Ornella Vanoni, ‘sono sempre stata al vostro fianco ma vestiti più sobri anche i più bacchettoni vi ascolteranno’

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L’abito non fa e dovrebbe continuare a non fare il monaco, cara Ornella.
Sappiamo tutti quanto sei stata vicina e quanto sei tutt’ora vicina alla comunità glbtq, ma questo punto di vista è forzato e limitante.
Se in Italia non abbiamo ancora uno straccio di diritto, nel 2016, non è certamente per quel GIORNO l’anno in cui si scende in strada ANCHE con i boa di struzzo, i tacchi a spillo e le mutande bene in vista. E sinceramente non ci sto a sentirmi in OBBLIGO di indossare giacca e cravatta per ‘sperare’ in un ripensamento da parte di quella classe politica che da decenni mi vomita addosso di tutto.
Troverebbero altri appigli a cui aggrapparsi, perché questo fanno. Da sempre. Quindi non ci sto, e non ci starò mai ad una così fastidiosa semplificazione.
Perché così come una donna DEVE essere libera di andarsene in giro con minigonna, scollatura e tacchi a spillo senza sentirsi dare della MIGNOTTA, io, nel giorno del Pride che è di fatto la MIA FESTA, DEVO sentirmi libero di poter togliere proprio quella cravatta che magari indosso 350 giorni l’anno. E sfilare come cazzo meglio credo. Detto ciò, la foto da te gratuitamente pubblicata non solo non veniva dalle manifestazioni di sabato scorso (è del lontano 2007), ma neanche dall’Italia. Perché scattata in Germania. E pensa, i gay tedeschi (così conciati ai Pride) possono persino sposarsi.

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