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Spetteguless intervista Lorenzo Balducci

A breve in sala con Good as You (qui la mia recensione), Lorenzo Balducci ha rotto il ‘silenzio stampa’ che si era volutamente imposto negli ultimi due anni con un’intervista a Il Venerdì de LaRepubblica. Proprio venerdì ve ne parlai, sottolineando il coming out ‘velato’ dell’attore, poi costretto a rispondere alle immancabili domande sul padre. Stuzzicato da quella prima parte di intervista, ho provato ad intervenire direttamente sull’argomento, intervistando Lorenzo  (grazie ad un ‘intermediario’), a dir poco disponibile ed estremamente gentile nel rispondere alle mie domande. Che NON si occuperanno del rapporto con il tristemente celebre papà, bensì del suo percorso recitativo ed introspettivo in questi ultimi 24 mesi. Della sua omosessualità e della sua accettazione, del suo passato e del suo presente sentimentale. 9 risposte articolate che infrangono un tabù. Perché anche in Italia si può essere attori e ‘tranquillamente’ omosessuali. Parlandone apertamente, e in assoluta ‘normalità’.

Partiamo dalla fine, ovvero dall’intervista apparsa su Il Venerdì di LaRepubblica. La tua prima intervista dopo un lungo, lunghissimo silenzio, in cui affronti temi apparentemente inediti come quelli legati all’omosessualità. Un’omosessualità da te mai negata e/o nascosta, e presto al cinema nuovamente interpretata grazie al film Good as You. Perché hai deciso di tornare a parlare. Ora, e non prima. Non un anno fa, non due anni fa, quando uscì Due vite per caso. Cosa è intimamente successo in questo lasso di tempo. Come è cambiato Lorenzo Balducci, sia come attore che come uomo, in questi ultimi 24 mesi.

Dopo una serie di eventi mi sono ritrovato a dover affrontare un percorso, a volte molto duro, in cui ho deciso di mettermi seriamente in discussione, forse per la prima volta.
Ci sono voluti due anni per poter riacquistare la serenità e la consapevolezza che adesso ho di me. Come uomo mi sento cambiato. Il desiderio e la voglia di essere trasparente, ai miei occhi e a quelli degli altri hanno avuto il sopravvento.
Vivo serenamente la mia omosessualità da quando ho 21 anni. Ma solo da qualche tempo ho capito che potevo parlarne anche in un’intervista. Non sento il bisogno di dichiararla. Non è il mio biglietto da visita. Semplicemente sono io. Come attore, ho capito che il mio talento non aveva bisogno di essere macchiato da una serie di raccomandazioni. Raccomandazioni che non ho mai desiderato ma che, quando c’erano, non ho quasi mai avuto il coraggio di rifiutare. In alcuni casi non sapevo neanche di averle ricevute. È stato abbastanza scioccante scoprire alcuni dettagli dalle intercettazioni. Se ho ancora fiducia in me stesso, come attore, è perché so’ d’aver costruito tanto anche da solo. Film come “2viteXcaso”, “Ma che colpa abbiamo noi”, “Le cose che restano”, “Good As You” e tanti altri, sono la prova che molti registi mi hanno scelto perché volevano me.

Good as You, dicevamo. Film low budget, targato Mario Mieli, tratto da una piece teatrale, ed ora ‘gay-comedy’, con tutti i pregi e difetti del caso. Puoi dirmi cosa ti ha realmente affascinato di questo progetto. Come e quando sei stato coinvolto. Quanto è stato complicato reperire finanziamenti per un titolo simile. E soprattutto. Bacia bene Enrico Silvestrin?

Mariano, il regista del film, mi ha contattato un anno fa e mi ha provinato per il ruolo di Adelchi. Ho accettato di farlo perché, per la prima volta, un film italiano raccontava la comunità gay libera dal disagio, dal bisogno di essere accettata, riconosciuta. Questa realtà, tra le tante, esiste per fortuna e io la vivo quotidianamente, perché non raccontarla?
Non ho mai avuto dubbi su questa scelta. Il film è una produzione low budget, abbiamo avuto il sostegno e l’aiuto del circolo Mario Mieli e della comunità gay romana. Non so’ dirti se sia stato facile o difficile ottenere i finanziamenti ma posso dirti con certezza che Enrico Silvestrin bacia bene. ;-)

Tornando seri, permettimi una critica relativa alla pellicola, che il sottoscritto ha trovato in parte divertente, ma soprattutto eccessivamente superficiale. Hiv, affettività lampo, omogenitorialità mordi e fuggi. Non pensi che temi così delicati e oggettivamente complessi meritino un trattamento più particolareggiato, anche all’interno di una commedia?

E’ un questione di punti di vista. Il film è un provocatorio, irriverente e realistico spaccato della vita gay. Non abbiamo la presunzione di dover raccontare l’intera comunità e tutte le problematiche che la riguardano. E’ la storia di otto personaggi, diversi l’uno dall’altro, alla ricerca di un equilibrio individuale e sentimentale. Le tematiche delicate all’interno di Good As You sono, a mio avviso, la prova che la vita merita di essere vissuta con tutto l’entusiasmopossibile malgrado ogni difficoltà.
Non restano in superficie ma accompagnano gli otto protagonisti, nell’arco della storia, con il giusto peso che questa commedia ha deciso di dargli.

Neanche 30 anni all’anagrafe, eppure già da 11 anni ‘attore’ di cinema. E’ il 2001 quando ti fai conoscere grazie a Pupi Avati con I cavalieri che fecero l’impresa. Com’era il Balducci attore del 2001, com’è il Balducci attore di oggi, nel 2012, e come vedi il Balducci attore nel 2022.

