Marco Alemanno, l’ultimo saluto all’amato Lucio Dalla e l’ipocrisia dei media italiani

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Il Tg3 l’ha definito “amico e compagno“.
Il Tg2 ‘amico di una vita‘.
Il Tg1 ha preferito tacere, facendo finta che quel momento non si sia mai presentato ai nostri occhi.
I funerali di Lucio Dalla hanno dominato la giornata di ieri, regalandoci ipocrisia, commozione e lui, Marco Alemanno, suo compagno da tempo ma da giorni descritto da quotidiani e telegiornali come ‘il miglior amico di Lucio’, il suo ‘corista più amato’, ‘il collaboratore’. Solo questa mattina, finalmente, LaRepubblica spezza l’incantesimo con Michele Serra, che in prima pagina titola “Dalla, il compagno in chiesa rompe il velo dell’ipocrisia“.

Perché questo era il trentunenne Marco Alemanno. Il compagno di Lucio Dalla. Il suo fidanzato. L’amore di una vita, cullato per circa 7 anni nella consapevole Bologna, ieri scesa in Piazza Grande per rendere omaggio al suo amato cantautore, in una Basilica di San Petronio che si è aperta al suo passaggio molto probabilmente solo e soltanto grazie a quell’omosessualità mai dichiarata ne’ ostentata. Perché se Dalla avesse fatto coming out non avremmo mai visto un funerale simile. Il Vescovo e il Vice Vescovo ieri pomeriggio non erano in Basilica. Al fianco della bara di Lucio lui, Marco, distrutto dal dolore nel leggere Le Rondini. Un saluto commosso e commovente, umiliato da molti media perché volutamente e schifosamente mal interpretato. Ma c’è un’ipocrisia di fondo da portare avanti. Un’infinita recita da concludere. Con la consapevolezza che lui, Marco, suo compagno da tempo, non vedrà probabilmente mai un EURO del suo amato Lucio. Perché per la legge italiana non è nessuno. Non è un parente. E’ un amico, un conoscente, un collaboratore, come detto e scritto nell’ultima settimana. Costretto a vivere l’ultimo affronto per colpa di un Parlamento che continua ad umiliarci, chinando il capo a quella Chiesa che tutto vede e tutto decide.

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