La Bella e la Bestia, Emma Watson inizialmente scettica: ‘temevo che la storia si avvicinasse alla Sindrome di Stoccolma’

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«All’inizio ero piuttosto combattuta. Pensavo che dietro a questa storia ci fosse qualcosa che si avvicinasse alla Sindrome di Stoccolma, ovvero della vittima che si innamora del suo carnefice. Ma lei non ha nessuna delle caratteristiche della Sindrome di Stoccolma, perché riesce a mantenere intatta la sua indipendenza e la sua libertà di pensiero. Ad avermi convinta, poi, è stata la scena in cui Bella decide spontaneamente di rimanere». «È lei in realtà a trasformare la vita di lui in un inferno. È come se volesse ucciderlo con il suo amore e con la sua gentilezza. Lei gli dà tutto il bene che può. Lui picchia contro la sua porta invitandola a raggiungerlo a cena e la stessa cosa farà lei in un secondo momento. Si innesca una sorta di sfida tra di loro. Per la serie: “Tu pensi che io verrò a cena con te e io sono la tua prigioniera? Assolutamente no”». «L’altra cosa bella di questa storia è che prima di tutto loro diventano amici. Il sentimento tra di loro è genuino e l’amore tra di loro comincia proprio da lì, un aspetto molto più significativo di tante altre storie d’amore, dove l’amore è a prima vista. Tra di loro inizialmente non c’è l’illusione che possa nascere qualcosa. Hanno visto il loro lato peggiore, ma è da lì che riescono a tirare fuori il meglio di se stessi». Via Entertainment Weekly.

La Sindrome di Stoccolma nella Bella e la Bestia.
Ma levateje le pozioni magiche a questa.

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