Nel 2001 ero un 18enne inquieto, innamorato del Cinema. Quell’anno, sul set di una fiction con Luca Barbareschi la mia passione per la recitazione si stava trasformando in una realtà a cui sentivo di appartenere fortemente. Oggi sono un attore, sempre inquieto, ma più consapevole delle mie potenzialità e dei miei limiti. Nel 2022…. non ne ho la più pallida idea. Continuerò a fare l’attore o almeno lo spero. Mi piacerebbe lavorare ancora all’estero. Ho vinto un premio a San Francisco per Due vite per caso che  consiste in una borsa di studio nella scuola di Susan Batson a NYC. Quello potrebbe essere un punto di partenza.

In rete, sul Tubo, come immagino tu ben saprai, ci sono dei video in cui balli all’interno di una piscina vuota. Puoi spiegarci il ‘perché’ di quei filmati. E soprattutto, dove e quando nasce la passione per la musica e per la danza. Che ci sia un musical alle porte?

Nessun musical alle porte. Purtroppo. Quei video sono una parte di me, così come la musica e la cultura pop. Mi sono innamorato di Madonna nel ’98 con Frozen e da allora l’ho sempre adorata. E’ una vera ispirazione per me anche per il mio lavoro di attore. E poi adoro Glee e mi piace la filosofia del telefilm. Guardandolo ho capito che volevo fare qualcosa di simile anche io, senza paura di mostrarlo agli altri. Di solito invece sono molto timido.

Cinema e omosessualità. O meglio, attori ed omosessualità. Da sempre un tabù. Da decenni viviamo con il cliché che se vuoi lavorare in quest’ambiente, devi fingere. Sei gay? Splendido, vivi pure la tua vita ma in silenzio, perché non devi farlo sapere al pubblico. Ora io mi chiedo, possibile che ancora oggi, nel 2012, dobbiamo mandar giù un simile luogo comune? Credi che ci sia effettivamente del vero, che il dichiararsi ‘omosessuale’ possa troncare la carriera di un attore, come successo negli anni 90 a Rupert Everett, o la situazione è finalmente cambiata, maturata, evolvendosi in meglio.

E’ cambiata la situazione in Italia???
Alcuni attori si sono rifiutati di fare il provino per G.A.Y, vista la tematica, ma voglio sperare siano stati fatti dei passi avanti. Sono anche certo del fatto che vedrò delle porte chiudersi in ambito lavorativo. Pazienza, se ne apriranno altre. Da qualche parte bisogna iniziare. Se nel “non nascondere” o “non negare” la mia omosessualità sono solo, o con pochi, non posso di certo cambiare le cose. Ma se tutti gli attori, le attrici, gli sportivi, etc. non nascondessero la loro vera identità, allora forse l’Italia egli Italiani si sveglierebbero. Io rispetto il silenzio degli altri, ma non lo condivido.

Matrimonio gay, coppie di fatto, legge contro l’omofobia, adozioni. Legittimi diritti mancati per il movimento glbtq nazionale, richieste folli ed inopportune per buona parte del centrodestra italiano, appoggiato dal 99% della Curia Vaticana. Scegli dove stare e perché.

Sono nell’unica parte dove tutti dovrebbero stare. Quella del giusto. Quella della libertà e dei diritti di tutti. Matrimonio? Unione civile? Chiamatelo come volete. Io voglio condividere casa con il mio compagno e non avere nessun problema burocratico. Voglio essere con lui se dovesse avere dei problemi di salute e stare sul letto d’ospedale.
Certo, l’idea di fare una piccola cerimonia, con le persone più care, mi fa sorridere. Del resto è un giorno di festa anche quello. Ma per fortuna non ho bisogno di una chiesa.
Legge contro l’omofobia? Mi fa ridere pensare che in un paese come l’Italia ce ne sia bisogno.
Poi guardo un telegiornale, leggo un quotidiano o semplicemente ascolto il racconto di un amico e allora sento che quella paura va tutelata in qualche modo. E si, mi vergogno, anche se non vorrei, del mio paese.

Un film, un regista, una canzone, una/o cantante, una città, un attore, un’attrice, un libro, un ricordo. Elencameli.

Shining “Stanley Kubrik”
Bitter Sweet Simphony
Madonna
Michael Fassbender
Kirsten Dunst
Christiane F. “Noi ragazzi dello zoo di Berlino”
NYC
Ricordo Ottobre 2010
Messico da solo davanti al lago di Chapala, fissavo l’orizzonte malinconico e mi chiedevo cosa
avrei fatto della mia vita.

Finiamo, promesso. Sei sentimentalmente appagato, per non dire ‘addirittura’ felice, in questo preciso momento della tua vita?

La risposta è Si, sono sentimentalmente appagato. Anzi, felice.

Grazie mille Lorenzo.

Spetteguless intervista Stefania Orlando

Eletta non si sa come, non si sa quando e non si sa perché ‘icona gay’, Stefania Orlando da mesi cavalca con forza questo ‘titolo’ che nel corso degli anni, dopo concerti al Gay Village, comparsate al Pride e presenze a Muccassassina, sfoggia con orgoglio. Incuriosito dal ‘personaggio Orlando’, passata dalla tv alla musica con coraggio e convinzione (la propria), ho deciso di intervistarla su Spetteguless. Grazie alla fondamentale collaborazione di Alessio Poeta, la Orlando ha provato a ‘spiegare’ i  motivi che la legano alla comunità glbtq, senza perdere l’occasione di parlare di politica e di una sua EX collega televisiva, poi diventata Ministro della Repubblica, ovvero Mara Carfagna.

