Category Archives: Le pagelle dei Locali Gay

Plastic 2012/2013: è ripartito il BORDELLO (del pesce)

Vivo a Milano da quasi 18 mesi.
Il tempo vola, l’ambientamento è stata lungo e articolato, ma siamo ormai ad un passo dalla sua tanto attesa completezza.
Ebbene, in 18 mesi non ero mai stato al Plastic.
Incredibile ma vero.
Il ‘leggendario’ Plastic, che lo scorso anno ha chiuso la ‘storica’ sede originale per poi trasferirsi da tutt’altra parte, in un locale grande il triplo.
Locale diverso, ma abitudini identiche al passato, da quel che ho capito.
Perché ciò che ho visto ieri sera al Plastic, serata (gay) House of Bordello, non mi era mai capitato in oltre 10 anni di onorata vita discotecara.
Più che la casa del Bordello un mercato del pesce, dove chiunque è OBBLIGATO a mettersi in mostra, a farsi scovare, a sgomitare, a spingere, ad urlare, per poter entrare.
Perché non esistono file, ma un’indefinita e agghiacciante massa di persone accalcate contro una transenna. Il loro obiettivo? Farsi notare da colui che ha il potere di farti entrare o mandarti a casa. Una sorta di Hunger Games frocio. Tu sì, tu no, tu forse, aspetta.
Chiunque arrivi può entrare prima di te. Chiunque ha quasi il PERMESSO di passare davanti ad un altro. Chiunque si DANNA l’anima per riuscire a farsi vedere. Braccia che si alzano, gente in punta di piedi, sguardi fissi puntati su colui che SCEGLIE, sull’ELETTO che ha il potere ultimo e decisionale, nella speranza di riuscire ad incrociare il suo magico sguardo e pensare: forse mi ha visto.
Essendo stata la mia PRIMA volta, ho osservato tutto con sconcertato interesse (strabiliante RISSA tra buttafuori e alcuni clienti, compresa una ragazza. Botte da orbi). Un’esperienza sociologica più che una nottata in discoteca.
Dal fondo della fila. Mani giunte. Un alieno in mezzo al delirio. Ero con amici, vecchi ‘clienti’ del locale. Loro ‘conoscevano’, e alla fine siamo entrati dopo una mezz’oretta di attesa. Perché solo se conosci riuscirai ad oltrepassare quel magico ingresso. E sborsare 25 euro. Alternative non ce ne sono. O forse sì. Vestirti come uno stronzo.
Ruba il paralume di Zio Cledo e Nonna Palmira, lasciali al buio a piagne, mettitelo in testa e stai sicuro che ce la farai. ENTRERAI. Persino prima di me, testa di cazzo imbottigliato nella NON fila da 30 minuti. Perché tu sei eccentrico (storpiatura gratuita di RIDICOLO) ed io no.
Ma questa è la caratteristica storica del locale, è ciò che lo contraddistingue“, mi hanno gentilmente ‘spiegato’ due lettori del blog conosciuti all’interno.
E me cojoni, rispondo io.
Bella caratteristica del cazzo.
Il vecchio Plastic da quel che ho capito era uno sgabuzzino che dava quasi direttamente sulla strada. Era fisicamente impossibile fare diversamente. Qui sì, sarebbe più che possibile. C’è un ampio spazio per poter gestire un numero indefinito di (CIVILI) file. Vuoi ‘selezionare’ chi entra? Magnifico. Io AMO la selezione, la VENERO. Ma fammi ORDINATAMENTE mettere in fila. Poi quando toccherà a me essere ‘selezionato’, a te la possibilità di prendermi a calci in culo o accogliermi nell’Olimpo del ‘basta che ce credi’. Vuoi adottare un trattamento speciale per gli amici e i Very Important People de sta ceppa? Fantastico. Esistono le LISTE (con annesse file ad hoc). Credo da 30 anni.
E invece no. Al Plastic si alimenta volutamente la maleducazione, l’ignoranza, l’inciviltà, il cliché dell’italiano medio che non rispetta le regole TIPO della convivenza sociale, credendo tra l’altro di esser TOP proprio per questo motivo. Ma TOP de che, a sfigato. Sei un cafone, punto. Qui entra l’inciucione, l’amico dell’amico dell’amico, quello che è più alto e smaliziato, quello che sgomita e spinge, quello vestito da pagliaccio, quello che ti guarda dall’alto in basso pensando ‘ma sto stronzo ancora non l’ha capito che se non fai così qui non entri‘? Come no. Certo che l’ho capito. E difatti il sottoscritto al Plastic non ci metterà più piede. Locale molto carino (aerazione Alpheus stagione 2007 a parte: una sauna), 3 sale, privée, musica varia al punto giusto, bella gente (a parte qualche scopa nel culo di troppo tipica della Milano gaya), cocktail discreti, gestione degli spazi da rivedere. Ma organizzazione imbarazzante, per non dire quasi umiliante. Possibile che dopo un’intera settimana lavorativa debba continuare a STRESSARMI per andare a ballare? Lottare per poter entrare in un locale, di sabato sera, quando VIVAIDDIO esistono alternative queer molto più easy. Vedi il tranquillo, happy e delizioso GLITTER, o lo stesso Sabato del Villaggio. Verità a mio avviso lampanti, tanto da lasciarmi basito. Perché ogni weekend CENTINAIA di persone accettano questo ‘trattamento’, pur di entrare lì dentro. Il perché? Inspiegabile. Ed è qui che casca l’asino. Perché la colpa non è di chi organizza, talmente ossessionato dal mantenere inalterato il ‘fantasma’ del locale passato da non capire che tutto è migliorabile (soprattutto quando è ampiamente possibile), bensì del cliente tipo, che continua inspiegabilmente a farsi prendere per il culo, alimentando di fatto l’intollerabile.
Tu si, tu no, tu forse. Tra grida, braccia alzate, spintoni e look da ‘ho visto cose che voi umani neanche potete immaginare‘.
Un Bordello. Verissimo. Ma del pesce.
Ma anche no, grazie.

