Tim Cook parla per la prima volta della propria omosessualità: sono fiero di essere gay

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Durante tutta la mia vita professionale ho cercato di conservare un livello elementare di privacy. Vengo da radici umili e non mi interessa attirare l’attenzione su di me. Apple è già una delle società più esaminate del mondo e ci tengo a mantenere l’attenzione sui nostri prodotti e sulle cose incredibili che i nostri clienti riescono a farci. Al tempo stesso credo profondamente nelle parole di Martin Luther King, che disse: «La domanda più persistente e impellente della vita è “Cosa stai facendo per gli altri?”». Mi pongo spesso questa domanda e sono arrivato alla conclusione che il mio desiderio di privacy personale mi ha impedito finora di fare qualcosa di più importante. E questo mi ha portato a oggi. Per anni sono stato aperto con molte persone sul mio orientamento sessuale. Tanti colleghi in Apple sanno che sono gay e non sembra fare nessuna differenza nel modo in cui mi trattano. Certo, ho avuto la fortuna di lavorare in un’azienda che ama la creatività e l’innovazione e sa che possono crescere solo quando accogli le diversità tra le persone. Non tutti sono così fortunati. Pur non avendo mai negato la mia sessualità, non l’ho mai neanche riconosciuta pubblicamente. Quindi fatemi essere chiaro: sono fiero di essere gay, e considero essere omosessuale tra i più grandi doni che il Signore mi ha dato. Essere gay mi ha dato una più profonda comprensione di cosa significhi appartenere a una minoranza e mi ha fornito una finestra da cui vedere le sfide con cui le persone in altre minoranze hanno a che fare ogni giorno. Mi ha reso più empatico, e questo mi ha dato una vita più ricca. A volte è stata dura e scomoda, ma questo mi ha dato la sicurezza di essere me stesso, di seguire il mio percorso, e staccarmi dalle avversità e dall’intolleranza. Mi ha anche dato la corazza di un rinoceronte, che torna buona quando sei il CEO di Apple. Il mondo è cambiato molto da quando ero ragazzo. L’America sta andando verso l’uguaglianza nei matrimoni, e le figure pubbliche che hanno coraggiosamente dichiarato se stesse hanno aiutato a cambiare la percezione e hanno reso la nostra cultura più tollerante. Lo stesso, ci sono leggi scritte in una maggioranza di stati che permettono ai datori di lavoro di licenziare i dipendenti sulla base del loro orientamento sessuale. Ci sono posti in cui i padroni di casa possono sfrattare gli inquilini se sono gay, o dove ci può essere impedito di visitare i compagni malati o condividerne l’eredità. Innumerevoli persone, in particolare ragazzi, affrontano paura e abusi ogni giorno a causa del loro orientamento sessuale. Non mi considero un attivista, ma capisco quanto ho ricevuto dal sacrificio di altri. Perciò se sentire che il CEO di Apple è gay può aiutare qualcuno o qualcuna che si batte per confrontarsi con quello che è, o confortare chiunque si senta solo, o ispirare persone a ottenere i loro diritti, allora vale la pena barattare la mia privacy. Ammetto che non è stata una scelta facile. La mia privacy rimane importante e vorrei conservarne una piccola parte. Ho fatto di Apple il lavoro della mia vita e continuerò a impiegare praticamente tutto il mio tempo concentrato a essere il miglior CEO che posso essere. È quello che meritano i nostri dipendenti, e i nostri clienti, sviluppatori, azionisti e fornitori. Parte del progresso sociale è capire che una persona non si definisce soltanto per la propria sessualità, razza o genere. Io sono un ingegnere, uno zio, un amante della natura, un fissato della forma fisica, un figlio del Sud, un fanatico di sport, e molte altre cose. Spero che la gente rispetti il mio desiderio di dedicarmi alle cose per cui sono portato e per il lavoro che mi rende felice’. L’azienda che sono così fortunato da guidare ha sempre predicato diritti umani e uguaglianza per tutti. Abbiamo preso una posizione forte a sostegno di una legge parlamentare sull’uguaglianza nei luoghi di lavoro, e ci siamo battuti per l’uguaglianza dei matrimoni nello stato della California dove Apple ha sede. E siamo intervenuti in Arizona quando il parlamento dello stato ha approvato una legge discriminatoria contro la comunità gay. Continueremo a batterci per i nostri valori, e credo che qualunque CEO di questa straordinaria azienda, a prescindere dalla sua razza, genere o orientamento sessuale, farebbe lo stesso. E io personalmente continuerò a battermi per l’uguaglianza per tutti fino a che avrò voce. Quando arrivo in ufficio, ogni mattina, mi accolgono le immagini in cornice di Martin Luther King e Robert Kennedy. Non fingerò che scrivere questa cosa mi metta nel loro campionato. Si limita a permettermi di guardare quelle foto e sapere che sto facendo la mia parte, per quanto piccola, per aiutare gli altri. Lastrichiamo il sentiero illuminato verso la giustizia insieme, pietra dopo pietra. Questa è la mia pietra‘.
Firmato Tim Cook, via Businessweek (Traduzione IlPost).
Il tanto atteso coming out pubblico del CEO APPLE nonché tra le 10 persone più potenti e influenti al mondo è quindi diventato realtà.
Tutti ma proprio tutti sapevano dell’omosessualità di Cook, ma mai Tim aveva confermato le voci, ne’ tantomeno aveva voluto parlarne.
Fino ad oggi.
E l’ha fatto con una forza dirompente. Perché come prima e più di prima, meglio tardi che mai.

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