Sei stata spesso accusata di esserti avvicinata al mondo gay per convenienza. Cosa ne pensi?
(ride). Sono da sempre circondata da persone gay; non le vado a cercare ma sarà sicuramente una
questione di karma. Mi sono sempre avvicinata al mondo glbtq in modo molto naturale e senza
secondi fini. Chi vive a Roma può sicuramente constatare che mi ritrovo spesso nei locali gay non
per lavoro ma per il piacere di trascorrere una serata con i miei amici all’insegna dell’ironia e della
buona musica. Mi è stato chiesto di fare il video-spot per l’Europride, l’ho fatto come tanti altri personaggi, ma poi personalmente ho anche partecipato all’Europride facendomi tutto il corteo fino all’esibizione finale di Lady Gaga. Qualcuno ha pensato che io lo faccia per avvicinarmi a questo pubblico, ma io non faccio
distinzioni di pubblico etero, gay, donne o bambini. Chi fa queste distinzioni sbaglia per primo.
Non so dove sia la convenienza, io sono una gay-friendly convinta.

In un momento così delicato, politicamente parlando, chi vedresti come premier?
Al momento mi sento delusa da tutti. Ci vogliono facce ed idee nuove e spero che Monti possa
riprendere in mano la situazione. Per la sinistra sarei propensa a Nichi Vendola, che ho avuto il
piacere di conoscere durante l’Europride. L’ho trovato una persona disponibile e preparata.

Pensi che il paese sia pronto ad un premier gay?
No. guardandomi intorno noto con dispiacere che molte persone sono ancora molto reticenti e
scettiche davanti l’omosessualità.

Nel tuo passato televisivo sei stata sostituita da Mara Carfagna, la quale, da li a poco, ha abbandonato il ruolo di conduttrice per immergersi nel mondo della politica. Eri al corrente di questa sua propensione al
mondo politico?
No. Diciamo che non abbiamo neanche mai avuto modo di parlare approfonditamente
dell’argomento. Lei è entrata ed io sono uscita. Il suo ingresso in politica non mi ha stupito,
in fondo era stata preceduta da altre donne come Gabriella Carlucci e da Elisabetta Gardini. Tra le altre cose per il
nostro paese tutto ciò è una cosa così normale.

Non hai mai pensato di seguire le sue orme?
No. Sono una persona troppo passionale, sensibile e non riuscirei ad ignorare i problemi di un paese
intero. Il mio mestiere è lo spettacolo.

Il tuo nome non è mai uscito in scandali stile Vallettopoli o BungaBunga contemporanei. Hai mai
conosciuto Silvio Berlusconi?
No, non ho mai avuto occasione.

Dispiaciuta?
E’ chiaro che oggi come oggi fa piacere non essere coinvolta in questi scandali.

Improvvisamente hai virato al mondo della musica. Sotto la luna, Marimbabà, Su e Giu e la Crazy Dance. Non pensi di
essere caduta nel trash?
Ma sai, in fondo anche il trash è arte. In molti le definiscono trash, altri allegre, ad alcuni
piacciono e ad altri no. Il messaggio che ho sempre voluto comunicare è la leggerezza e la
spensieratezza. Trovo che sia meglio non cadere nel volgare che nel trash, e poi alcuni dei nostri
artisti italiani, senza fare nomi, sono delle vere e proprie icone trash con pezzi pazzeschi.

Ma con l’assurdo video della crazy dance non credi d’aver esagerato?
La Crazy Dance è trashissima (ride). La crazy Dance nacque per gioco, avevo voglia di fare una
cosa estiva coadiuvata da una coreografia e da un video fatto in casa che speravo portasse ironia e
non cattiveria.

Britney Spears o Lady Gaga?
Lady Gaga.

Tra 7 giorni uscirà A TROIA, il tuo nuovo singolo.
E’ una canzone contro il sistema con un’impronta molto rock. Non ho capito ancora se i giovani
si adattano al sistema o se è il sistema che obbliga i giovani ad adattarcisi. Il sistema in questione
è quello dove tutti vogliono tutto subito, senza faticare e scendendo a compromessi: pagando e
prostituendosi. Oggi si cerca subito qualcuno d’importante per potersi sistemare, non si fanno più
concorsi perché magari taroccati già in partenza e così quel poco di meritocrazia che c’era è andata
a scomparire. Non voglio fare la bacchettona, ma negli ultimi anni c’è stata purtroppo una vera
eclissi di valori.

C’è qualche riferimento politico?
Non faccio riferimenti politici. Il sistema è sicuramente sbagliato che poi sia colpa della politica
potrebbe essere un dato di fatto però io nella canzone non accenno parti o persone politiche. Mi
piacerebbe un mondo di giustizia e meritocrazia, ma probabilmente la mia è tutta utopia.

Ti sei mai sentita punita dal sistema?
Non vorrei che A TROIA parlasse solamente di me e del mio lavoro. Io sono sicuramente una
donna che ha avuto difficoltà nel ritrovarmi uno spazio mio. Potrei dire ingiustamente, ma non
ho mai fatto polemiche o pianti d’ordinaria amministrazione. Mi sono rimboccata le maniche
reinventandomi con la musica.

Progetti futuri?
Tra 7 giorni uscirà A TROIA con relativo video-clip e sarò impegnata per promuovere il
pezzo . Tutti i sabato mattina sono su Rai1 a Mattina in Famiglia, a primavera uscirà in tutti
i cinema “Nuovo Ordine Mondiale”, un film di Mario Ferrara dove recito assieme ad Andrea
Roncato e Enzo Iacchetti e ad aprile ripartirà il mio tour con gli Orlando Furiosi .

Per chiudere con un tema glbtq. Cosa ne pensi delle adozioni da parte di due persone dello stesso sesso?
Sono favorevole. Dove c’è amore c’è una famiglia. E’ imbarazzante sentire in tv o in radio persone
che sostengano che un bimbo, con due papà, si ritroverà ad essere anche lui gay. Bisognerebbe
sicuramente creare prima le condizioni culturali affinché non ci siano pregiudizi e discriminazioni
in un Paese fortemente cattolico quale è l’Italia. La cosa più grave è che nel 2012, in un paese come
il nostro, non c’è ancora una legge contro l’omofobia.