The Sea di Melanie C – la pagella/recensione di Spetteguless

Premessa FONDAMENTALE. NON ho mai seguito con particolare attenzione la carriera di Melanie C. Come più volte scritto non ho MAI amato le Spice Girls, tanto da non interessarmi quasi minimamente alle carriere ‘soliste’ delle 5 sgallettate. Ma dopo aver ascoltato un paio di brani di The Sea, atteso ritorno di Mel C, qualcosa è scattato. Curiosità? Probabilmente sì. E devo dire che una volta ascoltato l’album quella curiosità si è trasformata in sincero stupore. Perché se la STRAORDINARIA Think About It è un concentrato discotecaro di primissima qualità, il resto del cd regala perle di tutt’altro spessore e soprattutto di tutt’altro ritmo musicale. Con The Sea, infatti, Mel C porta una bell’ondata di ‘novità’ all’attuale panorama popparolo, sempre più truzzo e uguale a se stesso, andando con coraggio a partorire un album paradossalmente meno commerciale di quanto potessimo immaginare. D’altronde l’ex Spice si è fatta un’etichetta, si produce e distribuisce, tanto da non dover star dietro a nessun diktat, pubblicando semplicemente quello che più le piace e la convince, guadagnando un mare di punti, almeno dal punto di vista del sottoscritto. Perché con The Sea Mel C arriva ad un bivio svolta. Precisa e chiara la strada intrapresa, sperando che il Dio mercato la segua, perché perderla del tutto sarebbe un atroce errore (cliccate su continua per TUTTI i voti, pezzo per pezzo, + considerazione finale):

Gay Village 2011: sempre più VILLAGE e sempre meno GAY

Sempre più VILLAGE, e sempre MENO GAY.
Primo weekend nella Capitale per il sottoscritto, ad un mese dal Gay Pride, e prima comparsata al Gay Village 2011. Dieci anni fa la prima storica edizione, a Testaccio, per una manifestazione che in un decennio ha fatto passi da gigante. Andando in quale direzione? Dipende dai punti di vista. Perché organizzativamente parlando credo che questo Gay Village 2011 sia il MIGLIORE della sua storia. In quanto a ‘strutture’ forse superiore anche alle prime indimenticabili stagioni testaccine. Il costo è lievitato, è evidente, tanto da far schizzare in alto i ticket d’ingresso. 18 euro al sabato, con consumazione. Un botto. Ma a Muccassassina e al Gorgeous quanto paghi se vuoi anche una consumazione, oltre al ticket d’ingresso, rispondono giustamente gli organizzatori. Praticamente la stessa cifra. E’ vero, è verissimo, ma il Village si era sempre contraddistinto proprio per l’idea del ‘villaggio’, da visitare più volte a settimana, e con prezzi conseguentemente più bassi. Quest’anno se uno ci andasse giovedì, venerdì e sabato spenderebbe quasi 50 euro solo di ingressi. Come dimenticare i 20 euro d’abbonamento SETTIMANALE delle primissime stagioni? Sette ingressi consecutivi a 20 euro. Altri tempi, altri prezzi, altre spese, altro Gay Village. Perché se a livello organizzativo credo si sia quasi raggiunta la perfezione, con un ingresso da urlo, due sale notevolissime, impianti audio impeccabili, collinetta Wimbledon dove buttarsi a riposare e ampissimo spazio ristoro, ciò che stride è il contorno. Anzi, il cuore del Gay Village. Ovvero chi lo abita. Perché mai come ieri sera ho visto CAMIONATE di coatti. Eterosessuali puri e duri, spesso beceri, dalla faccia tutt’altro che gay friendly e in molti casi chiari nell’esternare il proprio dissenso nei confronti del ‘frocio’ di turno. Ma come, tu vieni in CASA MIA ad insultarmi, a squadrarmi dalla testa ai piedi e a deridermi se abbraccio il mio uomo? Succede anche questo nella Roma di questi ultimi anni, dove il Gay Village è diventata la manifestazione di PUNTA di un’intera città. Il mondo etero/coatto NON ha un luogo simile, dove poter ballare, a cielo aperto, tanto da riversarsi in massa in ‘casa nostra’. E qual è il problema? Nessuno, non esiste. O meglio, non esisterebbe, se poi non si verificassero incresciosi episodi che vedono protagonisti i BORI di turno, tutt’altro che amichevoli nei confronti di quei gay che hanno contribuito in DIECI ANNI a trasformare il Village in quello che è oggi. Un evento. Un evento estivo con i controcazzi, che si è ‘ROMAESTATIZZATO’, rifacendosi il trucco, allargandosi sempre più, ritoccando i difetti degli anni passati e arrivando a rasentare la QUASI perfezione organizzativa, dovendo però SPALANCARE le porte alla CHIUNQUE. Non si può fare selezione, non possiamo farla. Ribattono gli organizzatori, quasi costretti a dover giustificare un andazzo che negli ultimi anni a Roma appare sempre più evidente, lampante, e a tratti fastidioso. A dare il via Muccassassina, con etero/beceri fatti entrare sempre più con meno problemi all’interno del Qube, ogni venerdì sera, e ora il Village, da un paio di anni ‘aperto’ al mondo ma quest’anno letteralmente ESPLOSO nello spalancare l’ingresso (siamo ormai 50 e 50, se non 40/60 nei confronti degli eterosessuali), finendo automaticamente per ‘influire’ anche sulla selezione musicale della serata. Perché per due ore ieri sera in commerciale si è sentito davvero di TUTTO, tranne che ‘commerciale’ da locale frocio. Ma mica vorrai davvero sentire per tutta la serata Madonna, Gaga,  Britney, Beyonce, Jennifer Lopez, Shakira, Kylie, Ke$ha, Katy Perry, e tutte ste poracce popparole? E invece SI, è ESATTO! Si chiama commerciale, ed è un locale gay. Se volevo sentì due ore de coattate me ne annavo a Ostia.  Particolari, piccoli particolari che vanno però ad incorniciare una serata sotto diversi punti di vista impeccabile. Perché l’evoluzione della struttura è lapalissiana, anche se non TUTTI si evolvono all’interno della manifestazione. Perché tra le 12412 drag queen romane ce n’è una che da ANNI fa la padrona di casa al Gay Village, lasciandomi sbigottito ed incredulo. Perché affidare un Village come questo ad una drag come La Pepa è da suicidio. E’ come se ci trovassimo dinanzi ad un Papa con un cazzo di 25 centimetri. Uno spreco epocale. E attenzione, perché il sottoscritto non ha NULLA contro La Pepa, che anzi so essere persona ‘deliziosa’. Ma fija mia basta, basta, basta. ENERGIAAAA, ahahahahha, ENERGIA, ahahahha. Sono ANNI che sentiamo solo e soltanto la stessa solfa. Cosa DA’ La Pepa alla serata Gay Village? Nulla. E dinanzi ad un panorama drag capitolino che cresce, sfornando personaggini sempre più simpatici e interessanti, direi che sarebbe pure arrivata l’ora di cambiare, magari affiancandole qualcun’altra drag, senza per forza di cose andare a sostituirla. Con chi? Non lo so, ma provare a cercare altro. Anche perché RADIO DRAG parla di un possibile e imminente ritorno sulle scene della Regina delle Regine, ovvero Cinzia Boccolotti. Voci e nient’altro che voci, per ora. Ma se venissero confermate, sapremmo già chi PROVARE a prendere per il Village 2012. Perché un altro anno di ENERGIA, ahahahaha, ENERGIA, ahahahah, proprio non se regge. 

