose anche clamorosamente breve, e allora perché sprecarla. Vivetela con fierezza.

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