Grazie Stefania.

Spetteguless intervista Ivan Scalfarotto – Vice Presidente del Partito Democratico

L’ho inseguito a lungo e alla fine ce l’ho fatta. Perennemente in viaggio e sempre più attivo all’interno del Partito Democratico, Ivan Scalfarotto, vice presidente del maggior partito del Paese, sondaggi alla mano, si è ‘confessato’ a Spetteguless. Un’intervista a tutto campo, credo estremamente chiara ed interessante, per un uomo che dal punto di vista politico, a detta del sottoscritto, andrebbe semplicemente clonato. E ora, buon Scalfarotto a tutti:

Prima domanda secca. Spiegami perché un elettore di centrosinistra omosessuale dovrebbe votare Partito Democratico, quando al suo interno ancora oggi ci sono molti esponenti filo-clericali particolarmente restii a qualsiasi apertura al mondo glbtq. Possibile che nessuno capisca che in questi ultimi anni migliaia di voti si sono dispersi proprio per questo motivo?

Perché io non credo alla categoria dell’“elettore-di-centrosinistra-omosessuale”. La mia opinione è che da un lato gli elettori omosessuali non dovrebbero votare in modo corporativo, solo sulla base dell’attenzione ai soli temi di loro interesse, ma occuparsi di votare per il partito che complessivamente (diritti civili inclusi, ma non solo) li convince di più per il governo del Paese. Dall’altro gli elettori eterosessuali non dovrebbero essere meno attenti ai diritti civili degli elettori gay o lesbiche, dato che vivere in un paese più civile dovrebbe essere un interesse di tutti e non solo dei diretti interessati. Detto questo, i motivi per cui incoraggio etero e gay a votare PD è che il mio è l’unico partito italiano senza nomi sulle sue bandiere, anzi l’unico che si chiami ancora “partito” e con una presenza vera nel paese, la cui linea è determinata dal consenso popolare alle primarie (chi dovesse essere il segretario lo hanno deciso 3 milioni e passa di italiani nel 2009) ed è un partito che ha contribuito in modo fondamentale alle molte buone cose che si sono fatte in Italia quando la sinistra ha governato. Basterebbe confrontare Ciampi o Padoa-Schioppa a Tremonti, Sacconi, Bondi e Calderoli. Poi aggiungo che in Italia, come nel resto d’Europa, anche per pure ragioni aritmetiche, senza il voto della sinistra riformista le leggi sui diritti civili non si faranno mai. Per questo il PD ha bisogno di essere radicalmente rinnovato, ma certo non indebolito né sconfitto: del resto nel PD ci sono i clericali ma ci sono anche persone di limpide posizioni laiche e di progresso che andrebbero sostenute ed incoraggiate perché possano influenzare le politiche del partito più di quanto non siano in grado di fare oggi. Invece oggi proprio quelle persone vengono spesso lasciate sole a combattere nel partito da un elettorato spesso giustamente deluso (però i sostenitori di Fioroni non si deludono mai, chissà com’è). Un’ultima cosa: un certa attenzione tattica secondo me eccessiva al voto cattolico non è solo un problema del PD, purtroppo. Politici che si definiscono pubblicamente e continuamente cattolici sono a capo di quasi tutti i partiti italiani, a destra come a sinistra.

Da subito, da quando è stato annunciato, hai sempre detto no all’outing politico di massa. Ancor prima che la lista venisse pubblicata, e aihnoi senza ‘prove’ di qualsiasi tipo. Non credi però che sia giusto smascherare l’ipocrisia di quei politici che quotidianamente insultano e spesso denigrano gli omosessuali, per poi vivere in privato proprio quella realtà da loro tanto attaccata?

L’outing è una tecnica violenta e becera ormai superata anche all’estero che ha il solo scopo di far trascendere il dibattito su questioni molto serie al livello dell’indegna rissa da pollaio a cui ci ha abituati la politica italiana. Secondo me non serve a nulla, anzi fa arretrare la risoluzione dei problemi. La vicenda dell’outing è stata un pastrocchio colossale che ha portato due minuti di stupida visibilità gossippara all’inizio e molto danno e discredito alle nostre buone ragioni alla fine: per una volta in Italia mi piacerebbe che un errore politico di tale assoluta gravità non finisse nel dimenticatoio. Parliamo sempre di responsabilità e di accountability. Ecco: questo è un caso di scuola per applicarle.

Da vicepresidente del Partito Democratico immagino che ti stia preparando per le ormai imminenti elezioni politiche. Proverai ad entrare alla Camera dei Deputati? C’è chi dice che sia nata una sorta di ‘battaglia mediatica’ interna al partito tra te ed Anna Paola Concia, unica deputata lesbica dichiarata di questa legislatura. C’è del vero? Scorre buon sangue tra te ed Anna Paola?

Sul piano personale io e Paola siamo ottimi amici. Pensare che una mia candidatura sarebbe in concorrenza con quella di Paola è una vera scemenza, e anzi dimostra tristemente quanto la nostra comunità debba uscire da una visione un po’ angusta di riserva indiana per rivendicare spazi ben più rilevanti di quelli di cui godiamo oggi. Così come non dovremmo essere “elettori-gay” ma “elettori-e-basta”, dovremmo tutti concordare che non esiste nemmeno il “parlamentare-gay”, ma esistono i “parlamentari-e basta”: e infatti Paola ha fatto in questa legislatura mille grandi battaglie per i gay ma ha esercitato le sue prerogative anche votando sul bilancio dello Stato, sulla difesa, sull’agricoltura, sulla sanità, le teclecomunicazioni e sul lavoro come tutti gli altri parlamentari. Nella prossima legislatura saranno in palio, tra Camera e Senato, 945 seggi e i cittadini GLBT che vorranno (spero molto numerosamente) essere eletti competeranno per uno dei 945 seggi insieme a tutti gli altri cittadini, non certo per l’unico seggio riservato ai panda. E comunque la rielezione di Paola è strameritata, ma scherziamo?