Voto (Gay)Village 2011: 7

Born This Way di Lady Gaga: ecco la Recensione/Pagella di Spetteguless

L’album più atteso dell’anno, è finalmente uscito.
Leakkato in anticipo, Born This Way di Lady Gaga è finalmente diventato realtà.
Rivoluzionario? Epico? Sbalorditivo? L’album che travolgerà il mondo fino ad oggi conosciuto?
Forse no, anzi sicuramente no, ma stiamo comunque parlando di un album pop QUASI perfetto. Possiamo dirlo? E diciamocelo. Cosa costa? Nulla di trascendentale, intendiamoci, non aiuterà a catturare Saddam, qui si parla di canzoni che hanno come unico reale obiettivo quello di far muovere le chiappe e piacere a più persone possibili. E Gaga è QUASI riuscita nell’impresa impossibile.
14 tracce. Tutte, o quasi, riuscite.
Prima The Fame, poi The Fame Monster, la Germanotta è cresciuta, si è evoluta. Nei suoni, nei temi trattati, nel ritmo, meno truzzo e più ricercato rispetto ai due album precedenti. Non ci troviamo davanti a 14 capolavori, ma a 14 tracce maledettamente ‘potenti’, che qualsiasi altra popparola di oggi avrebbe voluto per se’, da lanciare immediatamente come singoli. E invece Gaga se l’è tenuti, partorendo un album che è un concentrato di hits. Un parto stellare, che ha incredibilmente deciso di farsi conoscere al mondo con le tracce ‘meno riuscite’. Si balla, si canta, mischiando le sonorità più differenti, ci si diverte, trattando i temi più disparati.
Doveva fare meglio di The Fame+The Fame Monster.
C’è riuscita. Alla stragrande.
E’ stupido negarlo. Come sarebbe stupido rimanere ‘delusi’ da un album che non contiene 14 Bad Romance in grado di sfondare qualsiasi radio conosciuta al mondo.
C’è dell’altro. Tanto altro. E a tratti è straordinariamente notevole. Doveva ‘morire’ con questo secondo (terzo) album, perché ‘costretta’ a superarsi. Era già pronto il suo funerale, che a questo punto dovrà per forza di cose essere rimandato, perché probabilmente, per non dire sicuramente, decollerà definitivamente. Aspettando il Born This Way Ball. E’ un uccello? E’ un aereo? No, è Lady Gaga.

1°) Marry The Night: Gaga in Chiesa. Una marcia funebre, lenta, quasi agonizzante, fino all’esplosione, improvvisa, che ti travolge, e ti conquista. Singolo sicuro, Marry the Night non poteva far partire Born This Way nel modo migliore, perché è uno tsunami di sensazioni dance che si impossessano del corpo, costringendolo a ballare, a sbattere le chiappe, e a scatenarti con un finale elettronico che è semplicemente maestoso. Come racchiudere in un’unica traccia, la prima, l’intero concept musicale dell’album. Voto: 8,5

2°) Born This Way: Annunciata come la canzone che avrebbe portato la pace sulla terra e l’incontro tra Will&Grace e Sex and the City in unica serie tv, diventando automaticamente inno gay planetario, Born This Way è Born This Way. Un furbo singolo di lancio, orecchiabile quasi fino allo sfinimento, che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, infrangendo record su record, che non porta nulla di nuovo a Gaga. Una sorta di ‘unione’ tra passato, The Fame Monster, e futuro, ovvero quest’album. Tra le tracce ‘bomba’ meno potenti dell’album. E visto il successo avuto, è a dir poco paradossale. Voto: 7,5

3°) Government Hooker: Sei donna e ti vendi ai potenti di turno? Sei una PapiGirl, un po’ santa e un po’ puttana? E fai bene. Svolta politica in salsa italica quella della Germanotta, che già dalla traccia 3 dell’album ingrana la marcia e colpisce nel segno. Perché Goverment Hooker è straordinaria. Musicalmente parlando fantastica, elettronica e finalmente coraggiosa nell’affrontare sonorità che fino ad oggi raramente avevano incrociato la strada della sua creatrice. Da sfilata in tacchi a spillo, da ballare, ma con ‘calma’, da ascoltare più volte, per assaporarla sempre più, con casse all’ennesima potenza. Goverment Hooker vale già da sola 3/4 di The Fame. Voto: 9,5

4°) Judas: Ingiustamente snobbata. Su Judas abbiamo detto di tutto. Una bomba, uscita distrutta dal boom di Born This Way e dalle ridicole polemiche religiose. Immeritate, perché Judas è un pezzo pop praticamente perfetto. Voto: 8,5

Americano- Lady Gaga by hug.theseus

5°) Americano: La sorpresa ‘latina/partenopea’. La Gaga che non ti aspetti. Dopo Alejandro, ecco tornare suoni caldi e ammalianti con questa Americano che ricorda i Santa Esmeralda con Don’t Let Me Be Misunderstood e Mambo Italiano. Roba da stadio San Paolo se il Napoli vince lo Scudetto. Ma è un inganno. Perché Americano dopo pochi secondi si scatena, e ti travolge. Come pezzo dance è qualcosa di inimmaginabile, perché dal ritmo forsennato, ripetitiva fino all’ossesso. Singolo sicuro, farà il botto. Diventerà un cult. Anzi, già lo è diventata. Voto: 9

6°) Hair: Sesto pezzo dell’album, ma Gaga continua a non calare. Inesorabile, Born This Way continua a sfornare papabili hit. Fresca, divertente, e accompagnata da un sax che è un piacere, Hair è la ‘Boys Boys Boys’ dell’album precedente. Non diventerà mai singolo. Ma come traccia ‘riempitiva’ è qualcosa di superiore alla media pop. Voto: 8

Lady Gaga – Scheiße (audio) from PanosCh on Vimeo.

