Cronostoria di un Io ad intermittenza: chi è diventata Lady Gaga?

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iTunes Festival:
Il concerto ‘choc’ che ci mostra una Lady Gaga differente. Quasi techno. Si sparrucca, si denuda. Annuncia di voler evolvere, gettare la maschera e finirla con il personaggio che l’ha resa celebre in tutto il mondo. Basta Gaga, in sostanza, bentornata Stefani Joanne Angelina Germanotta.
I fan ‘senza se e senza ma’ applaudono, scoprendosi pseudo-sperimentatori musicali dopo aver sfrociato per anni sulle note di Just Dance, e gridano al miracolo ‘evolutivo’. Perché l’artista è cresciuta, ha cambiato pelle, e con coraggio è tornata ad essere quel che era quando nessuno sapeva della sua esistenza, loro compresi. FINGONO, in conclusione, di amarla anche così, in queste nuovi vesti.

– Passano i giorni. Si sommano le interviste e prosegue incessante il mantra ‘sono diversa, sono un’altra, abituatevi a questa nuova Gaga, basta trucchi, parrucche e baracconate, perché me ne sbatto delle vendite‘. Iniziamo quasi a farcene una ragione.

ma qualcosa non torna, perché per le strade della Grande Mela continua a presentarsi lei. La Gaga di un tempo, tra abiti che sparano bolle di sapone dalla patata, parrucche a 88 piani e tacchi alti 66 cm.

V Magazine Party: ancora un’altra Gaga, più Germanotta che Lady. Arrivano i dread, si rifanno vivi i capelli ‘reali’ della cantante, si ostentano piercing e un look più cupo e meno ‘pop’.

Good Morning America: l’ultimo e più clamoroso cambiamento. Perché a neanche 10 giorni dall’iTunes Festival ecco arrivare la Gaga versione Dorothy Gale. Con più parrucche da indossare, più abiti color pastello da ostentare e le immancabili scarpe glitterate. Una Gaga da recita scolastica, per 4 minuti di puro travestitismo zuccheroso,a cui seguirà una breve intervista. Con un’altra parrucca biondo platino, alla Donatella Versace, indossata con serenità.

Riavvolgendo il nastro della cronostoria, in 10 giorni abbiamo quindi visto due personaggi differenti convivere nello stesso corpo.
L’Harvey Kent del pop, potremmo quasi definirla.
Due facce della stessa medaglia, sempre più sbiadita perché incapace di decidersi e prendere una posizione, possibilmente chiara e netta.
Perché non si può rinnegare quanto fatto nell’ultimo lustro e annunciare l’arrivo di un nuovo IO per poi continuare ad indossare la maschera precedente.
Perché non si può spegnere ed accendere ad intermittenza l’interruttore rappresentativo della propria persona.
Un giorno punkabbestia e l’altro freak da circo gay.
Un giorno con le croste e i dread rubati a Noemi e l’altro con i lustrini e la cofana fucsia di Zia Assunta.
Perché non si può far credere ai propri fan di essere diventata ‘altro’, convincerli ad abituarsi a quest’altro ma spiazzarli continuamente nel saltare da un altro all’altro.
Perché non si può promuovere un disco e non capirci assolutamente nulla, su chi si è, chi si crede di essere, chi si vorrebbe essere e chi si è obbligati ad essere.
Lady Gaga o Stefani Joanne Angelina Germanotta. Questo è il dilemma.
Non ci sono vie di mezzo. Se chi scrive ritiene ancora oggi che la seconda finirebbe semplicemente per sparire lentamente dalla scena musicale che conta, mentre la prima potrebbe continuare ad avere ‘vita’, lei, la diretta interessata, è ancora lì, a galleggiare nella più totale indecisione.
Tra un annuncio e una smentita quasi immediata.
Tra una parrucca che vola via apparentemente per sempre e un’altra che subito dopo corre a prenderne il posto.
Tra una Dorothy Gale che in mano a Katy Perry i suoi fan ‘senza se e senza ma’ avrebbero denigrato da qui all’eternità e un’immagine di artista ‘contro’ che si palesa ad intermittenza, e senza logica alcuna, Artpop sembrerebbe quasi aver ‘sdoppiato’ il personaggio Gaga – Germanotta, finendo così per  tramutarlo in un ibrido continuo e poco riuscito, causa forzati e costanti cambiamenti. L’impressione, a due mesi dall’album, è che proprio lei sia la prima a NON sapere quale strada intraprendere. Quella rischiosissima con salto carpiato del ritorno alle origini pre-Fame, che all’epoca faceva rima con indifferenza totale da parte del mondo discografico, o quella lastricata di successi, copertine e venerazione dell’ultimo lustro, tra eccessi e provocazioni, che alla lunga ha però finito per stancarla perché semplicemente non la rappresenterebbe più (parole sue)?. Essere o non essere. Questo è il problema. Che a doversi porre quesiti simili sia colei che ha dato vita al motto BORN THIS WAY fa quasi sorridere, ma certo è che COSI’, con un piede in due scarpe, la ‘nuova’ Gaga che strizza l’occhio alla Germanotta per poi tornare Lady rischia seriamente di affondare ancor prima di salpare. Che qualcuno la illumini e la consigli dal punto di vista comunicativo (vuoi essere entrambe? Magnifico, ma allora non proclamare cambiamenti epocali di fatto fittizi), prima di centrare in pieno l’iceberg della coerenza. Che nell’epoca di Twitter, Facebook, Youtube e della rete che NON dimentica neanche un misero virgolettato, fa sempre più rima con pietra tombale della credibilità.


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