The Sea di Melanie C – la pagella/recensione di Spetteguless

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Premessa FONDAMENTALE. NON ho mai seguito con particolare attenzione la carriera di Melanie C. Come più volte scritto non ho MAI amato le Spice Girls, tanto da non interessarmi quasi minimamente alle carriere ‘soliste’ delle 5 sgallettate. Ma dopo aver ascoltato un paio di brani di The Sea, atteso ritorno di Mel C, qualcosa è scattato. Curiosità? Probabilmente sì. E devo dire che una volta ascoltato l’album quella curiosità si è trasformata in sincero stupore. Perché se la STRAORDINARIA Think About It è un concentrato discotecaro di primissima qualità, il resto del cd regala perle di tutt’altro spessore e soprattutto di tutt’altro ritmo musicale. Con The Sea, infatti, Mel C porta una bell’ondata di ‘novità’ all’attuale panorama popparolo, sempre più truzzo e uguale a se stesso, andando con coraggio a partorire un album paradossalmente meno commerciale di quanto potessimo immaginare. D’altronde l’ex Spice si è fatta un’etichetta, si produce e distribuisce, tanto da non dover star dietro a nessun diktat, pubblicando semplicemente quello che più le piace e la convince, guadagnando un mare di punti, almeno dal punto di vista del sottoscritto. Perché con The Sea Mel C arriva ad un bivio svolta. Precisa e chiara la strada intrapresa, sperando che il Dio mercato la segua, perché perderla del tutto sarebbe un atroce errore (cliccate su continua per TUTTI i voti, pezzo per pezzo, + considerazione finale):

– All About You: con pacatezza e lentezza. Inizia così il quinto album in studio di Mel C, che lentamente cresce, alzando sempre più il tono della voce, per poi concedersi un ritornello orecchiabile e trascinante. Nulla di trascendentale, ma un buon inizio, cazzuto e riuscito, che fa ben sperare. Voto: 6,5


– Beautiful Mind: primo ascolto, no non ci siamo. Secondo ascolto, già va meglio. Pezzo che cresce lentamente questo secondo, tra alti e bassi, con momenti di picco e altri di eccessiva staticità, soprattutto nella parte centrale, per poi risollevarsi con l’arrivo del ritornello, e chiudere con il botto nel finale. Una vera e propria giostra, che convince e non convince. Voto: 6+


– Burn: partenza bruciante. 30 secondi appena e Burn ti ha già fatto tuo. Senza mollarti più. Perché c’è un album che non solo inizia a carburare, ma a nascere, letteralmente, iniziando a regalare le prime perle. Burn ha tutto. Voce, ritmo, musicalità. Ed è maledettamente splendida. Voto: 8,5


– Drown: se con Burn aveva fatto centro, con Drown Mel C toppa totalmente. Perché è proprio quell’inizio ad affossare la canzone, incapace di riprendere quota nei minuti successivi. Lenta, troppo lenta, e soprattutto prima di ‘svolta’. Quasi un riempitivo. Inutile. Voto: 5


– Enemy: piano, violini, e il gioco è fatto. Annegata con la traccia precedente, Mel C torna a galla in maniera magnifica, abbattendo il rischio ‘contagio’ tra tracce, nemico numero 1 di un album che sorprende. Perché Enemy regala una Mel C ‘cantante’, che punta con forza sulla propria voce, prima quasi sussurrata, per poi scatenarsi in un ritornello incazzato e furioso, che convince, e soprattutto conquista. Voto: 7,5


– Get Out of Here: e fu così che arrivammo al giro di boa. Traccia quasi alla ‘Robbie Williams’ per Mel C, ancora una volta ‘pacata’ e dalla doppia personalità, perché sempre pronta a fare quel gradino vocale diventato ormai una costante dell’album. Traccia interessante, è innegabile, ma alla lunga un pelo ripetitiva, e forse troppo ‘già sentita’. Voto: 6+


– One by One: Bob Dylan? No, Mel C, che spiazza, da subito, con una semplice chitarra in sottofondo, per poi dare spazio ad una melodia che è un piacere da ascoltare, trascinata da un ritornello da canticchiare abbracciati, con accendino acceso, e tanta vergogna sotto il cuscino per essere arrivati a tanto con una che fino a 15 anni fa cantava Wannabe. Voto: 7,5


– Stupid Game: Ok, finalmente si comincia a muovere un po’ di chiappe. Dopo 7 tracce da casa di riposo (extra lusso), ecco la Mel C che inizia a mettese la tuta da ginnastica da lella deluxe e a fa spinning. Base da dance anni 80 e ritmo indiavolato per Stupid Game, da sala commerciale gaya, da remix spinto e ancor più danzereccio, da casse a manetta, e da promozione PIENA. Voto: 7,5


– The Sea: come diavolo sarà la canzone scelta per il titolo all’album? Trascinata dalle onde del mare che si infrangono a ritmo di tamburi sulla traccia, The Sea si prende addirittura un minuto per ‘partire’. Se non fosse che nel momento stesso in cui mette il turbo, vola spedita senza fermarsi mai, strizzando l’occhio a Dido e concludendo il percorso di un album maledettamente studiato, traccia dopo traccia, legate l’una all’altra e tutt’altro che banali, come da tempo non se ne sentivano. Almeno nel mondo del pop degli ultimi anni. Voto: 8,5


– Think About It: singolo di lancio dell’intero album, è il pezzo più discotecaro, quello più facilmente vendibile e decisamente coinvolgente. Remixato supera addirittura l’originale. Sottovalutato in estate, quando AVREBBE dovuto fare furore, meriterebbe tutt’altra considerazione con l’arrivo delle disco invernali. Da recupero immediato. Voto: 7,5


Rock Me: troppo veloce, sembra quasi una versione parodia in perfetto stile ‘Alvin Superstar’. Un pelo più ‘tranquillo’ e avrebbe spaccato. Così è una follia da nevrotici. Vivaddio inserita solo nella versione ‘tedesca’ dell’album. Voto: 6

Let There Be Love: inutile bonus track per iTunes. Evitabile. Non brutta, ma inutile. Voto: 6


– Weak: chiusura debole per The Sea, come potrebbe far pensare il titolo dell’ultima traccia in arrivo? Cor cazzo, perché Weak archivia in maniera splendida un disco che è un fottuto e inatteso gioiellino. Un po’ iglesiasiano nel ritmo, con ritmi alternati di continuo, tra chitarre e violini, per poi concedersi un ritornello spaziale, praticamente impeccabile. Signori cari, Hamebus una signora Mel C. Voto: 7,5

Voto finale album: 7,5

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