7°) Schibe: Questa è stata la prima traccia ascoltata di Born This Way. Durante una sfilata di Mugler, Gaga fece capire a tutti la sua ‘evoluzione’ dance. La Germanotta che incontra Mortal Kombat, dando vita ad un pezzo di pura elettronica che è un capolavoro dance. Straordinaria Schibe. Straordinaria. Voto: 9,5

08 Bloody Mary by hausofgagakills

8°) Bloody Mary: delicata, inattesa, per una volta quasi ‘pacata’, Gaga sembra voler riprendere fiato dopo metà album ballato all’impazzata. Sembra Madonna, eppure è la Germanotta, anzi Gaga, come cantano i suoi discepoli, accecati dai fumi della vodka, travolti dal succo di pomodoro e incantati da un fiume di spezie piccanti. Non ho mai amato il Bloody Mary. Fino ad oggi. Voto: 7,5

Lady Gaga – Bad Kids by Bucklictic

9°) Bad Kids:  E alla fine arrivò anche la prima traccia ‘meno riuscita’. Anzi, diciamocelo subito, la traccia che NON doveva esserci. Questa Bad Kids, anche se riascoltata, proprio non dice nulla. Voto: 5

10°) Highway Unicorn: Ci risiamo. Dopo Bad Kids un’altra mezza delusione. Perché Highway Unicorn sembra non voler mai prendere una strada precisa. Inizio straordinario, per poi perdersi per strada. Caotica, nella costruzione, nel ritmo, difficile da seguire e gestire. Dovrò riascoltarla, ma così, a pelle, la boccio. Voto: 6

11 – Lady Gaga – Heavy Mental Lover by tnolin

11°) Heavy Mental Lover: Altro pezzo riempitivo per Gaga, altra traccia che conquista. Ad un primo ascolto mi son detto ‘no, c’è qualcosa che non quadra’. Al secondo me ne sono innamorato. Forse una delle migliori canzoni dell’album. Anzi no, tolgo il forse. Questo è l’inatteso capolavoro di Born This Way. Voto: 9,5

12 Electric Chapel by hausofgagakills

12°) Electric Chapel: Gaga stanca? Se il dubbio si era insinuato, per via delle due tracce precedenti, non c’è da preoccuparsi. Perché Electric Chapel è un pezzone. Kylie Minogue che incontra Gaga, tra pianoforti, chitarre, organi e campane (che rimandano ad American Life), dando vita ad un concentrato di suoni uniti in matrimonio dalla voce della Germanotta, quasi sussurrata, mai urlata. Paradossalmente ‘meno’ incisiva proprio nella parte del ritornello cantato, fa immediatamente tornare l’album ai livelli che più gli competono. Voto: 7,5

13 You And I by hausofgagakills

13°) You and I: La conosciamo. La Speechless di Born This Way. Nettamente superiore ‘solo’ al piano, rispetto alla versione album, più ritmata, tanto da perdere un punto per strada. Voto: 7,5

14°) The Edge of Glory: doveva essere un semplice singolo promozionale. Si è giustamente trasformato in singolo a tutti gli effetti. Perché sarà pure fottutamente commerciale, radiofonico e orecchiabile, ma The Edge of Glory è una cazzo di bomba. E acustica è ancor più straordinaria. Voto: 8,5

Voto complessivo album: 8,5
Previsioni vendite: distruggerà The Fame Monster.

Amigdala al Rising Love: la ‘recensione’ di Spetteguless



Credevate che me ne fossi dimenticato?
Se cor cazzo.
Con una settimana di ritardo ecco qui arrivare la mia attesissssssssima impressione sulla nuova stagione di AMIGDALA.  
Abbandonata l’idea dell’itinerante, e quel buco di culo del Dimmi a San Lorenzo, gli amigdalari quest’anno possono finalmente tornare a mettere le tende al RISING LOVE, completamente ristrutturato. In che modo? Vediamolo insieme (datemi la manina).
Voto 10 all’impianto audio. Se due anni fa, alla prima serata Amigdala nel locale, le canzoni praticamente CE LE cantavamo da soli, perché nun se sentiva un cazzo, quest’anno se parlate con un vostro amico che vi sta a 3 centimetri di distanza preparatevi perché lui NON vi ascolterà, dicendo SI’ a buffo anche se voi lo starete insultando, dando della succhiacazzi a sua madre. Casse potenziate e  audio strabiliante, per una scelta musicale (per chi non la conoscesse, scordatevi la commerciale, solo e soltanto elettronica) come sempre LODEVOLE, apprezzabile ed apprezzata. Da questo punto di vista Amigdala era e resta, viva iddio, una fottuta garanzia.
Voto 5 alla gestione dello spazio. Se già l’anno scorso per riuscire ad entrare, a bere e a ballare
 in una serata Amigdala te dovevi portà come minimo un taser, o un vibratore da lanciare in un angolo, quest’anno la situazione è INCREDIBILMENTE peggiorata. Il locale, infatti, si è incredibilmente RISTRETTO, a causa di un MURO DI CINTA che costeggia il bar e la pista, tirato su per dare vita ad uno STRAORDINARIO corridoio d’uscita, lynchiano, ipnotico, color rosso fuoco, fichissimo e tutto quello che cazzo vi pare, ma ODIOSO perché colpevole di aver RIDOTTO ancor di più lo spazio vitale. Un consiglio? Se trovate una mattonella FATELA VOSTRA e non ve movete più, a meno che il caldo non vi uccida.
E qui sorge un altro problema.
Voto 4 all’impianto di PSEUDO aria condizionata. Nella ristrutturazione del Rising, infatti, CI SAREBBE finito pure l’impianto d’areazione, se non fosse che IN MEZZO alla pista faccia quasi più caldo dello scorso anno, anche per via della riduzione dello spazio sopra menzionata. Spazio POCO, aria POCHISSIMA, fumo passivo TROPPO. E qui faccio nascere una mia BATTAGLIA, e non contro la PASSIVITA’ (non sia mai), bensì contro il fumo.
Ora, in 15 ANNI di Governi Berlusconi c’è SOLO una legge con i controcazzi che dovremmo ONORARE, ovvero la LEGGE SIRCHIA contro il fumo all’interno dei locali, e noi che famo? Je ridemo in faccia? E no, non ce sto più. Chiedo quindi UFFICIALMENTE che gli organizzatori di Amigdala si adoperino per VIETARE TASSATIVAMENTE di fumare all’interno de quell’arteria der cazzo che è il Rising Love.
Già non ce s’entra, già non c’è aria, se poi me ce fumi pure me ce fai proprio morì.
Lo vogliamo capire che IO, CHE NON FUMO, non posso uscì co un tumore ogni volta che abbandono una discoteca? Vero è che il problema andrebbe esteso a TUTTE LE SERATE froce romane, visto che ormai A SFREGIO te fumano dentro pure quelli che prima di Sirchia per rispetto fumavano fuori, ma è anche vero che tanto Muccassassina quanto Gorgeous hanno alle spalle locali decisamente differenti al Rising. Più grandi, più spaziosi, più areati e forse pure più controllati. Ok, qui siete tutti radical chic, DITE di votare Sinistra e Libertà e fate quelli che se ne sbattono delle regole… ma anche NO e anche STICAZZI.
Vuoi fumare? Passi nel MAGNIFICO tunnel rosso fuoco dei miei cojoni, esci e te spippetti pure na stecca intera, ma non rompere le palle a me. Anche perché c’è una cazzo di LEGGE che mi da’ RAGIONE.
Detto che (non so se si era capito) voglio diventare il nuovo presentatore di Mi Manda Rai Tre, ci sono poi i soliti problemi legati all’ingresso, con l’ingorgo causato del pagamento e dall’odiosa tessera del locale, che tutti se perdono e che OGNI VOLTA devono rifare, e i bagni ristrutturati, con garbo, per una serata che si conferma una GARANZIA di qualità e un locale che se DA UNA PARTE mi ha conquistato, nel trasformarsi, dall’altra mi ha lasciato basito, nello STRINGERSI ancora di più.