Tempo fa una tua lettera aperta al movimento glbtq ha creato dibattito. A quella tua proposta rispose in maniera decisamente ‘sorprendente’ Imma Battaglia, Presidente DiGayProject, che con calma e tranquillità affermò: “Rimetto il mio attivismo in favore di una diversa coscienza per superare la crisi. Accolgo l’apertura manifestata da Scalfarotto, ma ritengo che i gay possano dare il loro vero contributo soprattutto partecipando, come avvenuto in altri Paesi, ai piani di sviluppo economico. I gay possono trainare la ricchezza del Paese, formulare idee e proposte e dare contributi di solidarietà su base volontaria. Adesso dobbiamo fare squadra e pretendere, al posto di slogan e propaganda, programmi concreti di riforma economica, politica, sociale e civile”. Cosa rispondi ad Imma?

Che sono d’accordo con lei. Dopodiché io credo che per fare tutto questo i cittadini GLBT italiani debbano concorrere alla vita del Paese con pari responsabilità ma anche con pari diritti e dignità. Le cose devono essere in perfetto equilibrio.

Mario Mieli, Arcigay, DiGay Project, Equality, ArciLesbica, Agedo, e tante altre sigle che neanche ricordo. Il movimento omosessuale italiano è composto da decine di associazioni, spesso e volentieri tutt’altro che unite ma anzi purtroppo battagliere sul da farsi. Possibile che non si riesca ad unire l’intero movimento sotto un’unica bandiera? E’ davvero così complesso anteporre i biechi interessi personali per quelli dell’intera collettività, che da anni chiede a gran voce unione?

Più che una domanda mi pare una constatazione. Non ti posso dare torto, ed è una cosa che ho sempre detto e scritto. Io credo che dovrebbe esistere una sola associazione GLBT generalista e altre di tipo strettamente tematico, come accade altrove. Invece di associazioni generaliste in Italia non solo ce ne sono troppe ma vedo che, senza che se ne sentisse alcun bisogno, addirittura aumentano di numero.

Nichi Vendola Presidente del Consiglio. Credi che il 50%+1 del popolo italiano potrà mai eleggere un candidato dichiaratamente gay, che sia di destra o di sinistra?

Direi proprio di sì. Lo hanno già fatto i pugliesi, che so per certo essere italiani.

Nell’anno di ‘Forza Gnocca’ abbiamo assistito ad un lungo silenzio vaticano sulle incredibili avventure sessuali più o meno private di Silvio Berlusconi. Quello stesso Vaticano che durante il Governo Prodi scese in piazza per dire no ad una banale legge sulle coppie di fatto. Vorrei avere una tua semplice opinione a riguardo.

E’ un’opinione molto severa, la mia. La trovo una contraddizione gravissima ed inspiegabile. La posizione della Curia sull’omosessualità va spesso al di là confini dell’omofobia dichiarata. Che poi questi inflessibili guardiani della morale accettino di appoggiare uno accusato di andare a letto con prostitute minorenni senza dire una parola è una responsabilità storica, politica ed etica che la Curia prima o poi sarà chiamata ad affrontare. Non sarebbe la prima volta: guarda cosa è successo in tempi recenti alla Curia per non aver tenuto una posizione limpida e cristallina sulla pedofilia tra il clero negli Stati Uniti o in Irlanda.

Rimanendo in ambito Partito Democratico. C’è un programma da stilare il prima possibile, con annesse alleanze. C’è chi strizza l’occhio a Vendola e Di Pietro e chi all’UDC di Casini, Buttiglione e la Binetti. Tornando alla domanda numero 1, possibile che ci sia ancora qualcuno incapace di intravedere l’evidente suicidio ‘elettorale’ a cui si rischierebbe di andare incontro?

Mi pare che le generazioni più giovani che si stanno candidando a prendere in mano il partito parlino meno di alleanze e più delle cose da fare. Sono stato da Civati e Serracchiani a Bologna, lì c’era anche Zingaretti. Li ho sentiti parlare e ho sentito cose molto più concrete e vicine alla vita delle persone di quelle che ha detto D’Alema nella sua recente intervista al Corriere della Sera, quella dell’alleanza con i moderati e del raggiungimento della “quota 60%”, in cui si parlava secondo me come al solito troppo di pallottoliere e troppo poco dei problemi del paese.

Ultime domande, promesso. Si va al voto entro 12 mesi. E’ praticamente certo. Cosa dovremo attenderci dal PD? Legge contro l’omofobia, coppie di fatto o anche matrimonio gay?

Io lavoro per la dignità e la piena uguaglianza delle persone GLBT. Punto. Capisco che potrà forse essere necessario del tempo, ma quella è la strada maestra. Il partito ha una commissione attualmente al lavoro su questi temi e quelli legati al fine vita e alle questioni dei diritti: stiamo facendo una discussione molto seria (quale altro partito la fa?), vediamo cosa ne verrà fuori. Certo io sto lì a rappresentare il nostro punto di vista e non sono il solo: oltre a me e a Paola Concia c’è gente come Luigi Manconi, Claudia Mancina, Ignazio Marino, Vittorio Angiolini, Aldo Schiavone. Vigileremo e lavoreremo nella direzione dei diritti.

Rimanendo su quest’ultimo punto. Da ‘londinese’ di adozione quale sei, quali differenze ci sono dal punto di vista ‘giuridico’ tra un gay londinese e un gay romano? Per i tanti che non lo sapessero.

