Regno Unito, musica mai tanto ricca come nel 2017 – tutto merito di Spotify, Amazon e Apple

Condividi

landscape-1518085603-adele-sam

Per anni abbiamo sentito dire che Spotify, Amazon e Apple avrebbero ucciso l’industria musicale.
Fregnacce.
I dischi si venderanno meno, rispetto a prima, ma altre entrate arricchiscono produttori e cantanti.
Nel Regno Unito, ad esempio, l’ultimo anno è stato il più ricco dal 1995, con un mercato di 839 milioni di sterline.
+10,6% rispetto all’anno precedente, secondo il The Guardian.
Le entrate dagli abbonamenti in streaming sono passate da £ 239 milioni nel 2016 a £ 347 milioni nel 2017, con un incremento di circa il 45%.
Le vendite dei vinili, poi, hanno toccato il picco degli ultimi 26 anni, mentre persino i CD sono andati incontro ad un +0,7% di entrate.
Segno più anche da YouTube, con 27 milioni di sterline generate.

Autore

Articoli correlati

Comments

  • Uenda 12 Aprile 2018 at 17:03

    Hai anticipato quello che volevo scrivere io, infatti stavo per dire che ci si preoccupa dell’aspetto economico e sticazzi di quello qualitativo. Ormai di arte non c’è nulla, è solo una fabbrica, la musica dove sta?

  • LaS 12 Aprile 2018 at 15:24

    Non saprei, bisogna analizzare meglio questi numeri. Quattro anni fa i Daft Punk denunciarono di aver incassato appena 9,000 dollari da “Get Lucky” con 100 milioni di stream.

    Mi sembra strano che l’industria improvvisamente si sia “così ripresa”. Voglio vederci chiaro.

    Nel frattempo i biglietti dei concerti aumentano e diventano una prerogativa per pochi…

  • Silly Shark 12 Aprile 2018 at 13:35

    ok ma ci sarebbe da analizzare un sacco di cose attorno a questi numeri, anche solo vedere nelle tasche di chi finiscono ‘sti soldi, non bastano poche righe d’articolo per pensare che sia una cosa positiva…
    Poi l’industria magari ne ha giovato davvero ma la musica proprio no, ormai chiunque pensa di poter cantare, e il 90% di quello che circola è merda usa e getta che viene dimenticata dopo pochissime settimane o mesi.
    Spazzatura musicale, nuove frontiere dello spreco di massa.