Voto SECONDA serata Amigdala Stagione 2010/2011 (rullo di tamburi…)… (ancora rullo di tamburi…) … (rullata finale, sospiri trattenuti, occhio di bue!)… 6+.
P.S. e stasera… prima stagionale di GLAMDALA al Lanificio… Glam Night + Amigdala = probabile seratone.

Muccassassina 2010/2011 e RMX 2010/2011: ecco le sigle

Tempo di nuova stagione discotecara frocia, tempo di sigle inedite!
Non solo Muccassassina, ma anche a Torre Del Lago il RMX ha partorito la sua sigla nuova di zecca, Plastic fantastic, da commentare e confrontare, nella tradizionale sfida finocchia tra locali e sigle ufficiali! Detto che a me, quest’anno, la sigla di Mucca, fa cagare, anche quella del RMX non è che mi entusiasmi. Anche se tra le due…

Gorgeous I Am 2010/2011: la ‘recensione’ di Spetteguless

Dopo quasi un decennio passato tra la puzza de formaggio dell’Alpheus il Gorgeous I Am ha deciso di cambiare. Finalmente, aggiungo io, visto che QUALCOSA DI NUOVO ce voleva! 
La stagione itinerante del Gorgeous è così partita dall’Eur, con una doppietta inedita di locali. House a Spazio 900, Commerciale al Room 26. Un biglietto d’ingresso, due locali, praticamente attaccati l’uno all’altro. 
Un’idea sulla carta STRAORDINARIA!
Sulla carta, per l’appunto, visto che sulla PRATICA è successo l’ira de Dio.
Probabilmente la prossima volta più che un flyer dovranno dacce un libretto di istruzioni. Ho visto gente IMPAZZITA, gruppetti di persone che discutevano animosamente sul da farsi come neanche fuori dai cinema dopo aver visto il magnifico Inception. Tra braccialetti dai colori diversi e timbri, il panico è stato totale ALMENO fino all’1 di notte, con i buttadentro del Room26 che non sapevano cosa cazzo fare con chi veniva da Spazio 900 senza braccialetto BLU ma SOLO con quello verde. D’altronde ritrovarsi davanti un UOMO LISTA che NON SA minimamente come comportarsi non è proprio il massimo della vita, soprattutto per chi ne sa ancora meno rispetto a lui, ovvero il cliente, che ha pagato per un DOPPIO locale e giustamente VUOLE un doppio locale. 
Bisognava SEMPLICEMENTE dare lo stesso identico braccialetto a tutti, dando così A TUTTI la possibilità di entrare in entrambi i locali, come PROMOSSO, PROMESSO e ANNUNCIATO. 
In soldoni c’è stato un palese errore di organizzazione e comunicazione, con il passare dei minuti tornato ad essere GESTITO, a danno però ormai avvenuto. Altre note stonate: la sala commerciale annunciata al Room26, quando in realtà era SI’ Room26, ma non quello conosciuto fino ad oggi bensì l’ANGOLO ristorante, e il mancato PASSETTO papale che unisse in qualsiasi modo i due locali, con la conseguenza che oggi a Roma come minimo ce stanno un duemila froci con la febbre, a forza de fa avanti e indietro, sudati, unti e bisunti, sotto il cielo di Roma alle 2 di notte del 2 ottobre per un buon 150/200 metri. Elencate le note stonate, c’è da dire che Spazio 900 è un CAPOLAVORO di locale, con il miglior impianto audio della capitale, aumentato ieri sera dal Gorgeous a 10,000 watt di potenza, così come anche il BUCO del culo del Room26 a me NON è affatto dispiaciuto, caldo ATROCE a parte, grazie anche in questo caso ad un impianto con i controcoglioni, capace di farti ballare pure i peli pubici al ritmo di Lady Gaga.
Promossa musica, animazione e location, c’è assolutamente da rivedere l’IDEA della DOPPIETTA di locali, soprattutto dal punto di vista organizzativo, e la GESTIONE del mondo eterosessuale. 
Se il GayVillage, essendo RomaEstate, DOVEVA aprire le porte a ‘tutti’, eterosessuli scassapalle compresi, il Gorgeous I Am, così come Muccassassina, NO, può anche non farlo.
Se lo si fa, lo si fa perché lo si vuole.
Ora, fino allo scorso anno il Gorgeous era davvero una sorta di  FINOCCHIA ISOLA FELICE.
All’Alpheus era infatti più facile trovare un vergine che un eterosessuale (e ho detto tutto), grazie ad un’attenta selezione all’ingresso. Ieri, a Spazio, senza ovviamente raggiungere i livelli da RECORD del GayVillage, il numero di eterosessuali presenti è invece mostruosamente schizzato in alto, da quanto ho capito a causa delle PREVENDITE. Chi compra il biglietto in anticipo, d’altronde, ha il DIRITTO di entrare, saltando così qualsiasi tipo di selezione all’ingresso. Ora, io mi domando e domando agli organizzatori, conviene puntare FORTE sulle prevendite, rischiando di riempire il locale di etero coatti e fastidiosi? A voi la risposta.
L’esperimento DOPPIO Gorgeous è così partito tra caos e caciara, meritando in parte tutte le giustificazioni del caso, visto che effettivamente è stata una prima volta per tutti. Ripetibile? Da quanto ho capito non credo, o almeno non come è stato malamente strutturato ieri sera. Sabato prossimo, ad esempio, l’HOUSE si ballerà al GOA, mentre per la commerciale ci si sta ancora lavorando.  
Un’idea, quella dello spostamento continuo, sabato dopo sabato, e del doppio locale che paradossalmente crea concorrenza a se stesso, per il sottoscritto GENIALE e da continuare a cavalcare, andando comunque avanti, fino ad una quadratura del cerchio che arriverà per forza di cose quanto tutti ci saremo un minimo abituati alla NOVITA’, per ora solo estremamente caotica, ma a conti fatti molto più divertente del Muccassassina di 24 ore prima (almeno per il sottoscritto).
Anche perché diciamocelo chiaramente… c’è qualcuno che ha DAVVERO il coraggio di RIMPIANGERE l’Alpheus?