Che il gay romano giuridicamente non esiste né in quanto parte di una coppia né di una comunità. I gay italiani non sono riconosciuti da nessuna legge in quanto gruppo, ecco il motivo dell’impossibilità di approvare una la legge, come quella sulla violenza omofobica, che per la prima volta ci individuerebbe – sebbene soltanto nella triste condizione di potenziali vittime, certo non in quella di cittadini attivi – in quanto categoria. E’ la famosa “teoria del piano inclinato” quella che spinge i cattolici a non approvare nemmeno leggi minimali come quella contro la violenza omofobica (è così che andrebbe chiamata). Perché una volta che sei ufficialmente e legalmente individuato come una categoria portatrice di alcuni diritti, anche molto basici e scontati come quello dell’incolumità fisica, come si fa a poi a negarti la pienezza degli altri diritti? A Londra le persone GLBT sono rigorosamente tutelate e rispettate come singoli, come persone, come cittadini, come famiglie e, collettivamente, come una delle comunità di minoranza nel Paese. Innanzi tutto dalla legge e poi dalla società, che dalla legge ha tratto, come accade nei paesi a democrazia matura, non solo una norma cogente di comportamento ma anche un messaggio morale.

Chiusura. Sei innamorato? E se sì, com’è l’amore gay? Vogliamo ‘raccontarlo’ ai tanti che quotidianamente non fanno altro che vomitare inutili cliché sull’argomento?

Molto innamorato, grazie. Raccontarti il mio amore? Il mio Federico, che è un tipo parecchio schivo e mi dice sempre che la nostra storia è una cosa che riguarda solo noi due e non la stampa e i paparazzi, non credo apprezzerebbe troppi dettagli o “cadute romantiche” da parte mia in questa intervista. Credo però che sarebbe d’accordo con me se dicessi semplicemente che ci amiamo, ci proteggiamo a vicenda, ci sosteniamo nei momenti di debolezza, e insieme ci divertiamo anche parecchio. E’ la persona che mi ha consentito tante volte, come credo io a lui, di fare il passo più lungo della gamba: per essere più precisi come la somma delle nostre gambe. Insomma, siamo una famiglia con gli stessi bisogni, le stesse gioie, gli stessi problemi ma anche le stesse potenzialità e lo stesso valore di tutte le altre famiglie. Per questo, noi come migliaia di altre coppie gay e lesbiche, abbiamo bisogno delle stesse leggi e degli stessi diritti degli altri. Chi non lo capisce o è stupido o è, più probabilmente, in grave mala fede.

Grazie Ivan.

Spetteguless intervista Francesco Scognamiglio

Dopo la chiacchierata della scorsa settimana con Sale & Pepe, torna l’appuntamento con le interviste di Spetteguless. Un appuntamento che il sottoscritto si AUGURA di poter trasformare in qualcosa di ‘settimanale’, in modo da dar voce ai tanti personaggi che in qualsiasi modo contribuiscono ad alimentare, direttamente o indirettamente, le nostre giornate.  Visto e considerato che in questi giorni l’Italia è al centro dell’attenzione mediatica per la Milano Fashion Week, ho pensato di intervistare uno degli stilisti nostrani più apprezzati, sia in patria che all’estero, tanto da aver vestito negli ultimi tre anni stelle come Lady Gaga e Madonna. Di chi parlo? Di Francesco Scognamiglio, che non solo ringrazio per il tempo concessomi, anche se solo via e-mail, con tutte le conseguenze di mancata interazione del caso, ma anche per i due bozzetti pensati e ideati per la Germanotta qui su Spetteguless pubblicati in esclusiva per la prima volta. Grazie ancora Francesco, e buon’intervista a tutti.

 Non essendo il sottoscritto un grande conoscitore del mondo della moda, tanto da potermi permettere chissà quali quesiti tecnici o critici, quest’intervista cercherà di occuparsi di tutt’altro. Ovvero del Francesco Scognamiglio inedito, capace di vestire buona parte delle icone pop più amate dal mondo glbtq. Hai infatti vestito Paola e Chiara, Madonna, Lady Gaga, Rihanna. Ora, io mi chiedo, quale di queste cantanti ti ha dato maggiori soddisfazioni? E soprattutto, con quale di queste c’è stato un feeling particolare, immediato, inatteso, e magari duraturo?

“Ovviamente Madonna. La persona che amavo da quando avevo 8 anni. Da quando ho avvertito subito il suo grande talento e la donna alla quale aspiravo. E oggi, quando ci incontriamo a New York e lei mi chiama per nome, beh… l’effetto è molto strano. Ma sono davvero felice di aver scoperto che dietro una donna così potente si nasconde un grande cuore. Amo la sua intelligenza e la sua forza. Lei poi è una che ricorda solo le cose che la colpiscono”.

- Tra te e Madonna, negli anni, è nata un’amicizia. Un rapporto sincero, che va oltre la semplice collaborazione. Puoi dirci che tipo di donna, madre e artista, è in privato?

“Amicizia è un parolone. Ci conosciamo, la vedo quando sono a New York, e lei con me è sempre super carina. E’ riuscita a non mettermi mai in difficoltà o in imbarazzo. Anzi. Mi fa sentire a mio agio ogni volta. L’unica cosa che continua a sconvolgermi è che quando sono con lei mi sento una persona serena e tranquilla. Quando poi la saluto e vado via mi chiedo: ma lei è davvero Madonna? La rockstar che da bambino ad oggi ha segnato la mia vita? Ecco, in quel momento lì vado in tilt”.

- Hai avuto il piacere di vedere W.E., suo secondo film da regista, o ascoltare qualcosa del suo nuovo album? Impressioni? Opinioni? Pareri? Svelaci dei retroscena!

