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DDL Zan, ci mettono faccia e voce anche Levante, Paola Turci, Michele Bravi e Mahmood

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L’avevo chiesto a gran voce proprio ieri. Riusciremo mai a vedere Mahmood esporsi in prima persona in favore della legge contro l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo, tra un selfie in canotta e un giochino con i Pokemon? Ebbene sì, Mahmood ha appena pubblicamente espresso il proprio sostegno al DDL Zan, finalmente aggiungerei, cancellando la stronzata detta al Corriere nel 2019 (“La mia è una generazione che non rileva differenze se hai la pelle di un certo colore o se ami qualcuno di un sesso o di un altro“).
Perché nell’Italia in cui viviamo, e in cui vive anche Mahmood, quelle differenze purtroppo ancora esistono e generano discriminazione quotidiana.

“È di fondamentale importanza approvare la legge Zan”, ha oggi scritto Mahmood. “Ho sempre pensato che episodi di discriminazione basati sul sesso, sull’identità di genere e sull’orientamento sessuale debbano essere condannati. Mi è capitato più volte di assistere impotente a scene di questo tipo, soprattutto durante la mia adolescenza. A volte forse per paura o per debolezza, mi sono trovato inerme davantia situazioni che per me erano e sono una violenza. Violenza che uccide la libertà di ciascuno di essere sè stesso. Ora ho 28 anni e sento di avere, come tutti, la responsabilità di sostenere il disegno di legge.

Nelle stesse ore anche Paola Turci è scesa in campo, sottolineando come “In un Paese normale Pillon farebbe un altro mestiere”.

Pillon a cui Levante ha inviato, via Twitter, un fantastico consiglio: “non è mai tardi per iniziare un percorso di terapia che la aiuti a comprendere l’importanza dell’altro, il diritto dell’altro a essere chi vuole (liberamente) e il dovere di uno stato a tutelarne la libertà”.

Al Fatto Quotidiano, poi, anche Michele Bravi è tornato a gamba tesa sulla necessità di una legge: Dover affermare la necessità di una legge che difenda da atti discriminatori e violenti è dire un’ovvietà. Eppure si continua ad affrontare l’omotransfobia come un atto archiviato e risolto. E questo è pericoloso e imprudente. Quando si parla di diritti umani non c’è un ‘più importante’ o un ‘meno importante’, esiste solo la speranza di chi affida nelle mani dello Stato la necessità di riconoscere una protezione alla propria libertà e quindi dar modo ad un disegno di legge di attuarsi concretamente senza interruzioni ingiustificate”.
Cantanti famosi, amati, seguitissimi, che finalmente hanno deciso di usare le proprie voci per combattere una battaglia di civiltà e uguaglianza.

Dopo Elodie, Fedez, Mara Venier, Stefania Orlando, Nina Zilli, Barbara D’Urso, Achille Lauro, Laura Pausini, Emma Marrone e Tiziano Ferro, avanti i prossimi. C’è posto per TUTTI.

 

 

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