Voto PRIMA serata Gorgeous I Am Stagione 2010/2011 (rullo di tamburi…)… (ancora rullo di tamburi…) … (rullata finale, sospiri trattenuti, occhio di bue!)… 5+.

Muccassassina 2010/2011: la ‘recensione’ di Spetteguless

Era davvero da tanto, troppo tempo che non mettevo piede a Muccassassina..
Saltata la chiusura della scorsa stagione, credo fosse da marzo/aprile che non andavo al Qube, tanto da farmi arrivare a ieri sera armato di forza e VOJA de fa caciara. 
Confermata la Direzione Artistica di Diego Longobardi, Mucca ha davanti a se’ un anno IMPORTANTISSIMO per la propria storia, considerando l’EuroPride 2011, che verrà ‘gestito’ proprio dal Circolo Mario Mieli. 
Questo in soldoni doveva e DEVE essere l’anno della rinascita, del salto all’INDIETRO, verso quei Mucca indimenticabili dei primi anni 2000, quando la serata non era solo il ritrovo di tutti i coatti di Roma e Provincia che una volta a settimana si agghindano pe “andà a fa i trasgressivi in mezzo a li froci”. Cor cazzo belli miei, se volete andà a fa i trasgressivi restatevene a casa vostra e decantate la seconda coniugazione latina a cena con i vostri genitori, mentre vostro padre bestemmia e vostra madre dice l’Ave Maria ruttando. 
Detto che commentare una PRIMA SERATA è sempre complicato e fuorviante (l’ho ormai capito con gli anni), si possono comunque trarre delle prime impressioni, relative soprattutto alle NOVITA’ della stagione.
Quali novità avrà mai sposato quest’anno Muccassassina?
Quelle che saltano più agli occhi, che voi ci crediate o no, sono i BAGNI.
Ebbene sì.
Al Qube quest’anno hanno deciso di spendere 8 miliardi e 765 milioni di euro per rifare tutti i bagni del locale. Non dei bagni normali, intendiamoci, ma dei bagni MONSTER, delle vere e proprie CATTEDRALI DEL CESSO, probabilmente tirate su da Tom il Costruttore, talmente chicchettose e fru fru da lasciare di sasso. 
Quello più ‘eccessivo’ è sicuramente quello del piano terra. Ora, non tutti voi conoscerete l’architettura del Qube, MIGLIOR LOCALE DI ROMA (lo dico da anni, lo confermo), un po’ EX FABBRICA, su tre piani, tutto acciaio cotto a legna. Bene, in questo straordinario quadretto underground, ecco spuntare a un certo punto, dal nulla, come se foste entrati nell’armadio delle Cronache di Narnia, il bagno DELLE TERME DEI PAPI a Viterbo! Cambia il pavimento, che come per magia diventa tipo DE MATTONELLE MEDIEVALI, cambiano le pareti, dalle quali SGORGA ACQUA, e soprattutto cambiano i cessi, talmente fighi da farti credere de sta che ne so, in crociera sul Nilo e non a Muccassassina dove l’80% dei presenti vole solo e soltanto che LE PORTE ar cesso, perché deve o pippà o spompinà qualcuno (come in tutte le disco gay del mondo). Tralasciando il fatto che a metà serata l’ingresso del bagno si è misteriosamente ALLAGATO (e non oso pensare di cosa, spero di acqua), il CESSO TOUR è poi proseguito anche negli altri due piani, con bagni sempre più curiosi e moderni, toccando l’apice della frociaggine al piano numero 2, dove praticamente ti ritrovi a pisciare davanti a una parete che CAMBIA COLORE! Roba che se poco poco sei mbriaco ce poi rimanè pure 12 ore a fissarla incredulo, per la gioia di chi sta in fila dietro di te.  
La vera, e praticamente unica, novità del Qube 2010/2011 sta quindi TUTTA nei bagni.
Tra un mesetto circa molto probabilmente il 50% dei presenti finirà per dire ai propri amici do vado stasera? Ai cessi di Mucca. Volevo dì a Mucca? Nono, proprio ai cessi di Mucca!, tanto sono accoglienti e incredibilmente ECCESSIVI. Spese 4 finanziare per 3 bagni, il locale si è poi ‘ammodernizzato’ soprattutto al piano terra, ovvero quello commerciale. 
Scoperto a malincuore e con stupore che a quanto pare Diego Longobardi e l’intera serata NON possono fare a meno dei due GEMELLI pseudo vocalist, a cui a questo punto spero venga ALMENO tolta la possibilità di AVVICINARSI (devono stare ALMENO a 100 metri di distanza) ad un MICROFONO (vi prego fateli pure ballà se ce tenete tanto ma non dategli l’occasione di APRIRE BOCCA, finanzio io l’EuroPride 2011 ma FATELI SMETTERE), il piano si è RINFRESCATO con un nuovo palco, notevole, più ampio e dominato da un gran bello schermone multischermi, e da una sorta di CONTRO SOFFITTO che sovrasta la pista, interessante perché zeppo di luci che fanno molto disco anni 80 ma palesemente INOPPORTUNO perché FRENA l’impianto audio. In soldoni, se stai SOTTO LA CASSA la musica la senti, se invece ti ritrovi in qualsiasi altra posizione il suono arriva molto BASSO e ATTUFATO. Praticamente na merda. Un consiglio agli organizzatori: studiate bene la situazione, visto che ad un certo punto della serata ho scambiato Kylie Minogue per Califano. E’ NON è normale. Rimanendo al pianterreno (il cui ingresso è stato ROVINATO da una sorta di murales trash che NUN SE PO GUARDA’) una parolina una devo spenderla ANCHE sulla sigla 2010/2011. Vero è che le sigle vanno SEMPRE riascoltate più e più volte, diventando così orecchiabili, ma quest’anno possiamo dire che ci ritroviamo dinanzi all’eccezione REGINA. 
La sigla 2010/2011 di Muccassassina fa CAGARE, punto. Sono rimasto talmente deluso dal suo ascolto che non ho dormito tutta la notte, passata in un angolo di casa a piangere disperato.
Salendo di livello il piano 2 mi è sembrato quello che ha visto toccare con mano MENO modifiche rispetto ai due ‘fratelli’, visto che al terzo, agghindato con altre luci e mega ventilatori, è spuntata ADDIRITTURA una 4° sala. Ebbene sì. Scavato nella roccia, l’angolo PIANO BAR di Muccassassina devo ancora capire a cosa cazzo serva (l’ho visto solo ad inizio serata, vuoto) ma l’idea di un nuovo spazio dove poter chiacchierare, ballare o anche solo inciuciare ce piace. 
Steso un velo pietoso sull’utilità del WIFI al privèe (giuro su Dio che venerdì prossimo mi porto il portatile, una rosa rossa dentro un libro, una tazza di thè e me metto comodo), annunciato al mondo con tanto di targa celebrativa, la serata si è così conclusa alla 178° gomitata dell’ennesima lesbica nana (alla 180° mi ero ripromesso di uccidere, vivaiddio son andato via prima che potesse accadere), facendosi ricordare essenzialmente per 3 cose.
- l’acclamata madrina, Rita Rusic. A sto punto in settimana chiamo i responsabili e propongo mia madre per la chiusura. Ao’, magari ce cascano.
- il buio TOTALE delle scale che portano dal piano terra al secondo. Ho praticamente rischiato la vita 18 volte. 
-   i ‘vestiti’ dei ballerini del 3° piano e la mandria di eterosessuali che l’hanno ormai colonizzato e fatto loro, con tanto di testa mozzata di un ricchione infilzata ad un palo all’ingresso.