“Sono arrivato a Venezia il giorno dopo la prima perché avevo impegni di lavoro. Per il resto….. non dico nulla”.

- Due parole su Brahim Zaibat,  suo nuovo Toy Boy? Credi che possa davvero funzionare, dopo la rottura con Jesus Luz?

“Credo che il volere del cuore di ognuno di noi sia la scelta giusta per la propria felicità”.

 

- Lady Gaga ha più volte indossato dei tuoi abiti. Folli, geniali, che hanno fatto il giro del mondo. Ora, io mi chiedo, ma il ‘personaggio Gaga’ è reale, oppure totalmente o anche in solo in parte costruito da ‘altri’? Ovvero, ciò che indossa, produce e realizza, è realmente farina del suo sacco? E infine, gli abiti che le hai fatto indossare, li hai realizzati pensando proprio a lei? E se sì, perché l’hai immaginata proprio così?

“Perché io prima di farle dei costumi, perché alla fine non sono abiti, ma veri e propri costumi, ho sempre interagito con lei. Lei mi ha sempre inviato delle mail con delle immagini, delle emozioni tradotte in foto dalla quale io dovevo tirare fuori la sua anima e ogni volta che mettevo su carta delle illustrazioni, bè, lei è sempre impazzita. E le ha sempre indossate. E’ assolutamente geniale”.

- Credi che Lady Gaga possa diventare realmente la nuova Madonna?

“Credo che Gaga segnerà la nuova era della musica. Madonna ha segnato un altro momento. Lei però dovrà essere brava e costantemente geniale nel riuscire nella sua impresa. E’ troppo presto per dare una risposta a questa domanda”.

- Milano Fashion Week. La città invasa da modelle, stilisti e giornaliste. Che solitamente tutto fanno tranne che ‘criticare’, perché è sinceramente difficile, se non impossibile, leggere delle stroncature da parte della stampa di settore nei confronti di stilisti affermati, spesso ‘permalosi’ e ormai fondamentali per l’esistenza stessa dei quotidiani, viste le pubblicità pagate a peso d’oro. Ma è davvero così difficile accettare una critica nel mondo della moda?

“Le critiche sono parte del nostro lavoro. Sono rischiose a volte ma allo stesso tempo tengono alto il nome, soprattutto se queste ultime vengono fuori da penne internazionali che possono rendere un brand ancor più noto di quanto si pensi. Io ho sempre accettato le critiche, che fossero buone o meno. La cosa importante è saperle ascoltare e rispondere in maniera altrettanto critica”.

- Come vestirà la donna del prossimo anno? Te hai appena sfilato sulle passerelle milanesi. Dacci qualche anticipazione.

“Leggerezza, sensualità e sessualità. Ho tirato fuori da un vecchio baule dei vecchi pizzi francesi e ho cominciato ad intarsiarli con le mie mani su camicie e gonne… e abiti… e così via, la collezione ha preso una piega diversa dalle altre stagioni. Dal menta freddo al color albicocca al bianco ghiaccio fino ad un nero profondo. Sono questi i codici di Scognamiglio per la prossima estate”.

- C’è uno stilista che ancora oggi, dinanzi al pronunciare il suo nome, ti emoziona?

“Sarò ripetitivo ma ho sempre un ricordo di grande affetto e di grande amore per l’unico genio della moda mai esistito: Gianni Versace”.

- E il nome di un’artista, cantante o attrice, con cui non hai mai collaborato ma che vorresti plasmare ‘a tua immagine e somiglianza’?

“Mah, credo Charlotte Gainsbourg. E’ la più moderna di tutte”.

- Sogni nel cassetto? Realizzati o ancora irrealizzati?

“Vivere serenamente e avere sempre più tempo per tornare nella mia magica Napoli. Poi… il sogno di fare il regista. Magari un giorno…”

- Dove ti vedi tra 20 anni?

“Tra Pompei e New York. Ovvero la città nella quale sono nato e la città nella quale vivrei”.

- Infine, un’ultima domanda, che esce completamente dalla strada intrapresa durante la nostra chiacchierata ma che il sottoscritto vorrebbe in queste interviste quasi ‘istituzionalizzare’, in modo da far prendere una posizione netta su un tanto attuale quanto delicato argomento: Favorevole o contrario ai matrimoni gay?

“Favorevole. La felicità non ha sesso. Il piacere non ha sesso. Viva l’amore. Quello vero”

Grazie Francesco.

Spetteguless intervista SALe & PePe

Un angolo interviste. Da inaugurare, finalmente, dopo anni e anni di attesa. Ve l’avevo promesso, e alla fine è arrivato. Con settembre, mese di novità e di esordi. Prima le vignette, poi il ritorno della rassegna stampa, e ora loro, le ‘chiacchierate’ senza peli sulla lingua. Perché le interviste da sfacciata ‘leccata di culo’ al sottoscritto non sono mai piaciute. E qui non ne troverete mai. Con chi iniziare? Con coloro che in pochi anni si sono impossessate della corona internettiana tricolore del TRASH. Geniali autori di video a dir poco esilaranti, con protagoniste le popparole made in Usa che più ci fanno sculettare in discoteca. Di chi parlo? Di SALe & PePe, ovviamente, qui più volte pubblicati e ora finalmente intervistate. Perché non potevo far partire una rubrica simile senza un DUO come questo, orgogliosamente TRASH, e praticamente totalmente legato alla rete.

Premessa: chi diavolo siete?
Siamo in due, Sara e Federica, Sara è Sale e Fede è Pepe. Siamo le fondatrici del progetto. Tutte le persone che partecipano alla realizzazione dei nostri video sono i “Trashinatori”, mentre chi ci ama o ci disprezza, o comunque ci segue, sono i “Trashinati”.

