Solo 2.0 di Marco Mengoni: la recensione/pagella di Spetteguless

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A tratti sorprendente, inatteso. Solo 2.0 di Marco Mengoni è forse uno degli album italiani più attesi dell’anno. Perché l’ex trionfatore di X-Factor era chiamato alla maturazione definitiva, abbandonando i pezzi del primo album, quello legato al boom del talent, per prendere tutt’altra strada. Una strada addirittura dal taglio ‘internazionale’, con molti ipotetici singoli che potrebbero trasformare il Mengoni nella sorpresa musicale di questa stagione, grazie ad un secondo album che convince ma non del tutto, a causa di una personalità musicale ancora troppo acerba, legata a doppio filo ai BIG della musica italiana di quest’ultimo decennio, vedi Subsonica, Ferro e Negramaro, e ad un evidente indecisione su QUALE strada intraprendere una volta per tutte. Troppe le opzioni partorite, per un enorme, esuberante e spocchioso talento. Da far crescere, con calma. QUI, su Mtv.it, l’intero album in streaming.

1) Solo (Vuelta Al Ruedo) – la conosciamo tutti. Singolo di lancio. Troppo Negramaro. Troppo sfacciato “l’omaggio” al Sangiorgi, per un Mengoni che da subito asfalta la nuova strada da intraprendere, in totale solitudine, senza salvagenti televisivi di nessun tipo. Radiofonica, orecchiabile, riuscita. Ma nell’album c’è di meglio. Voto: 7

2) Un Gioco Sporco – i Subsonica? Dopo i ‘Negramaro’, ricordati con il pezzo precedente, 2.0 continua a regalarci un Mengoni privo di una propria personalità, tanto da esser quasi costretto a scippare e a prendere a piene mani quella degli altri. Perché con questa Un Gioco Sporco l’omaggio a Samuel&Co è quasi fastidioso, e tra l’altro poco riuscito. Perché la canzone non conquista, ne’ colpisce. Voto: 5.5

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3) Tanto Il Resto Cambia – Finalmente un cambio di rotta, con le prime conseguenze del caso. Straordinariamente positive. Perché 2.0 sforna il suo primo capolavoro, molto ‘ferriano’, tanto nel testo quanto nell’arrangiamento. Ma Tanto Il Resto Cambia rasenta la perfezione. La voce di Mengoni tocca vette inimmaginabili, con violini e piano che l’accompagnano per mano, partorendo il primo gioiello di un album che inizia a farsi interessante. Voto: 8

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4) Searching – c’è anche l’inglese. Con 2.0 Mengoni tenta il grande salto, ovvero quello che dovrebbe portarlo FUORI dai confini nazionali. D’altronde dopo il trionfo agli EMA dell’anno scorso il momento è propizio. Una parte di Europa, magari quella anglotedesca, potrebbe più che apprezzare questa Searching, ‘elisiana’ nei suoni e abbastanza fluida, soprattutto nell’incalzante ritornello. Interessante. Voto: 7-

5) Uranio 22 – cazzarone e caciarone. Inizio bomba, per poi perdersi, finendo per creare un banalotto caos musicale, a tratti anche fastidioso. No, questa Uranio 22, che prova a parlare di guerra, proprio non mi piace. Voto: 5

6) Come Ti Senti – personale, sull’ossessione mediatica nei suoi confronti, quasi biografica. Con Come ti Senti Mengoni prova la strada dell’introspettivo musicale/professionale, finendo per schizzare ancora una volta fuori dai confini fin qui tracciati. A tratti ‘caparezziana’, sembra un’altra traccia da scarto, forse evitabile. Voto: 5,5

7) L’Equilibrista – finalmente ci risiamo. Con una voce così Mengoni deve capire che ‘queste’ sono le sue canzoni. Senza osare troppo, spaziando per generi che non lo competono, la sua quadratura musicale dovrebbe limitarsi a tracce come questa, che hanno fatto in passato la fortuna di cantanti nostrani come Ferro e Sangiorgi, qui più volte esplicitamente ‘rivisti’ e corretti. Ci sarà poi tempo per provare a fare altro. Voto 6,5

8) Mangialanima – orecchiabile. Incalzante nel ritmo ma non troppo, senza esagerare come fatto in precedenza, tanto da rendersi molto più accettabile e commestibile, anche se questo Mengoni più ‘pop’ a me convince sempre poco. Voto: 6

9) Un Finale Diverso – brutta. Brutta. Brutta. Ma cos’è sta roba? Voto: 4

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10) Tonight – si torna all’inglese, a suoni più leggeri, melodici. Pianoforte e voce. Si torna a volare. Non smetterò mai di dirlo, questo è il Mengoni migliore. Voto: 7

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11) Dall’Inferno – Piero Pelù? No, Marco Mengoni, cupo e ‘rockettaro’. Prosegue senza sosta la traversata camaleontica del Mengoni, qui più che apprezzabile. Perché Dall’Inferno funziona sotto tutti i punti di vista. Tanto nel ritmo quanto nella voce, trattenuta per buona parte della canzone, per un più che ipotetico singolo futuro. Voto: 7

12) Solo Bolero – Solo, in versione ‘bolero’. Idea interessante, per una traccia ‘riempitiva’, da cambio costume in tour. Voto: n.c

13) Ghost Track: altro momento ‘musicale’, sprecato con una traccia fantasma. Perché l’idea era ottima, e poteva uscirne qualcosa di fottutamente interessante. Peccato. Voto: n.c

Voto Album: 6,5

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