Voto prima serata Muccassassina 2010/2011 (per me conclusasi alle ore 3 di notte, quindi non SO cosa sia potuto accadere dopo) … (rullo di tamburi…)… (ancora rullo di tamburi…) … (rullata finale, sospiri trattenuti, occhio di bue!)… 5+.

Gay Village 2010: ecco la MIA pagella con annessa SIGLA ufficiale

E alla fine Gay Village fu.
Per la prima volta dopo ANNI e ANNI sorto senza polemiche politiche di nessun tipo, con autorizzazioni date con mesi e mesi di preavviso e una struttura costruita finalmente con tutto il tempo a disposizione che si poteva avere, il Gay Village 2010 è partito.
10 anni dopo la prima storica edizione, tanto è cambiato.
Come ci ha ricordato Ozpetek in Mine Vaganti, il 2010 non è il 2000. Purtroppo, potremmo e dovremmo aggiungere. Basti pensare che in quelle STORICHE edizioni si ballava TUTTI I GIORNI DELLA SETTIMANA. Come dimenticare il mitico ABBONAMENTO con 7 ingressi consecutivi a 20 euro?!? Oggi solo con il sabato te ne partono 16 (il giovedì 8 e il venerdì 12), consumazione inclusa. Alla faccia della crisi, segno dei tempi che cambiano.In un decennio l’IDEA del Gay Village si è così evoluta (in peggio o in meglio? Fate voi) , facendosi soprattutto festa, prodotto.
Iniziò a Testaccio, con 3 edizioni indimenticate diventate ormai leggenda, tanto che la tipica frase “vabbè ma il Gay Village di Testaccio non si batte” è entrata di diritto nella Treccani dei luoghi comuni, dopo Non ci sono più le mezze stagioni e Non può Piovere per Sempre.
Dai bambini di 8 anni ai vecchi etero fascisti di 90, è ormai una frase cult.
Anche ad una cena, in un momento di imbarazzato silenzio, se non sapete cosa dire sparatela a cazzo. Fa sempre il suo porco effetto e soprattutto alimenta un’inedita discussione. Provare per credere.
Dopo Testaccio ci fu la melmosa edizione di Caracalla, ribattezzata negli anni anche Zanzara Village, le due alle Cascate dell’Eur, rivalutate solo e soltanto una volta abbandonate, e le ultime due, sempre all’Eur, con due location differenti pronte a staffettare per tre anni consecutivi.
Quest’anno, infatti, siamo tornati dov’eravamo finiti due anni fa, ovvero tra le fratte del Parco del Ninfeo. Ma com’è sto benedetto GayVillage 2010?Partiamo dalle noti dolenti.
Una su tutte: l’ingresso.
Giovedì sera, giorno dell’inaugurazione, quando l’ho visto mi è preso un colpo.
Il più brutto ingresso della STORIA del Gay Village?
Secondo me sì.
Sarà una cazzata di poco conto, ma l’ingresso ha la sua importanza. Un ingresso ti accoglie in casa, ti inizia a viziare e a coccolare ancor prima che tu abbia visto tutto il resto. Non dico di tornare al mitico ingresso a spermatozoo dell’ultimo Village testaccino, ma precipitare fino a quest’ultimo no, mi sembra eccessivo.
Buio, spento, smorto, piatto, non vedo come possa piacere.
Proprio le luci sono poi un altro problema di questa nuova edizione.
Se giovedì non si vedeva veramente un cazzo, ieri la situazione è decisamente migliorata, anche se un pelo in più di luce soffusa non farebbe male a nessuno. Capisco che le fratte e il buio aiutino a copulà, però cazzo tra scalini, fili, sassi, lelle punkabbestia che se siedono per terra e gnappi alti un cazzo e mezzo uno rischia veramente de sfrantumasse l’osso sacro e senza neanche godè più de tanto. E questo non è bello.
Messo poi da parte il millenario problema della TERRA, che non credo sia facilmente risolvibile, con migliaia di scarpe buttate na volta tornati a casa, possiamo arrivare alle note PIU’ che positive.
Due su tutte:
Le sale e l’impianto audio.
PER ANNI ho detto (e ancora lo sostengo) che in una discoteca TUTTO deve partire dall’impianto audio. Se fa cagare quello tutto il resto è un più. Ecco perchè negli anni scorsi sbraitavo schiumando merda come una checca isterica sparlando dei Gay Village. Perchè troppo spesso in pista non se sentiva un beneamato cazzo. Praticamente le canzoni ce le cantavamo da soli. Quest’anno, miracolo dei miracoli, il problema è stato RISOLTO.
L’impianto è OTTIMO, superiore ad ogni mia più rosea aspettativa. Anche perchè obiettivamente parlando stamo in mezzo al NULLA. A meno che non venga a lamentasse l’associazione “Flora e Fauna Eur Spa” direi che un volume simile non può dar fastidio proprio a nessuno. La musica pompa e pure parecchio, tanto in commerciale quanto in house, senza mischiarsi con l’altra sala, come capitava due anni fa, quando uno con un orecchio ballava Britney e con l’altro Benny B.
Con metà corpo scheccavi, con l’altro scoattavi.
Sembravamo un branco di deficienti.
Oggi no, questo non accade più. Anche perchè le sale son più distanti l’una dall’altra e soprattutto sono forse grandi il DOPPIO rispetto alle vecchie ‘sorelle’. Enorme la commerciale, notevole l’house, con laser a gogo e megaschermi con i controcazzi.
Inzeppato di BAR sparsi un po’ ovunque, la novità di quest’anno è rappresentata da un ristorantino a due piani con tanto di terrazza, dove mi han detto se magna un messicano da paura, mentre ciò che manca, anche quest’anno, è una zona RELAX/chiacchiericcio, me siedo e te conosco, me siedo e dormo, me siedo e pomicio o me siedo e me faccio na canna. In poche parole, fateme sedè!
Il sottoscritto se è stanco se siede pure in mezzo alla merda, sai che me ne frega, ma un angolino pensato solo e soltanto per questa funzione non sarebbe stata una cattiva idea.
Promossi i bagni, con noiose ed interminabili file che aiutano però a socializzare, ci son poi sparsi un po’ a cazzo stand di vario tipo, per quei pochi a cui viè in mente de fa shopping pure quando vanno a ballà.
Chiudo infine proprio sul ballo e sull’ingiustificata evoluzione della sala COMMERCIALE.
Giovedì, con Brezet e credo Max C in consolle, me so spaccato!
Ieri, con non so chi perchè ad un certo punto ha iniziato a piovere (una ficata, ballare con la pioggia, UNA FICATA) e hanno coperto consolle e dj con un telone di plasticaccia verde, me so fatto du cojoni grossi come na capanna.
Ora, dico io.
Per quale minchia di motivo nella sala commerciale del Gay Village mi devi sparare TRUZZATE dance, coattate immani e remix improponibili di icone froce (vedi la musica inascoltabile della serata Omogenic da una cert’ora in poi), magari solo e soltanto per soddisfare quei quattro etero sfigati che scendono dallu paese il sabato sera pe venì a fa gli alternativi in mezzo a noi finocchi?!?
Si chiama COMMERCIALE? E datemi la musica COMMERCIALE!
Dalla black alla dance anni 90, dal revival anni 80 alle icone musicali gay, dal pop al trash, senza considerare tutte le novità degli ultimi 6 mesi, avoja a musica. QUESTO volemo sentì, no MI PIACI SE TI MUOVI REMIX, che neanche al PATA PATA de San Teodoro a Ferragosto mettono più, cazzo!
Detta la mia su TUTTO, ci rimane un’edizione SUPERIORE alle ultime due, inferiore a quelle alle Cascate ed OVVIAMENTE non paragonabile alla “Testaccio Legend”.