Alla faccia. Espletata la premessa, la domanda clou: come diavolo vi è venuto in mente di prendere in giro i video pop più cliccati del momento?
Non sappiamo come ci sia venuto in mente, ma sappiamo che è stato un forte richiamo, un pò come l’escremento per le mosche… Veniamo catturate da un video, e mentre lo guardiamo abbiamo questo superpotere di smascherarlo e spogliarlo di tutti gli elementi che rendono “figo” un video pop. Si è capito?

Decisamente sì! Tutto è nato da Lady Gaga, possiamo dirlo. E’ lei che avete inizialmente puntato, partorendo le prime cliccatissime parodie. Poi sono arrivati anche altri artisti, ma Lady Gaga è rimasta sempre la vostra ‘vittima’ preferita. Per quale motivo?
Beh, tecnicamente il primo video virale è stato Single ladies di Beyoncè, che ha superato i 2 milioni e mezzo di visite e che ci ha dato la prima spinta..poi insomma..Lady Gaga è stata presa di mira fondamentalmente perché ci piace, e ci piace scimmiottarla.

Dovendo darvi un’etichetta, vi definireste madonnari, little monsters, brittaroli, o cos’altro?
Dovendo darcela st’etichetta..Little monsters.

E ora son cazzi vostri, perché troverete sotto casa teste di gatto mozzate inviate dai furibondi brittaroli. Sappiatelo. Ma toglietemi una curiosità. Quanto ‘spendete’ in media per un vostro video.
A livello economico siamo riuscite a non mangiare per un intero mese per investire un massimo di 200 euro (Telephone e Alejandro), ma alcuni video, ad esempio The edge of glory, sono davvero a costo zero. E’ davvero difficile e raro farlo senza spendere soldi, e siamo disoccupate, per questo facciamo pochi video. Però non resistiamo!
Anche per quanto riguarda i tempi di realizzazione dipende..finora un minimo di 3 giorni fino a un massimo di un mese.

 La fase di ‘creazione’, invece, in quanti step è suddivisa. Vedete un video, e poi? Chi decide ‘come’ trasformarlo, e soprattutto, in qualche modo vi ‘censurate’, mettendovi dei limiti, o siete irrimediabilmente senza freni?
Vediamo un video e solitamente ci affidiamo alle prime idee che ci vengono in mente e da lì iniziamo a selezionare quelle che secondo noi sono più valide, e su quelle ci costruiamo il video. Non sappiamo spiegare come, ma con tutta naturalezza le idee arrivano inspiegabilmente tutte insieme. Forse un pò ci censuriamo, non vere e proprie censure, ma siamo molto autocritiche quindi cerchiamo di mettere un freno all’entusiasmo che porta spesso a fare cose a cazzo di cane (Ci deve essere criterio anche nella libertà altrimenti è puro caos Cit. Chiazzetta). Ecco forse l’unica cosa che evitiamo per partito preso è il sesso. Non perché siamo pudiche o perché vogliamo mirare ad un certo tipo di pubblico,ma perché anche il sesso è così esasperatamente abusato per provocare,che ci piace smontarlo. Cerchiamo, secondo la nostra logica, di “provocare” con altri contenuti. Per citare Boris “Scene di merda, baci di merda”

In pochi mesi vi siete fatti conoscere, video dopo video, diventando delle celebrità del web. Ma qualcuno vi ha mai riconosciuto per strada? Ti hanno mai detto “ao’, ma te sei quella de Sale & Pepe”.
Si diciamo che ci siamo fatte conoscere abbastanza ma abbiamo notato che i nostri video sono più famosi delle nostre facce, quindi ci è capitato raramente di essere riconosciute. Ma ci capita spesso di trovarci in mezzo a sconosciuti che citano i nostri video e siamo noi a dire: “Lo abbiamo fatto noi!”

C’è qualche gay all’interno della vostra squadra? Domanda queer che qui su Spetteguless è praticamente obbligatoria. E se sì, mi legge? No perché in caso contrario aizzo i cani…
Sì e Sì

Mmmmmh, risposte brevi vedo. Ok immagino che non si possa divagare sull’argomento. Peccato. Progetti futuri? O meglio, dove vuole andare a parare Sale & Pepe? Vi state solo divertendo, cazzeggiando tra amici, o avete in mente un obiettivo più ampio e preciso?
Allora, che domandone! Progetti futuri è realizzare video cazzeggiando e divertirci ma facendone un lavoro. Stiamo nel bel mezzo di un esperimento. Il prossimo video sarà molto diverso da quelli passati, non possiamo anticipare molto ma possiamo dire che saremo più inconfondibili nel nostro genere.

Vabbè vi odio, così insinuate la pulce. Maledette. La vostra video-parodia preferita? Quella che considerate il vostro ‘capolavoro’? Quella del sottoscritto, già che ci siamo, è l’ultima. The Edge of Glory, straordinaria.
Decisamente Judas

Judas? Mmmmh, credo che debba rivederla. E la ‘meno riuscita’? Quella che ‘effettivamente poteva venire meglio’. Dai, tanto ormai l’avete pubblicata… che ve frega.
Bad Romance

Questa la ricordo. Effettivamente eravate proprio agli esordi. Ultime due domande secche. Siete orgogliosi dell’etichetta ‘trash’ che con fatica avete fatto vostra?
Siamo molto orgogliose di questo! Non vedevamo l’ora.. ahahah

E soprattutto… ti ritrovi davanti Lady Gaga, senza preavviso, e puoi farle solo una domanda. Cosa le chiedi?
Sappiamo che conosce i nostri video…. le chiederemmo: SINCERA,TI PIACCIONO I NOSTRI VIDEO? e poi scoppieremmo a piangere..ci immaginiamo anche la risposta: “….Yeah girls…” (con fare sconcertato e non troppo sincero) ahahah

Grazie Sale, grazie Pepe, alla prossima intervista.