Voto: 6 ,5

P.S. dopo averla rivista promuovo anche la lunghissima sigla, tecnicamente notevole.

W il Brancaleone QUEER

La serata SORPRESA di questo 2010 discotecaro frocio romano.
Party QUEER megagalattico ieri sera al Brancaleone firmato Amigdala/Meat Pie/Glamnight.
In quello che una volta ERA il centro sociale più famoso ed amato della capitale, sorge ormai da tempo una discoteca con i controcazzi, mascherata da centro sociale.
L’esperimento QUEER, perchè di esperimento si deve parlare, è stato a dir poco positivo, non tanto sui numeri dei partecipanti (non c’era il pienone), quanto su location, musica e spazi.
Il “Branca” d’altronde è sempre il Branca. L’augurio a questo punto è che con la prossima stagione ALTRE serate gaye possano approdare sulla Nomentana (una al mese? Rifarci fisso il mitico Condominio? E perchè non Glamdala o Amigdala?), visto che il POPOLO queer della capitale non può non contaminare anche uno spazio simile, da troppo tempo lasciato in mano a bestie etero/coatte.
Era dai tempi del mio PRIMO Condominio al Rialto (4 anni fa?) che non rimanevo così colpito da una serata queer romana (forse anche perchè erano 10 anni che non andavo al Brancaleone…).
Aridatece altre serate così!
Voto: 9

P.S. tra i tanti dj capitolini in ascesa ce n’è uno che non posso non sottolineare… D-Hangerè da tempo che si fa apprezzare ma ieri sera ha semplicemente fatto ER MATTOcon la strumentale di Acapella mi ha definitivamente fatto suo seguace.
BRAVISSIMO.

GLAMNIGHT da Gusto, ovvero il miglior aperitivo di Roma

Diamo a Longo quello che è di Longo.
Da anni Re degli aperitivi froci della capitale, al Co2 si era perso in un piatto de cus cus, dispensando praticamente ZERO CIBO ai tanti che, come me, si presentavano affamati e golosi ogni domenica al suo chiccosissimo aperitivo gay friendly.
Finita l’avventura CO2, ecco che da 3 domeniche è inizata quella GUSTO OSTERIA, in
Via della Frezza 16, in pienissimo centro, a pochi metri da Via del Corso.
Dopo 3 domeniche andate a vuoto, ieri mi son deciso e c’ho fatto finalmente un salto, rimanendo clamorosamente stupito da cotanta organizzazione.
Posto perfetto. Quintali di cibo, da mangiare a ripetizione, quante volte volete, dalle frappe alla carbonara, passando per l’immancabile cus cus del cazzo, al pollo con patate, bruschette, polpettine di melanzane, affettati, frittate, risotti e chi più ne ha più ne metta, cocktail ottimi e baristi da applausi (voto 10 a “felpetta azzurra”, dopo 2 mojito ero mbriaco, rtacci sua quanto è bono). Il tutto a 10 euro (ovviamente a consumazione, che ovviamente finisce sempre per essere più di una).
Musica A PALLA anche a cielo aperto firmata Flavia Lazzarini, che è sempre stata PERFETTA per gli aperitivi ma che, devo ammetterlo, è in generale fottutamente migliorata rispetto ai tempi del 3° piano di Muccassassina, una bella stradona sotto le stelle dove mangiare e bere senza che miliardi di automobili ti rompano i coglioni passando ogni 5 secondi e un gran bel locale con i controcazzi, per un aperitivo che vola via che è un piacere, approfittando anche delle prime splendide serate primaverili della capitale, dove nessuno vorrebbe tornarsene a casa. Meno ansiogeno rispetto ai precedenti aperitivi di Longo, sempre moooooolto radical chic, tanto da famme venì ogni volta il patema d’animo (sarà stato l’alcool ma ieri è stato tutto molto più sopportabile) , Glamnight a Gusto Osteria è un cazzo di signor aperitivo, forse il migliore, più ricco e logisticamente meglio dislocato della capitale.
E attenzione a venerdì 26 marzo, quando Condominio e Glam Night si PRENDERANNO Piazza Augusto Imperatore per una doppia clamorosa serata, da Gusto e Gusto al 28, con due locali gay friendly a poche decine di metri di distanza l’uno dall’altro, ad ingresso LIBERO e pronti a fa ER BOTTO. E che botto. Della serie uscimo da na parte ed entramo dall’altra. Per tutta la notte, cocktail dopo cocktai. A Piazza Augusto Imperatore. Roba da non tornà a casa…
E poi non venitemi a dire che non vi avevo avvertito.

Voto Glamnight Gusto Osteria: 8,5